Il Cinema ha toccato ogni aspetto della nostra vita, non poteva certo mancare il gioco, in particolare quello a carte, sia come tema principale ma anche come aspetto marginale dei film.

Le carte fanno parte di tutte le culture, sia per i giochi che per l’uso esoterico che viene fatto con loro, soprattutto con i Tarocchi.

Tutti conosciamo i quattro semi, picche, cuori, quadri, fiori che hanno avuto origine in Francia alla fine del 1400. Probabilmente hanno prevalso perché più facili ed economici da riprodurre rispetto ai disegni più elaborati delle carte più antiche raffiguranti i cosiddetti semi latini: spade, denari, coppe e bastoni diffusi in Spagna, Portogallo e Italia o i semi tedeschi: cuori, campane, foglie e ghiande, diffusi in Germania del sud, Austria e Alto Adige.

Noi in Italia abbiamo elevato al massimo la fantasia creando molteplici tipologie di mazzi di carte, diversi a seconda della zona geografica di appartenenza. Alcuni utilizzano i simboli di origine francese ma tutti gli altri, con grafie diverse, utilizzano i semi latini: piacentine, bolognesi, romagnole, trevigiane, triestine, trentine, bresciane, bergamasche, napoletane, sarde, siciliane.

La Briscola, la Scopa, il Tressette con le sue varianti e lo Scopone Scientifico sono i giochi che quasi tutti conoscono non solo in Italia, considerando tutti gli emigranti italiani che hanno portato questi giochi di carte e i loro rispettivi motti e segni all’estero.

E’ però il Poker il gioco di carte cinematografico per eccellenza. E’ stato usato il lungo e in largo in molti film, principalmente americani ma non solo. E’ giocato nei saloon, nei casinò, nelle bische clandestine, in quelle domestiche. Lo praticano pistoleri, giocatori di professione, polli da spennare, ludopatici, bari, amici, agenti segreti, supereroi e perfino il Dr. Mabuse (Fritz Lang, 1922), medico psichiatra, esperto di ipnosi e magnetismo che utilizza i suoi poteri anche per vincere a Poker.

C’è però una tipologia di film che più di altri utilizza il Poker nelle sue pellicole, si tratta del Western, da quelli classici made in USA agli spaghetti western made in Italy. Comunque sia la sfida al tavolo da gioco risponde a stereotipi ben precisi, che passano dai primi piani dei giocatori, alle occhiate che si lanciano, alle mani che lentamente aprono le carte, fino alla loro scoperta distese sul tavolo. Tutte queste scene non sono che il prodromo del duello che si concluderà regolarmente a scazzottate o a revolverate.

E’ impossibile citare tutti i film, soprattutto i western, che contengono scene con partite a Poker. Così com’è altrettanto impossibile citare tutti i film che contengono scene di altri giochi a carte, Blackjack, Baccarà, Whist, Bridge, Scopone Scientifico, Scopa, Briscola, Tressette.

Ne ho scelti alcuni che ritengo più significativi, organizzati per le varie tipologie di gioco.

POKER

Cincinnati Kid (Norman Jewison, 1965)

Siamo negli anni ’30, Cincinnati Kid ovvero Eric Stoner (Steve McQueen), è riconosciuto come il migliore e più astuto giocatore di Poker di New Orleans. Quando in città arriva il vecchio Lancey Howard (Edward G. Robinson), ovunque considerato il campione re del Poker, la sfida tra i due è inevitabile. Le carte sostituiscono le pistole ma la mentalità resta sempre la stessa, la sfida uno contro uno per dimostrare chi è il più veloce nel primo caso e il più abile nel secondo. Comunque il film non spingendosi troppo oltre la realtà è uno dei più apprezzati dagli appassionati di Poker.

Posta Grossa a Dodge City (Fielder Cook, 1966)

Il film si incentra completamente sulla partita di Poker che si svolge in un saloon, tipico del Far West, a Dodge City, dove tutti gli anni i cinque uomini più ricchi del paese si ritrovano a giocarsi poste enormi. Alla partita riesce a partecipare Meredith (Henry Fonda), ex giocatore professionista, nonostante al tavolo girino somme troppo alte che lui non potrebbe permettersi. All’insaputa della moglie decide di giocarsi tutti i risparmi messi da parte per comprare una fattoria. La fortuna lo assiste con un’ottima mano, ma in quel momento si accascia colto da un malore e deve abbandonare. Per non perdere tutto gli subentra la moglie (Joanne Woodward) che, pare non conoscere il gioco e si trova a dover gestire quella mano, dove il piatto è di oltre 20.000 dollari.

