Oggi Kontainer16 vi propone una prima serie di consigli dalla sezione CortoEuropa di Linea d’Ombra, che include cortometraggi prodotti in Europa tra il 2019 e il 2020. Vi ricordiamo che è possibile vedere gratuitamente tutta la selezione del festival salernitano sulla piattaforma dedicata.

I sei corti selezionati da Giada Sartori spaziano tra i generi, adottando scelte narrative quasi polarmente opposte, ma mantenendo come fil rouge quello che è il tema dell’intero festival, Crisi, interpretato in forme diverse e mai banali.

Blind Gods (Brian Hermida Stubbe) – Spagna, 2020 – 10’30”

Se gli dei vogliono distruggere qualcuno, prima lo fanno impazzire: con una frase di Euripide comincia Blind Gods, che assomiglia nei primi istanti a una semplice storia adolescenziale ma poi rivela piano il suo lato più oscuro. Una ragazza come tante, appena arrivata in una nuova scuola, decide di fare uno scherzo a una compagna. Quell’atto ha delle conseguenze tragiche e la protagonista si trova a pagarne le conseguenze. Blind Gods può contare su un’esposizione dosata con attenzione, in modo da fornire tutte le informazioni allo spettatore a tempo debito, mostrando la maestria di Hermida Stubbe anche come sceneggiatore.

Lontano da qui (Tommaso Santi) – Italia, 2020 – 14’44”

Lontano da qui è la storia di una lotta sofferente avvenuta nel silenzio più totale. La protagonista, interpretata da Lisa Cecilia Langone, si occupa di monitorare dei video di sorveglianza in un parcheggio sotterraneo. Se il suo ruolo è estremamente passivo, guardando costantemente quei monitor, a un certo punto vede qualcosa che fa scattare qualcosa in lei, portandola a porsi delle domande che prima cova dentro di lei e poi esplodono. Il merito della riuscita del cortometraggio, sebbene parta da una sceneggiatura già potente (nonostante la leggera confusione del finale), sta nell’interpretazione di Langone, che attraverso il suo volto porta traccia di tutti i turbamenti interni alla protagonista.

Presumably Dead (Ivan Zabazhanov) – Russia, 2019 – 19’00”

Ti hanno sepolto ma per sbaglio. Anzi nemmeno sepolto, portato all’obitorio. Non sei morto, ti chiamano anche per confermare la notizia ma sei imprigionato in un posto e non sai come uscirne. Questo spunto di trama potrebbe prendere due strade: o l’horror o la commedia. Questo cortometraggio russo decide di optare per la seconda strada, anche se il protagonista pensa di star percorrendo la prima. È una storia che non ha paura di sorprendere, ma anche di colpire lo spettatore sotto il profilo emotivo in modi inaspettati.

Sola in discesa (Michele Bizzi, Claudia Di Lascia) – Italia, 2020 – 6’00”

In apparenza quella di Sola in discesa sembra un normale viaggio in ascensore, uno di quelli interminabili in cui i piani sembrano non finire mai. Lentamente però si svela la sua vera natura di cerchio infernale dantesco, dove l’unico peccato commesso dalla protagonista secondo la società è quello di essere donna. L’inusuale inquadratura in prima persona, quasi videoludica, mai ferma ma piuttosto tremolante e sporca, serve a trasmettere tutte le paure, tutte le urla che la protagonista non riesce ad esprimere da sé. Se potrebbe assomigliare marginalmente a una pubblicità progresso in mani meno capaci, l’attenzione di Bizzi e Di Lascia permette a Sola in discesa di diventare un ritratto attento e non retorico della condizione femminile.

Terminal (Kim Allamand) – Svizzera, 2019 – 13’14”

Terminal è uno squarcio di una vita in stand-by. Una signora ottantenne aspetta alla fermata dei bus, guarda i veicoli passare e le persone lasciare quel posto per un po’ o per sempre. Le guarda senza quasi proferire parola, invidiosa del loro coraggio. Attorno a lei c’è un misto di lingue, di persone, di storie e lei sembra essere l’unica certezza, l’unico elemento stabile in quel continuo via e vai. Terminal è un cortometraggio più rarefatto rispetto agli altri citati in precedenza, essendo appunto uno slice-of-life, però la potenza visiva data dalla regia di Kim Alland e dalla fotografia di Jonas Jäggy lo rendono qualcosa di prezioso per gli occhi e per il cuore.

Gum (Louis De Sousa) – Belgio, 2019 – 4’34”

Gum è un cortometraggio soffocante. Durante la visione il tempo sembra scorrere lentissimo nonostante la sua durata ridotta, proprio per come è capace di mettere in un angolo lo spettatore, facendolo sentire impotente nei confronti di quello che si sta dipanando davanti ai suoi occhi. Il cortometraggio di Louis De Sousa è ambientato tutto all’interno di una macchina affittata da cinque totali sconosciuti. A un certo punto del viaggio, uno si sente male e le reazioni degli altri passeggeri non fanno che peggiorare la situazione.  Gum è un cortometraggio che sa precisamente dove vuole andare a colpire e non spreca nemmeno un secondo della sua durata.