Carlo e Enrico Vanzina con le loro commedie hanno caratterizzato il cinema italiano sin dalla  metà degli anni ‘70, il padre Steno quella dagli anni ’40 in poi, raccontando vizi e virtù della nostra società. La loro come, giustamente e molto opportunamente, è stato intitolato il Primo Piano sull’Autore della XXII Rassegna del Cinema Italiano organizzata ad Assisi da Franco Mariotti, è stata L’infinita commedia espressa, appunto, prima dal padre Stefano, in arte Steno, e poi continuata da loro. I primi soggetti e sceneggiature di Steno, che prediligeva il genere comico-leggero, risalgono alla fine  degli anni ’30 ( il primo è del 1939 e s’intitola Imputato alzatevi! di Mario Mattoli, tanto che fino al 1948 ne scrisse una trentina. Era interpretato da Macario, e  per il comico torinese ha scritto anche altri film di successo.

Il  debutto di Steno come regista avviene nel 1949 dirigendo insieme a Mario Monicelli  Al diavolo la celebrità, con interpreti i comici Misha Auer e Carlo Campanini, con il quale ha un lungo sodalizio che frutta alla commedia italiana altri sette film, e che lo porta a dirigere nella sua carriera oltre settanta film. Un sodalizio con il celebre regista di La grande guerra (1959) con Alberto Sordi e Vittorio Gassman, nel quale spicca un film come Guardie e ladri (1951) con l’irresistibile duo Totò ed Aldo Fabrizi, dove Totò è il ladro (un abile truffatore) e Fabrizi la guardia che lo arresta e che poi, quando lui riesce a fuggire, gli darà la caccia pena la perdita del posto di lavoro. Una ricerca lunga che finirà nell’abitazione del  ladruncolo. E qui il colpo di scena, Fabrizi lo arresterà ma per non fare un torto alla famiglia di lui alla quale si era affezionato tacerà il suo arresto giustificando l’assenza come una lunga vacanza. Ma da ricordare anche  nel sodalizio con Monicelli Totò cerca casa (1949), Vita da cani (1950), E’ arrivato il cavaliere (1950), Totò a colori (1951), Totò e i Re di Roma (1951), Totò e le donne (1952), Le infedeli (1952). Tanti film, quindi con il principe della risata, in cui emerge, appunto, anche  Totò a colori dove lui è un musicista incompreso autonominatosi Il principe di Caianello che cerca invano, per  anni, di far accettare una sua opera ad una casa editrice. Il pezzo avrà successo alla sua morte, e i concittadini gli erigeranno un monumento. Si tratta di un ‘antologia  dei più bei brani del Totò teatrale  e dei suoi sketch migliori: celebre alcune scene , come quella con l’onorevole Trombetta nel wagon–lit. E’ tra i primissimi film italiani a colori (Ferraniacolor).  Da qui, una serie di successi, firmando  una serie di capolavori del cinema comico italiano  che oggi sono considerati dei cult-movie. Non si possono, in tal senso, non ricordare Un americano a Roma (1954) con uno strepitoso Alberto Sordi nel ruolo di un giovane fanatico dell’America che ne combina di tutti i colori; Piccola posta (1955) con un’accoppiata  SordiFranca Valeri nel ruolo di Lady Eva, dispensatrice di consigli alle signore dalle pagine di un settimanale. Ma anche Tempi duri per i vampiri (1959) con Renato Rascel e Christopher Lee, celebre interprete del Conte- vampiro; Arriva Dorellik (1967) parodia di Diabolik con il cantante Johnny Dorelli, altro attore portato ne cinema comico. Come nel cinema comico utilizza del grandi doti di Lando Buzzanca per il film Il vichingo venuto dal Sud (1971)  in un film in cui  è il solito siciliano geloso  che visto che la moglie danese (Pamela Tiffin) deve interpretare un film erotico  non trova di meglio che farle da partner. Comicità anche con Renato Pozzetto nella sexcomedy La patata bollente (1979) con al centro il tema dell’omosessualità.

Nella sua filmografia un posto particolare lo occupa Febbre da cavallo, film di enorme successo  che ha spinto i suoi figli a proporre nel 2002 un sequel come Febbre da cavallo-La mandrakata che è stato un preciso segnale dell’eredità che ha loro lasciato e che hanno continuando trasferendo situazioni e toni da commedia degli  anni più recenti. Febbre da cavallo di Steno, che racconta l’arte di arrangiarsi di  tre amici con il vizio delle scommesse alle corse, ebbe un grande successo  e rimane un Cult Movie di un vero cinema popolare.

di Paolo Micalizzi