La stangata (George Roy Hill, 1973)

A Chicago negli anni ’30, due imbroglioni Johnny Hooker (Robert Redford) e Henry Gondorff (Paul Newman) per vendicare la morte di un amico organizzano una colossale truffa ai danni dell’assassino, Doyle Lonnegan (Robert Shaw) un feroce boss della malavita. La stangata è una commedia ricca di humor, di suspense, di continui colpi di scena che mescolando continuamente le carte in tavola coinvolgono e trascinano lo spettatore nel raffinato gioco di inganni e finzioni messe in atto per la stangata da infliggere al boss. Come la partita a chi imbroglia meglio al Poker giocato sul treno tra il furbo e beffardo Gondorff e il cattivo Lonnegan il cui risultato ci lascia di stucco come il suo scagnozzo.

California Poker (California Spit, Robert Altman, 1974)

E’ la storia di due giocatori d’azzardo, Bill Denny (George Segal) e Charlie Waters (Elliot Gould) che si giocano tutto il denaro raccolto in una vita in una partita di poker, per accorgendosi con amarezza che giocare è più interessante che vincere. Il film più che al gioco in sé ci mostra il lato più oscuro del giocatore. Sono la difficoltà, l’ansia, l’adrenalina che appassionano i migliori giocatori di poker non solo vincere.

Regalo di Natale (Pupi Avati, 1986)

Franco (Diego Abatantuono), Lele (Alessandro Haber), Ugo (Gianni Cavina) e Stefano (George Eastman), quattro vecchi amici (o presunti tali) più l’avvocato Santelia (Carlo Delle Piane) un misterioso industrialotto presentato come il pollo da spennare, si ritrovano in una villa la notte di Natale per una partita di Poker. La partita non è un incontro amichevole e a poco a poco si rivela per quello che è realmente, un regolamento di conti crudele. Sul tavolo, oltre a un bel po’ di soldi, ci sono le vite di ognuno, la meschinità, il tradimento, l’inganno, la falsità, oltreché l’amarezza per la decadenza dei rapporti e la dissacrazione dei valori degli anni ’80, Natale compreso.

La rivincita di Natale (Pupi Avati, 2004)

Diciotto anni dopo Franco, Lele, Ugo, Stefano e Santelia si ritrovano nuovamente a rivivere quelle stesse tensioni, confrontandosi nuovamente al tavolo per giocare una rivincita su molteplici fronti. Le tensioni della passata amicizia, dei non sopiti rancori e dei nuovi rapporti sono ancora dentro le carte e sul tavolo. Ancora una volta si giocano non solo i soldi ma l’anima e la vera natura di ognuno, con le stesse brutture e le stesse falsità ancora più accentuate, rivelando un’attualità ancora più squallida, brutale e arrogante di quella passata.

Il giocatore (Rounders John Dahl, 1998)

Il film si addentra nell’oscuro mondo underground metropolitano dei professionisti del poker. Mike (Matt Damon), è un giocatore di Poker di grande talento, che abbandona i tavoli da gioco per dedicarsi agli studi di Giurisprudenza. Per aiutare il suo vecchio amico Lester (Edward Norton) che si trova in grossi problemi economici decide di riprendere a giocare mettendosi in seri guai. Grazie ad un grosso prestito ricevuto dal suo professore (Martin Landau), che capisce che il futuro di Mike è il gioco e non la giurisprudenza, Mike sfida Teddy KGB (John Malkovich), uno strozzino di origine russa che gestisce un club privato, a una partita ovviamente testa a testa come vuole la legge del far west, anche se il film non è un western. Il film ha riscosso un modesto successo al botteghino, ma ha guadagnato molto con l’home video grazie al boom del Poker nei primi anni 2000, diventando un film di culto per gli appassionati del gioco.

