Old Dolio (Evan Rachel Wood) non è nata per essere umana. Non le è nemmeno stato concesso un nome qualsiasi o una vera educazione. I suoi genitori (Debra Winger e Richard Jenkins) l’hanno cresciuta con un unico scopo: aiutarli nelle truffe, unico modo che conoscono per racimolare soldi, e ciò li ha portati a considerarla più una scagnozza che una vera figlia. Old Dolio è alta, magrissima, vestita in indumenti troppo larghi per il suo corpo. È una presenza trasparente e minacciosa al tempo stesso, i capelli lunghi e poco curati accompagnano ogni suo movimento e al tempo stesso provano a nasconderle il volto inespressivo, privato fin dall’infanzia di ogni empatia. La sua voce è roca, monotona, arrogante e i suoi modi di fare la portano ad assomigliare a un’animale più che a una persona. Old Dolio è imprigionata nel microcosmo della sua famiglia, tra gli ordini di sua madre e la scarsa considerazione da parte di suo padre. Il continuo girotondo di crimini e bugie subisce una battuta d’arresto con l’arrivo di una nuova recluta, l’affascinante ed esuberante Melanie (la deliziosa Gina Rodriguez). Appena iniziata all’arte della truffa, finisce per essere uno spiraglio di speranza, luce e calore nella vita di Old Dolio.

Evan Rachel Wood (Old Dolio) in uno still del film.

Kajillionaire, terzo lungometraggio della poliedrica Miranda July, è una creatura strana. Se si dovesse descrivere lo stile della regista attraverso (inutili) paragoni, si potrebbe posizionarla a metà tra Yorgos Lanthimos e Wes Anderson, tra atmosfere irrequiete e simmetrie colorate. Questo film, rispetto al suo debutto alla regia Me and You and Everyone We Know, risulta più coeso e meno alienante, ma rigetta comunque qualsiasi categorizzazione precisa all’interno dei generi narrativi. Non può essere considerato un heist movie, ma nemmeno più semplicemente una commedia o un dramma. È tutto ma anche il suo contrario. L’unica certezza è che Kajillionaire sotto le continue truffe e i traffici sporchi della famiglia Dyne parla d’amore e questo discorso viene portato avanti dalla sceneggiatura di July in due sensi opposti ma allo stesso tempo entrambi necessari: da una parte la comprensione che quello che ha vissuto finora non era un vero amore e dall’altra una delicata educazione sentimentale.

All’inizio Kajillionaire, nei cinema italiani dal 19 novembre per Universal Pictures e in questi giorni presentato in concorso ad Alice nella città, fatica per trovare i suoi ritmi, indugiando su momenti che sembrano suggerire un film che in realtà non è. Una volta spogliatosi di queste vesti fallacee e dell’eccentrica atmosfera indie, si trasforma, guadagnando emotività e sincerità. Il merito è soprattutto della recitazione di Evan Rachel Wood, che riesce a gestire un personaggio al limite della barzelletta come Old Dolio con compostezza, sapendo esattamente come dosare l’energia. Nel cast emerge anche Gina Rodriguez, famosa ai più per essere la protagonista della telenovela satirica Jane The Virgin, che con la sua energia scuote il film dal suo iniziale stato di torpore per rivelarsi perfetta controparte del personaggio di Wood.

Richard Jenkins (Robert Dyne), Debra Winger (Theresa Dyne) ed Evan Rachel Wood (Old Dolio) in uno still del film.

Parlare di Kajillionaire per paragoni o per preconcetti contribuirebbe a generare nel pubblico una serie di aspettative che non potranno essere mai essere soddisfatte. Kajillionaire alla fine dei conti è un film puro e delicato, che prende per mano la sua protagonista per aiutarla a trovare finalmente una nuova e vera vita. Quella che Miranda July tesse sotto gli occhi degli spettatori è una favola scomposta su come adattarsi all’amore e noi non possiamo fare altro che ascoltarla.