Are you ready for your close-up? Sei pronto per il tuo primo piano? Questa è la domanda che Matthias Ruiz (Gabriel D’Almeida Freitas al suo debutto sul grande schermo) pone a Maxime Leduc (Xavier Dolan) alla notizia che quest’ultimo dovrà recitare nel corto dell’irritante sorellina di un loro amico. È però anche una domanda che Xavier Dolan, nelle vesti di regista e sceneggiatore oltre che di attore (cosa che potrebbe far sperare un ritorno allo splendore di Les amours imaginaires o J’ai tué ma mère), pone a se stesso. Con il suo ultimo film, Matthias & Maxime, il regista quebecchese torna a specchiarsi nella macchina da presa per capirsi. È anche un’analisi da vicino del suo stesso cinema, visto che quest’opera ha il sapore di un greatest hits. Tutti i temi del cinema di Dolan sono presenti: il rapporto con la madre, l’esplorazione della sessualità dentro una società eteronormativa, gli ultimi istanti della gioventù. È vero però e purtroppo Matthias & Maxime lo dimostra, che i primi piani sono dei rischi: se riusciti sono una prova di bravura magistrale, se fallimentari potrebbero mostrare tutti gli sbagli che in lontananza non emergevano.

Matthias & Maxime è il tentativo da parte di Dolan di inserirsi in un filone più mainstream del cinema a tematica queer. È un desiderio espresso chiaramente fin da uno dei primi fotogrammi dove si legge una dedica rivolta a Eliza, Francis, Joel e Luca. Nello specifico si sta parlando di Eliza Hittman (Beach Rats, da cui Dolan prende in prestito il protagonista, Harris Dickinson, qui un irritante avvocato collega di Matthias), Francis Lee (God’s Own Country), Joel Edgerton (Boy Erased, a cui Xavier Dolan partecipò in veste di attore) e Luca Guadagnino (Call me by your name). Questi quattro registi hanno portato sullo schermo quello che viene definito con la parola inglese yearning.  È un desiderio sentito profondamente e a tratti doloroso verso qualcuno, che a volte non trova nemmeno un’espressione fisica ma resta nel sottotesto della narrazione. In un’intervista al New York Times dichiara apertamente che il suo intento con Matthias & Maxime era quello di portare sullo schermo una storia d’amore tra due uomini, che non era mai stata effettivamente al centro dei suoi lavori precedenti. Dolan per supportarla crea un esile accenno di trama che sembra non interessarlo minimamente: Matthias e Maxime finiscono per baciarsi nel suddetto corto e i dubbi nati in seguito potrebbero minare per sempre il loro rapporto.

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Xavier Dolan (Maxime) e Gabriel D’Almeida Freitas (Matthias) in un frame del film.

Il cortometraggio in questione si chiama Limbes, limbo, ed effettivamente la parola potrebbe essere usata per descrivere alla perfezione lo stato in cui versa Matthias & Maxime. Non dubito che la vera forma di questo film esista nella testa di Xavier Dolan, ma quello che vediamo sembra un puzzle di cui mancano pezzi. In questo film il non detto è il protagonista. Se il sottotesto potrebbe risultare evocativo in certi contesti, in questo caso risulta frustrante. Dolan non ci permette di conoscere questi personaggi definendoli solo attraverso le loro angosce (da una parte Maxime soffre per il rapporto con la madre e per l’imminente partenza per l’Australia, dall’altra Matthias sospetta ci sia qualcosa di più nel mondo per lui oltre il suo noioso lavoro da avvocato). Non si capisce come questo bacio li abbia toccati, è uno spettro che aleggia sulla storia, ma nessuno sembra accorgersene. Il marketing italiano di Lucky Red ha venduto il film con la tagline Amici per sempre, ma nemmeno questo tema emerge sicuro nell’opera di Dolan. Il gruppo di amici che dovrebbe essere centrale all’opera viene preso per scontato per Dolan: il legame sincero e aperto che li lega è portato sullo schermo solo attraverso serate cacofoniche, dove degli ormai trentenni sfogano gli ultimi rimasugli dell’adolescente che è in loro.

Matthias & Maxime vorrebbe celebrare il cinema del suo stesso creatore, riproponendone i temi già trattati mille volte e in modo migliore, ma finisce per esaltarne i difetti. Il dannato e premiato enfant terrible cade con questo film sfocato nel capriccio e nel melodramma, che però vorrebbe strizzare l’occhio a un pubblico mainstream alla ricerca dell’ennesima storia d’amore a cui appassionarsi. Matthias & Maxime è un passo indietro per Dolan, che all’età di 31 anni sembra peccare della maturità che dimostrava a 20 con J’ai tuè ma mère. Matthias & Maxime è un film che sembra estraneo a lui e che vuole rimanere come tale, rischiando di alienare il pubblico. L’opera come dichiara la frase scelta in apertura è interessata al primo piano e la camera lascia di rado i volti di Gabriel D’Almeida Freitas e dello stesso Dolan, ma sono dei volti imperscrutabili, quasi svuotati da tutte quelle emozioni che il regista sembra voler custodire gelosamente dentro di lui. Matthias & Maxime è un film frustrante, che poteva essere un manifesto del cinema di uno degli autori più interessanti dell’ultimo decennio se solo avesse trovato un focus più preciso, senza provare ad abbracciare in due ore un’intera filmografia. A volte Dolan viene criticato per il suo essere solo capace a mettere il proprio cuore su un piatto d’argento, presentando secondo alcuni sempre la stessa storia di un rapporto disastrato tra madre e figlio. Se questo è il risultato di un possibile detour, tanto vale che Dolan torni sui terreni battuti ed esplorati in cui riesce ad essere a suo agio piuttosto che annaspare per emergere in un palcoscenico che non è suo.

Matthias & Maxime è disponibile dal 27 giugno su MioCinema.

di Giada Sartori