Presentato come evento speciale alla 77a Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, Revenge room, come successo lo scorso anno con il cortometraggio Happy Birthday, nasce all’interno di un progetto, sostenuto da Rai Cinema e One More Pictures, che vuole generare in un pubblico di target diversi (Generazione Z, millennials, ma anche i loro genitori) un dibattito attorno ad una questione sociale di grande attualità come quella del revenge porn, ovvero la diffusione via web o strumenti di messagistica di immagini o video privati a sfondo sessuale a scopi vendicativi e senza il consenso della persona ritratta. Per essere certi di attirare il target a cui si rivolge, la colonna sonora è quasi interamente incentrata sull’ultimo singolo di uno dei nuovi idoli dei ragazzi: Baby K, con la sua Sogni d’oro e di platino.

Revenge room è un film transmediale, nato su supporti diversi per essere diffuso su diversi mezzi: il cortometraggio lineare, diretto da Diego Botta, è quello presentato ieri in anteprima internazionale a Venezia77 e disponibile su Raiplay; quello in Virtual Reality 360° è stato realizzato da Gennaro Coppola e sarà presentato all’interno del progetto di Videocittà e sull’app Rai Cinema Channel VR; il video mapping narrativo, ideato da Rufa in collaborazione con la società VFX Direct BRAIN, verrà proiettato in piazza a Roma proprio nel corso di un evento contro il revenge porn.

Il soggetto e la sceneggiatura del film sono realizzati da Alessandro Diele, vincitore della seconda edizione del contest La realtà che non esiste, nato da un’idea di Manuela Cacciamani che lo ha sviluppato e prodotto insieme a One More Picture e Rai Cinema Channel.

Emanuela Gaggero tra i protagonisti di Revenge room (D. Botta, 2020)

La scrittura e lo sviluppo narrativo sono tra gli aspetti più interessanti di Revenge room, capace di affrontare un tema così delicato come il revenge porn e le sue conseguenze sulle vittime con una profonda delicatezza, pur mantenendo una pungente denuncia al fenomeno, sempre più diffuso anche tra i più giovani. E, non a caso, i protagonisti sono due adolescenti, Federica (Eleonora Gaggero) e Davide (Luca Chikovani). Li conosciamo sin dalle prima immagini, attraverso alcuni video trasmessi su un cellulare abbandonato, a terra tra vestiti distrattamente dismessi, percependo la complicità e l’affetto che li univa quando erano una coppia. La fine della loro relazione, voluta da Federica, ha come fatto impazzire Davide, che, per vendicarsi, diffonde alcuni video privati che li vedevano insieme o altri e foto che lei aveva scattato per il suo fidanzato. La diffusione sul web è rapida e spietata: a Federica giungono prima i messaggi di disapprovazione e accusa di quelli che credeva amici, che lasciano inesorabilmente spazio a critiche, offese e minacce da parte anche di sconosciuti. Federica è ormai terrorizzata: Se potessi li farei a pezzi tutti i telefoni. Davide mi ha rovinato la vita. Ha scavato una fossa sotto i miei piedi.

La vediamo chiusa nella sua camera, che sembra riflettere ciò che rappresenta l’anima della ragazza: un arredo semplice, dai colori quasi fanciulleschi, con un rosa predominante e una luce spendente ad illuminare sia le pareti che il suo volto. Davide ammette di essersi voluto vendicare di quella ragazza che aveva osato lasciarlo. All’inizio di Revenge room lo vediamo in una corsa spericolata in moto, di cui non comprendiamo l’esito. E quasi non ci pensiamo più. Cercando di capire dove si trovi la stanza in cui si risveglia, buia, lugubre, angosciante. La porta è chiusa a chiave. Davide è rinchiuso nella sua colpa. Costretto a trovare indizi sul dolore che ha arrecato, su quanto la sua vendicativa leggerezza di mettere sul web quei filmati abbia rovinato l’esistenza di colei che diceva di amare.

Il film vede la partecipazione straordinaria di Alessandro Boni

I due giovani protagonisti affrontano i loro pensieri. Sono costretti ad evocare i ricordi di ciò che è stato e a rivivere il dolore. Provato ed arrecato. Due figure li accompagnano in questo percorso di accettazione e consapevolezza. Due personaggi misteriosi. Quasi due facce di una stessa medaglia: quella della maturità che cerca di far ragionare e placare l’impeto adolescenziale. Federica, al suo risveglio, trova nella stanza una donna (Violante Placido), che la invita ad aprirsi con lei, a raccontarle senza vergogna ciò che l’ex le ha fatto. Davide è terrorizzato da Saul (Alessandro Boni), lo sconosciuto che sembra sapere fin troppo di lui, che lo guida verso l’uscita dalla sua vergogna attraverso la lettura di alcuni versetti del Salmo 32 della Bibbia.

Intanto il tempo scorre. 15 minuti di tempo. Per capire. Per accettare. Per perdonarsi ed ammettere le proprie colpe. Per far tornare la luce su quell’adolescenza negata da una scellerata pratica che eleva lo schermo e la derisione dell’altro a stili di vita.

Revenge room è un cortometraggio scritto e pensato soprattutto per un pubblico di giovani, di adolescenti che non sempre hanno gli strumenti per comprendere la gravità delle proprie azioni. E ci auguriamo che possa avere una ampia diffusione tra i giovani. Magari proiettato nelle scuole. Sperando che chi li guiderà nella visione abbia la delicatezza e l’autorevolezza della donna misteriosa e di Saul. E che i Davide davanti allo schermo provino una profonda vergogna.

di Joana Fresu de Azevedo