Si concluderà oggi la venticinquesima edizione di Linea d’Ombra. Un festival quello salernitano il cui svolgimento è stato messo a rischio alla seconda giornata, con l’uscita del nuovo dpcm anti-Covid e l’imposizione della chiusura delle sale cinematografiche del Paese. Ma, dopo aver lanciato l’hashtag #lineadombranonsiferma, gli organizzatori hanno deciso di proseguire l’evento interamente online, lanciando in tempi record una piattaforma streaming che ha permesso al proprio pubblico di continuare a visionare i film in concorso.

C’è ancora tempo, fino a stasera, per vedere tutti i contenuti delle sezioni in concorso, prima di conoscere i vincitori. Noi, dopo aver parlato spesso di questo festival resistente nell’ultima settimana, vogliamo consigliarvi ancora due cortometraggi, presentati all’interno della sezione in concorso CortoEuropa, dopo essere stati precedentemente presentati e premiati in due diverse edizioni di Sedicicorto Forlì International Film Festival.

Pizza Boy – Gianluca Zonta – Italia, 2019 – 15′

Guarda il trailer di Pizza Boy (G. Zonta, 2019)

Saba (il bravissimo Giga Imedadze, attore con un’espressività ed un portamento in scena al di fuori dei soliti canoni) è un ragazzo georgiano che per lavoro consegna le pizze a Bologna. Durante un turno serale riceve un’importante telefonata: sta per nascere suo figlio. Partirà così una vera e propria corsa contro il tempo, per riuscire a raggiungere l’ospedale senza rischiare di perdere il lavoro e l’arrivo di suo figlio allo stesso tempo.

Difficile cercare di incasellare il cinema di Gianluca Zonta in un’unico genere, ancora di più guardando questo suo Pizza Boy, presentato in anteprima internazionale nel 2019 durante la sedicesima edizione di Sedicicorto Forlì International Film Festival, dal quale portò a casa il Premio del Pubblico offerto in collaborazione con Mini Italia. Caricando ogni singola scena di un giusto dosaggio di pathos, ironia, sfrenata comicità, Zonta accarezza il dramma, dettato dalla volontà di puntare l’obiettivo sul concetto di precarietà. Nella vita personale del protagonista così come nella sua professione. Saba non solo cammina in costante bilico in una società che sembra non accennare a volerlo accettare ed accogliere, ma non riesce a trovare stabilità nemmeno nel lavoro o nella sua aspirazione di poter vivere almeno un momento di normalità come quella di poter diventare genitore. Lasciando che sia quel figlio in procinto di nascere a realizzare i suoi sogni al posto suo.

Gas Station – Olga Torrico – Italia, 2020 – 10′

Il trailer di Gas Station (O. Torrico, 2020)

Alice lavora in una stazione di servizio. Non suona più e ha seppellito dentro il suo amore per la musica, cercando con tutta se stessa di vendere quello strumento che le ricorda con terrore un passato che sta cercando di dimenticare. Durante un’afosa giornata d’estate compare il suo vecchio insegnante di musica. Inizia allora a chiedersi se non sia arrivato il momento di fare il pieno di carburante. Riempiendo di nuovo il serbatoio della sua vita.

Sembra impressionante pensare che Gas Station sia il primo cortometraggio da regista di Olga Torrico (che firma anche soggetto e sceneggiatura del film). E non basta sapere che l’autrice viva di pane e corti da molti anni, sia come produttrice che come distributrice. Alla sua opera prima Olga ci regala qualcosa di prezioso. Che le è valso il Premio al Miglior Contributo Tecnico nel corso della trentacinquesima edizione della SIC di Venezia e l’assegnazione del Premio Woman In Set CortoInLoco al diciassettesimo Sedicicorto Forlì International Film Festival. Il precipitare nel passato della sua Alice è quello che porta la regista, con una qualità di immagine e narrativa di assoluto valore, a raccontare la forza e il coraggio di tante donne nell’affrontare e trovare il modo di superare paure, ansie, pressioni, obblighi imposti o autoimposti. Regalandoci non solo un personaggio libero, ma anche un cinema genuino, senza sovrastrutture, capace di un connubio perfetto tra fiction e recupero di materiali di archivio. Quest’ultimo, arrivando da immagini private e fortemente evocative, aggiunge ulteriore spessore narrativo ad una regia tutt’altro che immatura. Guardando Gas Station non ci importa quali siano gli eventuali riferimenti cinematografici della Torrico. Perché siamo convinti che il suo cinema futuro sarà capace di riportarci alle emozioni di questo corto ed essere unico, prezioso e potente. 

di Joana Fresu de Azevedo