Negli ultimi tempi nei festival di cinema di tutto il mondo si è iniziata ad affermarsi la tradizione delle proiezioni di mezzanotte. Il Toronto International Film Festival ha proprio una sezione dedicata, chiamata molto coerentemente Midnight Madness, pazzia di mezzanotte. Di solito questa fascia oraria è infatti l’habitat naturale per i film più assurdi e inaspettati, solo per un pubblico coraggioso e predisposto a perdere qualche ora di sonno. Anche Trieste Science + Fiction festival ha deciso di proporre una selezione di lungometraggi disponibili su Mymovies a partire da mezzanotte spaccata, da vedere subito per i più curiosi e per chi non ha paura di svegliare i vicini urlando RAGGI FOTONICI! o anche con più calma nel corso della giornata, viste le ventiquattro ore di accesso messe a disposizione dalla piattaforma. Il primo di questi midnight screening è stato Yummy di Lars Damoiseaux, una commedia horror proveniente dal Belgio.

Alison (Maaike Neuville) è una donna che come tante non è felice del suo corpo. Odia specialmente il seno troppo prosperoso che la porta a ricevere attenzioni e commenti indesiderati da sconosciuti oltre che ad avere terribili mal di schiena. Credendo che una mastoplastica riduttiva possa essere la soluzione per i suoi problemi decide di partire con il fidanzato Michael (Bart Hollanders) e con la madre Sylvia (Annick Christiaens) per una clinica dell’Europa dell’Est trovata su Internet. L’edificio, appena arrivati, appare più malmesso di quello che si aspettavano, ma l’atteggiamento professionale dello staff li rassicura. Questo però dura finché mentre Alison è in sala operatoria per iniziare l’operazione, Michael incontra una paziente con una museruola e quando lui la libera, questa prova a mangiarlo.

Uno still del film

Yummy è un film di zombie che però non ha capito perché lo è davvero. Si ha l’impressione che si tratti di un collage tra due film estremamente diversi: una commedia romantica e uno splatter senza una vera e propria trama. Yummy non si interessa di definire precisamente l’origin story dei propri zombie, lasciando che questa venga più che altro abbozzata dalla stesso spettatore. È un film che non desidera prendersi sul serio, lasciando solo trasparire la sua forte critica agli effetti di una percezione costruita della bellezza, una bellezza che non potrà mai essere reale perché inerentemente artificiale. Se l’operazione della protagonista viene accettata dalla sceneggiatura di Lars Damoiseaux e Eveline Hagenbeek senza alcun problema, l’universo che le ruota attorno una volta arrivato in clinica è ben più controverso: chi chiede uno sbiancamento anale, chi invece vuole farsi ingrandire il pene. Yummy segue in un certo senso l’insegnamento di George Romero che voleva che gli zombie fossero l’emblema di un vero e proprio cambiamento, ma non riesce a portarlo a compimento, perché queste creature sono sì creature pregne di significati, risultano inserite quasi forzatamente nella narrazione e rischiano di diventare solo fonti di frustrazione.

Il film di Lars Damoiseaux, nel suo non prendersi sul serio, dimentica la coerenza, che porta i rapporti tra i personaggi a cambiare da un momento all’altro, senza nessuna ragione precisa (da una scena all’altra, ad esempio Alison e Michael passano dall’essere la coppia perfetta ormai prossima alle nozze al volersi lasciare). Se può risultare sul momento una visione a tratti esilarante, una volta conclusosi il film (con un’inaspettata nota dolceamara), viene da chiedersi quale sia il suo vero scopo e se questo sia stato veramente raggiunto.

di Giada Sartori