Casino Royale (Martin Campbell, 2006)

Casino Royale 2006

James Bond (Daniel Craig) sventa per la ventunesima volta il tentativo di distruggere il mondo, questa volta ad opera di Le Chiffre (Mads Mikkelsen), un banchiere che finanzia svariate organizzazioni terroristiche. Trovatosi in ristrettezze economiche, sempre per colpa di Bond, Le Chiffre dovrà partecipare ad un’esclusiva partita a Texas Hold’em Poker al Casino Royale del Montenegro, in cui la quota di partecipazione e le poste in gioco sono molto elevate . Ovviamente Bond è tra i dieci ricchi partecipanti. Non è difficile immaginare come finirà. Nel libro di Jan Fleming, come più correttamente nella versione cinematografica del 1967, la sfida avviene a Baccarà.

Casino Royale 1967

Tutto quello che vuoi (Francesco Bruni, 2017)

Alessandro (Andrea Carpenzano) è un giovane disoccupato, inconcludente che passa le sue giornate in compagnia di amici nullafacenti come lui. E’ costretto ad accettare controvoglia un lavoro, da accompagnatore nelle passeggiate pomeridiane di Giorgio (Giuliano Montaldo), un poeta 85enne dimenticato, sofferente di Alzheimer. Giorgio è elegante, distinto, forbito nei modi e nel parlare ma dal comportamento eccentrico, a volte stravagante dovuto alla malattia che un poco alla volta gli sta cancellando tutto, memoria, ricordi, emozioni. Qualcosa riemerge nella sua mente al tavolo da gioco, durante una partita a Poker con Alessandro e i suoi amici. Tra fumi di canne e di alcolici riaffiorano ricordi confusi di avvenimenti lontani nel tempo, accaduti molti anni prima, durante la guerra.

BLACKJACK

Rain man – L’uomo della pioggia (Barry Levinson, 1988)

Durante il viaggio in auto attraverso gli States Charlie (Tom Cruise) impara a conoscere veramente suo fratello maggiore Raymond (Dustin Hoffman), affetto da autismo ma dotato di un’incredibile memoria e di un’altrettanto grande capacità e rapidità di calcolo. Charlie trova il modo di usare queste qualità del fratello a Las Vegas, facendolo giocare ai casinò e vincendo forti somme. E’ il primo film a mostrare la strategia del conteggio delle carte nel Blackjack, pratica proibita dai Casinò.

21 (Robert Luketic, 2008)

Questo film tratta proprio della strategia del conteggio delle carte nel Blackjack, raccontando le vicende di un gruppo di studenti del MIT che tra il 1980 e il 1990 ha sbancato numerosi casinò di Las Vegas ricorrendo ad un complesso sistema di conteggio delle carte da gioco da loro elaborato. La loro tattica prevede che ognuno entri separatamente nel casinò fingendo di non conoscere gli altri membri del gruppo. Gli “esploratori” si siedono al tavolo, effettuano puntate minime e tengono mentalmente il conto delle carte uscite, quando in base al conteggio matematico al tavolo si verificano le condizioni più propizie per il giocatore e non per il banco, ad un segnale convenzionale, i “puntatori” entrano in gioco puntando forti somme aggiudicandosi la posta in gioco.

BACCARA’ CHEMIN DE FER

E’ il gioco preferito da James Bond, l’agente 007. Lo troviamo al tavolo da gioco con un impeccabile smoking black-tie o a volte con giacca bianca, in numerosi romanzi/film: Licenza di uccidere (Terence Young, 1962); Operazione Tuono (Terence Young, 1965); Casino Royale, come già detto; Al servizio segreto di Sua Maestà (Peter Hunt, 1969); Solo per i tuoi occhi (John Glen, 1981); GoldenEye (Martin Campbell, 1995). Ovviamente ne esce sempre con un consistente pacco di fiches.

Il piatto piange (Paolo Nuzzi, 1974)

Il film è tratto dall’omonimo romanzo di Piero Chiara e descrive la vita di provincia di una cittadina sul Lago Maggiore, Luino, durante il periodo fascista. I personaggi sono le tipiche figure dei paesini di provincia, il capostazione, l’avvocato, il professore, il sarto, l’albergatore, che sono soliti incontrarsi nella bisca clandestina del padrone dell’Hotel Metropolitan. Li vi passano le nottate a giocare interminabili partite a Chemin de fer, a commentare i fatti del giorno e a vantarsi delle loro prodezze virili. Una vita da vitelloni che presto sarà spazzata via dalla guerra.

