Una Mostra documentaria ha ricordato il Divo Amedeo Nazzari, riportandolo alla ribalta. Un’operazione opportuna per ricordare, soprattutto alle nuove generazioni, un attore che è stato il massimo Divo italiano a cavallo della seconda guerra mondiale. In molti lo ricorderanno per la sua battuta E chi non beve con me, peste lo colga pronunciata nel film La cena delle beffe ( 1941) di Alessandro Blasetti e poi declamata in televisione nella pubblicità di un aperitivo. Ma ciò è molto limitativo, vista la sua popolarità tra gli spettatori. La Mostra documentaria con foto, fotobuste, riviste e brochures originali allestita alla Casa del Cinema, a Villa Borghese, a cura di Giulio D’Ascenzo ed Elisabetta Centore lo ha  riportato, giustamente,  alla Ribalta. Nato  a Cagliari nel 1907 e morto a Roma nel 1979, Amedeo Salvatore Buffa, in arte Amedeo Nazzari, ha esordito nel cinema , dopo un’intensa attività teatrale in cui ha lavorato con personaggi del calibro di Annibale Ninchi e Marta Abba, nel 1933 con il film Ginevra degli Almieri di Goffredo Alessandrini con il quale poi nel 1937 girò anche Cavalleria. Sono due film  in cui riveste ruoli di romantico avventuriero, leale e coraggioso, che lo rendono popolarissimo. Arriva, quindi, La cena delle beffe, ambientato nella Firenze rinascimentale in cui si  assiste a continue beffe tra lui e un rivale (Osvaldo Valenti) innamorati della stessa donna (Clara Calamai), film  diventato celebre per la scena in cui la Calamai mostra il  seno nudo, primo nudo della storia del cinema italiano.

Amedeo Nazzari rinverdisce la sua fama negli anni Cinquanta interpretando insieme a Yvonne Sanson, alcuni film di Raffaello  Matarazzo, padre del melodramma popolare italiano : da Catene (1949) a Torna (1954). Sono proprio questi film che anche ai giorni nostri ci ricordano l’attore, grazie alla riproposte di RaiMovie che, purtroppo le inizia a trasmettere  poco prima delle sette del mattino. Ma  si ha occasione di vederlo anche in alcuni film avventurosi o  ne Il gaucho (1964) di Dino Risi in cui ha il ruolo di un industriale della carne in scatola rimasto sentimentalmente legato alla sua Patria che accoglie con molto calore una delegazione italiana di gente del cinema giunta a Buenos Aires  per un Festival.  Opportune proposte per tenere viva la memoria di questo celebre attore, ma sarebbe bene che anche altri film venissero riscoperti. Oltre a quelli già citati  ci piacerebbe che fosse riproposto Il brigante di Tacca del Lupo (1952) di Pietro Germi, ambientato sulle montagne calabresi,  che, appena quattordicenne, ebbi l’occasione (ed era la prima volta) di vedere girare quando abitavo a Reggio Calabria in una cantina piena di botti di vino della nonna di un mio amico. Oppure Processo alla città (1952) di Luigi Zampa, vigorosa rievocazione del processo Cuocolo di Napoli che scosse l’opinione pubblica nazionale, dove Amedeo Nazzari riveste il ruolo di un giudice istruttore che  arriva ad incriminare potenti della camorra ed alte personalità conniventi. Tra i film da lui interpretati anche Le notti di Cabiria (1957) di Federico Fellini,  in cui riveste il ruolo di se stesso che la povera prostituta Cabiria  incontra a Via Veneto portandola poi a casa sua, una villa  sontuosa che la lascia sbalordita. Ma l’attenzione degli spettatori potrebbe essere posta anche ad opere dell’ultimo periodo  della sua  carriera come La Maja desnuda (1959) di Henry Koster, dove è il cinico  primo ministro Godoy che si frappone all’amore  tra la duchessa d’Alba (Ava Gardner) ed il giovane  pittore Francisco Goya al punto da avvelenarla. Oppure La contessa azzurra (1960) di Claudio Gora in cui impersona un regista-impresario bellimbusto che muore portando tra le truppe al fronte gli spettacoli  di  una ragazza di cui è innamorato che lui trasforma in attrice.

Ma la sua fama è legata soprattutto ai melodrammi diretti da Raffaello Matarazzo, a cui si riferisce Maurizio Costanzo quando nel 1978 dirige Melodrammore, parodia del cinema d’altri tempi, in cui fa interpretare ad Amedeo Nazzari il ruolo di se stesso. Sarà l’ultimo film del popolarissimo attore che nella sua carriera ne ha interpretati oltre centocinquanta occupando lo schermo con la sua forte presenza fotogenica. Un personaggio irripetibile della nostra cinematografia.

di Paolo Micalizzi