Nella ricca offerta di Ravenna Nightmare Festival è possibile trovare anche la sezione Contemporanea, che quest’anno ridefinisce la sua natura. Nata in collaborazione con i principali distributori internazionali e attenta alle novità dei principali mercati contemporanei, adesso non include più solo le proposte più innovative della produzione contemporanea, ma anche opere presentate dal proprio autore, introdotto dalla critica e saggista Mariangela Sansone. La sezione, come tutto il festival, ha lo scopo principale di scoprire e valorizzare il lato oscuro del cinema moderno. Quest’anno in Contemporanea è possibile vedere anche tre cortometraggio realizzati da tre degli autori più interessanti del cinema del giorno d’oggi: Yorgos Lanthimos, Jonathan Glazer e Bertrand Mandico. Qui sotto i motivi per non lasciarveli scappare.

Nimic – Yorgos Lanthimos – Grecia, 2019 – 12′

Dopo le 10 nomination agli Oscar per La Favorita (2018) e gli exploit a Cannes con The Lobster (2015) e Il sacrificio del cervo sacro (2017), il regista greco Yorgos Lanthimos compie con Nimic un ritorno al cortometraggio, in cui si era già esercitato all’inizio della sua carriera. Lo fa con una nuova sapienza, mantenendo l’attenzione estetica e drammaturgica sviluppata nel corso degli ultimi due decenni. Al centro di Nimic si trova un padre di famiglia (Matt Dillon, di recente protagonista di La casa di Jack di Von Trier), un impassibile violoncellista dedito al suo lavoro e alla sua famiglia, che un giorno commette l’errore di chiedere l’ora a una sconosciuta (Daphne Patakia). Questa semplice azione, apparentemente innocua, porta la sua intera esistenza a prendere una piega inaspettata. Nimic, già presentato come evento speciale al 16° Sedicicorto Forlì International Film Festival nel 2019, è tutto ciò che lo spettatore può aspettarsi dal regista greco condensato in soli undici minuti. Si tratta di una criptica provocazione che porta a riflettere in modo quasi paranoico sul valore della nostra identità. Senza entrare nel campo minato degli spoiler, come è solito fare Lanthimos, il corto non fornisce risposte certe, lasciando tutte le porte aperte per il pubblico ma senza condurlo verso una in particolare.

The Fall – Jonathan Glazer – USA, 2020 – 7′

Dopo il successo di critica di Under The Skin (2013) con Scarlett Johansson, Jonathan Glazer debutta nel cortometraggio con The Fall. Son sette minuti abitati da individui senza volto o meglio nascosto da maschere enigmatiche e allo stesso tempo inquietanti. Il gruppo posa per quella che sembra una foto ricordo con un’altra persona, sempre mascherata, ma questa combatte per liberarsi. Il motivo? Di lì a poco sarà giustiziata. Allo spettatore non è dato sapere il perché, nessuno dei personaggi proferisce sillaba, lasciando che sia solo la colonna sonora estraniante composta da Mica Levi a parlare. Glazer ha citato come tre fonti di ispirazione molto diverse che lo hanno portato a realizzare The Fall: Il sonno della ragione genera mostri di Francisco Goya, un selfie di Donald Trump Jr. con il fratello Eric dove posano con un leopardo appena ucciso e dei versi di Bertolt Brecht dedicati ai tempi più bui. Tutte ispirazioni che indicano l’urgenza dell’opera di Glazer, della sua denuncia alla banalità del male e alla violenza cieca del mondo moderno. Sette minuti che soffocano lo spettatore gettandolo nel buio e nella disperazione più totali.

The Return of Tragedy – Bertrand Mandico – Francia, 2020 – ’24

Se gli altri due cortometraggi di Contemporanea erano delle riflessioni dolorose sulle paure dell’uomo, The Return of Tragedy, presentato fuori concorso nella sezione Orizzonti del Mostra del Cinema di Venezia, è un pastiche dell’assurdità che vuole anche divertire il suo pubblico. Al centro della narrazione si trovano due poliziotti che devono interrompere una strana cerimonia nel cortile di una casa newyorkese. Una donna è stata sventrata con lo scopo apparente di liberare la sua bellezza interiore e il suo intestino è lasciato lì sospeso nell’aria, come un palloncino attaccato al suo corpo. The Return of Tragedy, attraverso una curiosa divisione in sette capitoli che ci portano a vedere la vicenda dagli occhi di tutti i protagonisti, sembra il figlio di Waters e di Lynch: sospeso tra ispirazioni opposte e contrastanti che non dovrebbero funzionare, Mandico è stato capace di creare un cortometraggio comedy, ma anche splatter ma con un’attenzione che lui stesso definisce glam. A impreziosire il progetto ci pensa la fotografia vintage curata da Thomas Favel.