Premessa essenziale: non ho mai visto Sapore di Mare, motivo per cui questa recensione, pur riconoscendo che si tratta, per ammissione, di un libero omaggio a questo, non indugerà in paragoni, somiglianze, differenze e chi più ne ha più ne metta.

Sotto il sole di Riccione, ultima produzione italiana di Netflix uscita sulla piattaforma il 1° luglio, è esattamente ciò che ci si potrebbe aspettare dal titolo, nel bene e nel male. Per capire di cosa stiamo parlando occorre fare un passo indietro e guardare le persone dietro questo progetto. Sul fronte della sceneggiatura, troviamo Caterina Salvadori e Ciro Zecca, ma il nome che spicca è quello di Enrico Vanzina, uno dei pilastri della commedia nazional-popolare italiana, essendo stato insieme all’ora defunto fratello Carlo dietro film come Sapore di mare, Eccezzziunale…veramente, Vacanze di Natale e tanti altri. Se con il suo importante apporto Sotto il sole di Riccione può immettersi anche solo per paternità nel cosiddetto genere del cinecocomero, ci pensano i YouNuts! ad aggiornare il tutto. Il duo milanese composto da Antonio Usbergo e Niccolò Celaia arriva al primo lungometraggio dopo aver monopolizzato il mondo del videoclip italiano, lavorando per cantanti come Marco Mengoni, Coez, Salmo, Jovanotti, Alessandra Amoroso e i Thegiornalisti. È proprio a quest’ultimo gruppo, ora sciolto e che nei credits compare solo con il nome del suo frontman Tommaso Paradiso, che Sotto il sole di Riccione deve tutto: il titolo proveniente dalla canzone Riccione, l’atmosfera fresca e leggera, l’appeal giovane. Il film Netflix aggiorna un formato nazional-popolare italiano che raramente riesce ad aggradare gli adolescenti, spesso rivolti più verso un universo seriale, da cui difatti vengono alcuni dei protagonisti del film, come Lorenzo Zurzolo (Baby) e Ludovica Martino (Skam Italia).

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Guenda (Fotinì Peluso) e Saul Nanni (Marco) in uno still del film.

Da storia adolescenziale che si rispetti, Sotto il sole di Riccione propone un’estate da cartolinaesagerata, idealizzata, piena di amore, amicizie, corse in riva al mare, insomma quel genere di estati che tutti abbiamo o sognato, o vissuto o cercato di dimenticare. Sono dei periodi che fungono da microcosmi, dove tutto può succedere ma allo stesso rimane distaccato dal mondo esterno. L’universo di Sotto il sole di Riccione è abitato da un gruppo di personaggi variegati che però convergono quell’estate a Riccione. Troviamo Marco (Saul Nanni), che da cinque anni torna temerario ma sempre sfortunato per cercare di far innamorare di lui la distratta Guenda (Fotinì Peluso). Vincenzo (Lorenzo Zurzolo) invece arriva in Riviera con sua madre, Irene (Isabella Ferrari), ancora non disposta a lasciarlo crescere a causa della sua cecità: entrambi però riescono a trovare in quella semplice vacanza un modo per lasciarsi andare. A Riccione giunge anche Ciro (Giovanni Caccamo) per fare un provino e se le sue doti canore non convincono, riesce comunque a ottenere un posto come bagnino.

Tra discoteche con bodyguard affascinanti (Luca Ward, che durante la promozione del film ha regalato all’umanità questo meraviglioso video), bomboloni in riva alla spiaggia, mancata comunicazione fra fidanzati e chi più ne ha più ne metta, Sotto il sole di Riccione segue tutto il percorso che normalmente ci si aspetta da un cinecocomero. È un film che sostanzialmente non inventa nulla di nuovo, ma ha il merito di farlo consapevolmente senza fingersi una rivoluzione del genere. Pesca a piene mani dal coming-of-age, dalle commedie romantiche e non alla ricerca di tropi, stereotipi, sensazioni che possano essere familiari al pubblico più giovane, non alienando però quelli cresciuti con Sapore di mare. Nella produzione italiana di Netflix, Sotto il sole di Riccione si distanzia da produzioni come Baby per avvicinarsi più all’universo Skam Italia dimenticandosi per strada la pretesa di trattare temi importanti. È un film spensierato e leggero, che a volte riesce a regalare anche delle risate sincere. In un’ora e quaranta minuti riesce a racchiudere un concentrato di estate idealizzata, vista come oasi felice del nostro anno. Può essere un divertimento effimero, destinato a finire appena finiti i titoli di cosa, ma rimane una gioia che ti colma il cuore. In Fine dell’estate, una delle ultime canzoni dei Thegiornalisti a suonare nel film, Tommaso Paradiso dà la colpa della sua malinconia alla fine della stagione e a qualche film anni Ottanta (il riferimento è senza ombra di dubbio ai fratelli Vanzina). Sotto il sole di Riccione cristallizza la stagione estiva, ma non esclude la possibilità che questa finisca presto e che il ritorno alla normalità possa essere dietro l’angolo. È anche vero che – e gli YouNuts! lo rappresentano bene – quando invece l’estate sulla Riviera è viva, vivace, colorata, un po’ caciara come solo lei sa essere, si sta tutti molto meglio.

di Giada Sartori