La musica di Ennio Morricone, scomparso a 91 anni nella notte di domenica 5 luglio u.s., per complicazioni post operatorie a seguito della frattura del femore, è ormai inconfondibile. Da quando ha composto la colonna sonora del film Per un pugno di dollari (1964), firmandosi come era allora di moda Dan Savio, per continuare con la trilogia del dollaro (oltre al primo, Per qualche dollaro in più, 1965; Il  buono, il brutto, il cattivo, 1966), dove ha reinventato la musica del West, come ricorda l’esperto Ermanno Comuzio in un profilo a lui dedicato  nel volume Musicisti per lo schermo (EdS, 2004), ”in partiture ‘infuocate’  con ricorso a vari e inediti colori orchestrali e alla combinazione di ritmi e di effetti sonori, tra cui famosi il fischio, le chitarre elettriche, le campane, la frusta, l’armonica a bocca, il carillon, l’organo, le voci (vocalizzi, sillabazioni), eccetera. “Colonne sonore” di cui curava composizione, orchestrazione, direzione d’orchestra. Musiche che sempre ti emozionano quando ti vengono in mente pensando a titoli dei film per i quali l’aveva composte.

Non solo partiture per spaghetti western quelle di Morricone  ma per anche per film di genere drammatico. Come non ricordare la colonna sonora di Prima della rivoluzione (1964) , Partner (1968) e Novecento (1976)  di Bernardo Bertolucci, di Uccellacci e uccellini (1966) e Teorema (1968) di Pier Paolo Pasolini, La battaglia di Algeri (1966) , Queimada (1969) e Ogro (1979)  di Gillo Pontecorvo,  composte in quel periodo, che si devono alla sua fertile creativa compositiva. Ma anche la sua collaborazione a film di Marco Ferreri (L’harem, 1968), di Marco Bellocchio (La Cina è vicina, 1967), di Roberto Faenza (Escalation, 1967; Sostiene Pereira, 1995), Liliana Cavani (Galileo, 1968; I cannibali,1969), Metti una sera a cena (1969) di Giuseppe Patroni Griffi. E l’indimenticabile  Ballata di Sacco e Vanzetti cantata da Joan Baez per il film di Giuliano Montaldo del 1970. Colonne sonore per registi già famosi in cui esperimentava nuovi linguaggi  espressivi. Che continuava poi con tanti altri autori del cinema italiano, noti e meno noti, tra cui Dario Argento e Carlo Verdone, tanto da poter dire che tutto il nostro cinema è dominato dalla sua musica, e non ci sia colonna sonora che non ce lo ricordi. Un sodalizio importante lo ebbe con Giuseppe Tornatore, da Nuovo Cinema Paradiso del 1989 in poi: un’amicizia che è andata oltre la musica, come testimoniata dalla affettuosa vicinanza negli ultimi momenti della sua vita, l’unico, oltre alla famiglia, a partecipare ai funerali privati.

Colonne sonore, le sue, non solo per il cinema italiano. Come non ricordare quella di Mission (1986) di Roland Joffé, de Gli intoccabili (1987) di Brian De Palma, Frantic (1989) di Roman Polanski, Légami (1990) di Pedro Almodovar, Nel centro del mirino (1993) di Wolfgang Petersen. La cosa (1982) di John Carpenter, The Hateful Eight (2016) di Quentin Tarantino per il quale ricevette un Oscar dopo quello alla carriera che gli era stato attribuito nel 2007.

Film diversi, italiani e internazionali, cui Ennio Morricone ha dato la musica giusta che ne ha rafforzato e connotato il senso.  Pellicole di ogni genere e di ogni consistenza. Oltre 500 colonne sonore. Un romanzo infinito in musica, di cui abbiamo ricordato alcune  tappe importanti.

Ennio Morricone è stato, infatti, uno dei compositori più prolifici e più popolari del mondo. Lo testimoniano anche le prima pagine dei giornali internazionali che ne hanno annunciato la morte.  Quelli italiani  hanno anche ricordato  i suoi arrangiamenti di canzoni, come quelle lanciate da Mina (Se telefonando) e da Gino Paoli (Sapore di sale), oltre a  tante di Gianni Morandi.  Canzoni che hanno fatto sognare , e continuano ancora a farlo. Un segno di immortalità della musica, quella delle canzonette e quella delle colonne sonore più sofisticate. Che Bernardo Bertolucci sottolineava affermando:

Ennio sono due persone, un musicista contemporaneo e un epico autore di colonne sonore classiche. Sa armonizzare queste anime e la sua arte si arricchisce.

Lasciandola in eredità a tutti noi.

di Paolo Micalizzi