SCOPONE SCIENTIFICO

Lo scopone scientifico (Luigi Comencini, 1972)

Ogni anno al ritorno nella sua lussuosa villa romana la vecchia eccentrica miliardaria statunitense (Bette Davis) in coppia col suo segretario ex amante George (Joseph Cotten) sfida a giocare a Scopone Scientifico Peppino lo stracciarolo (Alberto Sordi) e sua moglie Antonia (Silvana Mangano). Finora i due borgatari hanno sempre perso, ma questa volta si sono duramente allenati tutto l’anno per vincere quel milione di lire che la vecchia, così graziosamente, omaggia loro ogni volta all’inizio della partita, che poi regolarmente si riprende con il piacere sadico di dimostrare che alla fine è comunque sempre lei a vincere. C’è un unico modo di sconfiggere la vecchia e porre fine al riproporsi di questo gioco al massacro e lo conosce Cleopatra (Antonella Di Maggio), la figlia primogenita di Peppino e Antonia. E’ una commedia amara con risvolti psicologici e sociali che vanno ben oltre lo Scopone Scientifico, unico elemento che avvicina, per poco, due mondi tanto e troppo distanti tra loro.

SCOPA

L’oro di Napoli episodio I giocatori (Vittorio De Sica, 1954)

Il Conte Prospero (Vittorio De Sica) è un nobile napoletano severamente controllato dalla ricca moglie, che lo ha fatto interdire a causa del suo vizio del gioco. Il conte non demorde mendicando, senza successo, qualche lira dal cameriere per le scommesse. Allora pur di soddisfare la sua brama di gioco cerca la sua rivincita in lunghe partite a carte con Gennarino (Pierino Bilancione), il figlio del portiere dello stabile in cui risiede, un bambino di otto anni che continua regolarmente a batterlo a Scopa. Il conte però non tollera di perdere e prende a male parole il povero Gennarino che è costretto a subirne l’arroganza senza poter andare a giocare coi suoi amici e senza neanche avere le difese del padre unicamente preoccupato di far bella figura con il conte. Un capolavoro di recitazione di De Sica, non è da escludere che per la figura del conte si sia ispirato a se stesso, essendo nota la sua passione di giocatore compulsivo, nonché di regia per la sua grande capacità di saper far recitare i bambini, magistrale è infatti l’interpretazione del suo giovane avversario. Unica esperienza cinematografica di Pierino Bilancione che nella vita ha fatto fortuna aprendo una gelateria a Posillipo, diventata di gran moda nel giro di pochi anni.

BRISCOLA

Gioco molto semplice. L’avversario sbatte sul tavolo una carta, e voi dovete sbatterla più forte. I buoni giocatori rompono dai quindici ai venti tavoli a partita. È opportuno, prima di sbattere la carta sul tavolo, inumidirla con un po’ di saliva. Le carte prendono così la caratteristica forma a cartoccio, e la durezza di un sasso. In molti bar, per mescolare un mazzo di carte da briscola, si usa un’impastatrice.  (Stefano Benni, Bar Sport, Mondadori, 1976)

Pane cioccolata (Franco Brusati, 1973)

Giovanni Garofoli (Nino Manfredi) è emigrato in Svizzera all’affannosa ricerca di un’occupazione dignitosa. Rimasto senza lavoro e permesso di soggiorno, viene espulso e fatto salire su un treno che lo riporterà in Italia con un foglio di via. Il treno è pieno di emigrati che tra canti e partite a briscola rientrano rassegnati in Italia. Infastidito da questo atteggiamento rinunciatario dei suoi connazionali decide di non arrendersi e restare in Svizzera riprendendo la sua battaglia.

GIN RUMMY

Nata Ieri (George Cukor, 1950)

Harry (Broderick Crawford) un rozzo faccendiere che ha creato la sua fortuna attraverso il mercato nero tenta di usare la sua bella e svampita amante Billie (Judy Holliday) per i suoi loschi traffici. Per insegnare un po’ di buone maniere alla ragazza Harry assume un giornalista (William Holden). Billie, che è tutt’altro che stupida, piano piano prende coscienza di se e delle sue qualità umane e morali ribellandosi al ruolo di bambolina al quale è relegata. Nel film c’è una scena in cui Billie gioca una partita di Gin rummy, dove appare chiaro quanto lei sia tutt’altro che la svampitella che può sembrare.

