Tenet, la nuova fatica di Christopher Nolan dopo essere stata rinviata per mesi con nuove irrealistiche date d’uscita (con la conseguente battuta Tenet a data d’uscita. Datece o filmme), è finalmente arrivato. Su questo film si è concentrata una massa di aspettative senza precedenti: è visto come la salvezza, colui che riporterà la gente al cinema dopo la lunga siccità cinematografica. Le attese derivano anche dal grandissimo bagaglio associato al nome del regista: chi si aspetta il nuovo Inception, chi il nuovo Interstellar, chi vuole quello che ha già visto ma con qualche spunto diverso. Quando però è terminato l’embargo, la critica si è spaccata come mai in precedenza: da chi lo definiva uno spettacolo per i sensi a chi invece un’opera priva di vita lontana anni luce dalla qualità solitamente associata a Nolan. Le voci sono confuse, soprattutto per un motivo: Tenet, pure una volta vista la luce, deve secondo il suo autore restare un mistero. Gli indizi sulla trama sono minimi già dai trailer: terza guerra mondiale, viaggi nel tempo (forse?), azione, persone con completi eleganti che parlano di fisica. Il materiale promozionale considerata la segretezza ha venduto Tenet come l’esperienza cinematografica, svuotandolo di qualsiasi contenuto e riducendolo al semplice atto di sedersi in sala e vedersi un film.

In tutto questo marasma di voci contrastanti sul film, vorrei dirvi che la verità sul caso Tenet sta nel mezzo. Questo film è tutto ciò che il pubblico può aspettarsi da un film di Nolan ma anche il suo esatto contrario. Se la confusione di Inception resta e forse è decuplicata, siamo lontani dall’emotività di titoli come Interstellar o Dunkirk. Per riassumere il tutto, si potrebbe dire che questo è il Nolan più popolare e mainstream che abbiamo mai visto. Tenet è la cosa più vicina a un James Bond che il regista potrà mai regalare al pubblico. È un film che fa dell’eleganza dei suoi protagonisti un’arma: spesso seguiamo il Protagonista (senza un nome ufficiale, interpretato dall’incredibile John David Washington che dopo BlacKkKlansman si riconferma uno dei talenti più interessanti di Hollywood) e Neil (Robert Pattinson) mentre camminano per strade di diverse città e discutono di cose più o meno incomprensibili a meno che lo spettatore non abbia una laurea in fisica. Lo spettatore però non è confuso solo dai ragionamenti dei personaggi, ma anche dall’esposizione della sceneggiatura di Nolan. Tenet ha una storia in fondo abbastanza essenziale, ma la narrazione si contorce su se stessa come Google Maps che continua a ripetere in loop Ricalcolo dell’itinerario. Persino certe meccaniche che racchiudono l’effettivo mistero di Tenet sono enigmatiche, totalmente chiare nella mente di Nolan, ma troppe e troppo offuscate per essere comprese dallo spettatore nel tempo richiesto dal film. Tutto ciò rischia di frustrare lo spettatore, che talmente desideroso di risposte finisce per concentrarsi su quelle. Quest’azione però rischia di risultare deleteria per l’apprezzamento del film. Sono caduta nello stesso errore all’inizio, quando cercavo di stare al passo di spiegazioni complesse in modo da poter comprendere meglio il resto dell’opera. A un certo punto ho però fatto la cosa migliore che potessi fare: ci ho rinunciato. Ho deciso di accettare tutte quelle informazioni che i personaggi cercavano confusamente di spiegare senza farmi troppe domande e mi sono lasciata trascinare dal film.

Il Protagonista (John David Washington) in una scena del film.

Facendo così, ho iniziato ad apprezzare di più Tenet: se la fotografia, la regia, la colonna sonora (anche se spesso talmente forte da non far sentire i dialoghi) e le performance si erano già fatte riconoscere per la qualità, con quest’azione è emerso il divertimento. Con questo termine non voglio riferirmi a una componente inerentemente comica, ma a un intrattenimento più semplice, tipico dei film d’azione e d’avventura. Tenet è un blockbuster forse più intellettuale, forse semplicemente più confuso. È un’operazione precisa che vuole far trovare ai numerosi fan del regista tutti gli elementi che già amano del suo cinema (in particolare questo suo rapporto di amore/odio con il tempo in tutte le sue sfumature) ma addolcire la pillola in un certo senso, creando un prodotto adatto anche a un pubblico più ampio. È di base uno spy thriller che non rivoluziona il genere a livello di convenzioni narrative, ma si limita a riportarle sullo schermo con una nuova eleganza. Allo stesso tempo è un film consapevole di essere sopra le righe, con scelte nella trama che ricordano vagamente Doctor Who, e che riesce a restare sorprendentemente ancorato a terra. Gli unici aspetti forse più carenti di Tenet risultano essere la scarsa caratterizzazione dei personaggi (di questo cade vittima soprattutto il personaggio di Elizabeth Debicki, Kat, che non riesce ad elevarsi sopra il tropo della damigella in pericolo) e la mancanza di un vero cuore pulsante nella narrazione. L’ultimo film di Christopher Nolan si muove come un automa, freddo e preciso verso il suo obiettivo, ma il linguaggio con cui è programmato rimane un mistero per il pubblico. Per apprezzarlo, bisogna smettere di cercare risposte per domande che quasi sicuramente risposta non avranno e godersi questo spettacolo confuso e metafisico che è Tenet.

di Giada Sartori