Beati i restauratori, sempre a contatto con la bellezza. Anche quella cinematografica. Nel 2005, ad esempio, l’EYE Film Instituut Nederland in collaborazione con la Fondazione Cineteca Italiana ha restaurato una pellicola gioiello del cinema tedesco: Uomini di domenica, del 1929. Un film muto (ancora per un soffio) che per diversi motivi costituisce uno straordinario documento.
Anzitutto perché sappiamo quale altissimo contributo abbia dato sul piano estetico e contenutistico il cinema tedesco alla nascita e allo sviluppo dell’arte cinematografica; e poi perché dietro la macchina da presa di questo lungometraggio di 73 minuti c’è un certo Robert Siodmak, che rielabora un reportage del fratello Kurt. Ma i nomi della futura enclave berlinese a Hollywood racchiusi in questo film-scrigno non sono finiti. L’aiuto operatore infatti è un giovanissimo Fred Zinnemann e alla sceneggiatura troviamo niente di meno che il favoloso Billy Wilder. Capirete senz’altro come, per ogni cinefilo, leggere i loro nomi nei titoli di testa tedeschi sia un’emozione fantastica.

E veniamo al film: il racconto spigliato ed elegante di una domenica d’estate berlinese, in cui due amici in cerca di avventura imbastiscono un appuntamento con alcune ragazze incontrate in giro per la città. Una Berlino già metropoli moderna che pulsa di vita in ogni inquadratura. Con i viali attraversati dai tram e dalle automobili, le insegne dei negozi e dei caffè all’aperto(che nulla hanno da invidiare a quelli parigini), le edicole straripanti di giornali e i treni delle sopraelevate che filano via tra i cartelloni pubblicitari. Mentre una folla spensierata fluisce con regolare eleganza, lasciandoci gustare i capellini delle signore e i leggeri abiti smanicati delle donne più giovani, fermati appena sui fianchi come voleva la moda di quegli anni.
Una splendida fotografia di una Germania ancora spensierata, con i suoi personaggi del quotidiano, operai, impiegati, tassisti, e naturalmente le commesse, che solo successivamente diventeranno protagoniste imprescindibili del cinema tutto, da quello hollywodiano a quello nostrano dei telefono bianchi (a cominciare dal leggendario Grandi Magazzini, diretto da Mario Camerini nel 1939).

In questo Uomini di domenica, in contrapposizione al dinamismo e al fervore cittadino, ecco una campagna ‘fuori porta’ tutta luce e desideri, dove i giovani flirtano e si rincorrono alla ricerca di una vita altra da quella regolata e regolare imposta dal lavoro e dai legami familiari. Il personaggio del marito che lascia la moglie a casa sognando l’avventura con la giovane sconosciuta, contiene già in nuce il ben più famoso marito newyorkese Tom Ewell che proprio Billy Wilder dirigerà in Quando la moglie è in vacanza (1955).
Anche sul piano formale, città e campagna sono contrapposte. Il movimento metropolitano è mostrato con inquadrature ampie, campi lunghissimi, in cui le figure umane sono sempre indistinte, mentre la natura è raccontata da vicino, con la macchina da presa che pare sfiorare i fili d’erba e i bordi del fiume, e i personaggi, soprattutto femminili, sono svelati da primi piani fortemente espressivi, spesso giocati su sapienti contrasti fra luci e ombre. Primi piani in cui gli sguardi di un istante hanno tutta la forza del desiderio e della libertà. Giovani volti illuminati dalla prepotenza della giovinezza e del sogno ma anche dall’ombra dell’inevitabile realtà in attesa. E forse per questo, il volto femminile più potente e complesso è quello della giovane moglie che, in un bilocale piccolo borghese, inchioda il marito buono a nulla con un’occhiata da strepitosa veggente su quell’orrore appena dietro l’angolo che tutti spazzerà via.

di Gabriella Maldini