E’ stata l’icona del periodo esistenzialista francese, la cantante e attrice francese Juliette Gréco che ci ha lasciati giorni fa a 93 anni. E’ stata il Fiore nero che ha incantato negli anni Cinquanta i giovani di Saint-German-des Pres , approdo di artisti e intellettuali arrivati a Parigi da tutto il mondo che si univano ai francesi Jean CocteauJean Paul Sartre, Simone de Beauvoir, Jacques Prévert e Antonin Artaud, tanto per citarne alcuni. La caratterizzavano i suoi capelli neri e la voce roca che incantava tutti ed il vestito nero con il quale si esibiva nelle caves” sparse fra Notre Dame e Montparnasse, ma era apprezzata anche per il suo coraggio e la sua spregiudicatezza di donna libera. Che anche il cinema ha reso noti al grande pubblico. Nel 1950 interpretò, nel ruolo della maga Aglaonice che è la guida delle baccanti, Orfeo di Jean Cocteau, rivisitazione poetica del mito classico in cui la Morte conduce il giovane Orfeo (Jean Marais) nel regno delle tenebre e lo aiuta nella ricerca della sua perduta Euridice.

La ricordiamo anche nel film di Jean Renoir Eliana e gli uomini (1956) dove nella Parigi dell’Ottocento è una giovane zingara che canta ad una festa in un Castello dove la baronessa polacca Eliana (Ingrid Bergman), vedova in esilio di un principe polacco, si ritrova con i suoi amanti. In Il sole sorgerà ancora (1957) di Henry King la troviamo nelle scene girate alla “fiesta” di Pamplona tra bar, corsa dei tori e corride, film che ha nei ruoli principali la bellissima Ava Gardner, Errol Flynn e Tyron Power e Mel Ferrer. Juliette Gréco, in effetti, doveva interpretare il ruolo di Ava Gardner, per volere del produttore Darryl Zanuck che ne era innamorato. Tanto che poi la seguì  in Africa dove lei  stava girando  La terre nue (La terra nuda) diretto nel 1957 da Vincent Sherman dove lei è una francese che sposa l’amico del suo ex amante, ucciso dai coccodrilli, che decide di vivere uccidendo proprio quei grossi rettili acquatici.

La ritroviamo in Africa, a fianco ancora di Errol Flynn, ma anche di Trevor Howard e Orson Welles,  in Le radici del cielo (1959) di John Huston nel ruolo di Minna, una ragazza occupata in un night club, in una storia che vede un uomo (Flynn) che cerca in tutti i modi di impedire lo sterminio  degli elefanti .

E’ ancora in Africa, in Costa d’Avorio, nel film Il grosso rischio (1961) di Richard Fleischer nel ruolo della moglie francese di un intraprendente irlandese che, insieme al cugino, tenta di organizzare un commercio di birra in quel territorio. Ma il viaggio con il camion carico di casse si rivela pericoloso.   

Interpreta poi se stessa in La notte dei generali (1967) di Anatole Litvak, un film di guerra, ambientato a Parigi, dove mentre un gruppo di nazisti  pentiti prepara l’assassinio di Hitler, un maggiore (Omar Sharif) indaga sugli omicidi di alcune donne individuandolo nell’integerrimo generale Tanz (Peter O’Toole).   

La si ricorda poi  nella serie televisiva ideata da Claude Barma, trasmessa in 4 episodi in Francia ed in sei in Italia dal secondo canale Rai, Belfagor – Il fantasma del Louvre (1965)  dove riveste il ruolo di  Luciana Borel e della sorella gemella Stefania. Luciana è una donna misteriosa e sensuale che conquista Andrea Bellegarde, un uomo che si nasconde nel Museo del Louvre per scoprire il fantasma Belfagor che poi si rivela essere proprio lei, Luciana, che agisce sotto incantesimo e sotto droga. Un’opera che ebbe molto successo e di cui Juliette Gréco era molto entusiasta al punto che il regista Jean–Paul Salomé  la convinse  ad apparire nel breve breve cameo di una donna al cimitero nel rifacimento effettuato nel 2001 in cui la protagonista è Sophie Marceau. La sua ultima apparizione è nel 2011 nel documentario  di Krzysztof  Rogulski Dans le pas de Marie Curie.

Una figura indimenticabile Juliette Gréco, le cui canzoni sono lì a ricordarcela come icona dell’esistenzialismo.

di Paolo Micalizzi