Benny Loves You, seconda proiezione di mezzanotte di Trieste Science + Fiction, viene descritto nell’intro come i 94 minuti più matti e sanguinolenti della vita dello spettatore. Se un’affermazione simile potrebbe sembrare esagerata di primo acchito, bastano a malapena cinque minuti di film per capirne il motivo e lasciarsi trascinare dalla follia del film di Karl Holt.

Jack (interpretato dallo stesso Karl Holt) sta per compiere trentacinque anni, ma sembra ancora aggrapparsi agli ultimi spiragli della sua infanzia pur di non crescere. Lavora come progettista di giochi per bambini (e i suoi fallimentari progetti portano a chiedersi perché non l’abbiano ancora licenziato) e vive ancora con i genitori. Peccato che il suo compleanno porti un terribile incidente che li uccide entrambi e così Jack si trova a dover crescere tutto d’un tratto. A casa è oberato dai debiti, mentre a lavoro continua a subire continue sconfitte e presto si rende conto che qualcosa deve cambiare nella sua mentalità se vuole uscire da quel cerchio infernale. Decide quindi di affidarsi, come farebbe chiunque, a veri e propri guru motivazionali che lo vogliono scuotere da questa condizione di morte apparente in cui riversa. Il tutto inizia passando dalle maglie con i Gremlings alle giacche eleganti ma arriva presto a un puro decluttering in stile Marie Kondo. Jack si trova a eliminare qualsiasi cosa in casa sua non sia più necessaria o che sia legata al suo vecchio se stesso. Deve eliminare il suo passato da perdente per un futuro da vincente. In questo processo decide di buttare anche il pupazzo che l’ha accompagnato per tutta l’infanzia, Benny, datogli dalla madre con la promessa che questi l’avrebbe protetto per sempre. Il giocattolo non apprezza l’idea di essere lasciato indietro e scappa dalla scatola in cui è stato relegato per continuare a vegliare su Jack a modo suo. Con a modo suo si intende animato da una furia assassina a con in mano un coltello.

Benny Loves You è un film che è impossibile non descrivere come pura follia. Abbraccia fin dal primo istante la sua assurda premessa e la porta sullo schermo con un ritmo serrato che non perde mai i colpi e un’energia rara. Il merito è anche della brillante sceneggiatura di Karl Holt che riesce ad elevare personaggi che esemplificano dei trope aiutandoli a non cadere nello stereotipo più totale. Benny Loves You è un film che ti fa rimpiangere il periodo in cui ci troviamo, dove i festival son costretti a spostarsi online, perché vivere un viaggio così esilarante e assurdo con un vero pubblico sarebbe stata un’esperienza indimenticabile. Se gli splatter spesso rischiano di essere associati solamente al puro e semplice divertimento, il film di Holt è capace di far affezionare ai suoi personaggi, ma anche alla sua storia, perché ogni suo fotogramma è così intriso di amore.

Chiamare Benny Loves You un atto di fede non è un’esagerazione. Come racconta Holt nel videomessaggio di accompagnamento, il film è stato girato tra il 2014 e il 2015 e gli anni successivi son stati spesi dal regista per assemblarlo. Non ha produttori dietro, l’unica fonte di finanziamento son state le tasche dello stesso Holt. È stato fatto, per dirlo con le sue stesse parole, con sangue, sudore e lacrime. Benny Loves You è a tutti gli effetti una prova di amore per il cinema, una pazzia fatta tra amici e non che brilla sullo schermo in tutta la sua feroce passione. È la dimostrazione che non servono miliardi per fare film di genere capace di catturare il pubblico. A volte bastano solo un pupazzo assassino, un briciolo di follia e tanta fiducia nel cinema.

di Giada Sartori