FARAONE

La donna di picche (Thorold Dickinson, 1949)

Faraone era il gioco di carte più alla moda praticato in tutta l’Europa tra il XVIII e il XIX secolo. Giacomo Casanova, nella sua biografia, racconta di aver fatto una fortuna con questo gioco, al contrario la regina Maria Antonietta si dice che abbia dilapidato una fortuna. Il film è tratto da un racconto di Aleksandr Puškin e successivamente trasposto in opera da Piotr Ciaikovskij narra la storia del capitano russo Suvorin (Anton Walbrook) che ha la passione del gioco, ma non i mezzi economici per poterla praticare. Il capitano scopre che una misteriosa contessa (Edith Evans) conosce il segreto per vincere al gioco del Faraone. Il capitano riesce a penetrare di notte nella casa della contessa ormai anziana per carpirle il segreto ma la donna muore per lo spavento. La notte seguente, compare in sogno a Suvorin e gli rivela il segreto. Suvorin lo mette immediatamente in pratica e inizia a vincere. A quel punto nasce il dubbio, dovrà continuare a sfidare la sorte o mettere un limite alla sua avidità?

BRIDGE

In pochissimi film compare il Bridge. Ne Il Conte Max (Vittorio De Sica 1957) c’ è una breve scena in cui il conte (Vittorio De Sica) tenta inutilmente di insegnare a giocare a Bridge ad Alberto, il giornalaio (Alberto Sordi), il quale, successivamente senza avere la più pallida idea del gioco, si lancia disinvoltamente in una partita al tavolo con con principi e nobildonne con esiti naturalmente disastrosi.

Ne L’impero del sole (Steven Spielberg 1987) Jim (Christian Bale), il figlio adolescente di una ricca coppia inglese che vive in una casa lussuosa alla periferia di Shanghai, è un grande appassionato di Bridge.

James Bond gioca ovviamente a Bridge ma, a differenza dei romanzi di Jan Fleming, le sue prodezze al tavolo in questo gioco non compaiono mai nei film. Un peccato perché ne Il grande slam della morte Bond, mantenendo un contratto in una mano apparentemente impossibile manda economicamente in rovina Hugo Drax, l’ennesimo cattivo, sventando così i suoi folli piani di distruggere Londra. Per chi conosce il gioco ecco la mano giocata da Bond che deve mantenere il contratto di 7 fiori contrato e surcontrato, si tratta di una famosa mano costruita didatticamente allo scopo di dimostrare che in questo complesso gioco è possibile ugualmente vincere anche con brutte carte se ben disposte.

WHIST

E’ l’antenato del bridge. A Whist giocano Rossella O’Hara in Via col Vento; Phileas Fogg, ne Il giro del mondo in 80 giorni; Don Fabrizio, Padre Pirrone, Tancredi e il Cavaliere Chevalley ne Il Gattopardo; Bill il Macellaio in Gangs of New York.

CARTOMANZIA

Nella realtà a cartomanti si affidano molte persone, tutte in cerca di avere risposte dalle carte alle loro esigenze che in genere si riducono a tre: amore, salute e soldi.

Al cinema nulla sfugge. Ecco quindi una breve carrellata di film che contengono queste scene.

Cléo dalle 5 alle 7 (Agnès Varda, 1962)

Seguiamo Cléo (Corinne Marchand) un’affascinante giovane donna in questo lasso di tempo che la separa dall’appuntamento con il medico che dovrà comunicarle l’esito di un importante esame diagnostico. Condividiamo con lei l’ansia e la paura che l’assalgono quando la cartomante da cui si reca per conoscere il futuro le rivela che le carte non sono fauste, nella sua vita c’è una forza maligna, un medico, una malattia, la morte, portando Cléo a credere di essere condannata.

Febbre da cavallo (Steno, 1976)

Gabriella (Catherine Spaak), fidanzata di Mandrake (Gigi Proietti), stanca delle continue perdite al gioco del compagno, si rivolge ad una cartomante, che estrae dal mazzo di carte tre cavalli, un asso, un re ed un fante. Gabriella chiede a Mandrake di collegare le tre carte ad altrettanti cavalli e lui li associa a tre veri cavalli, che sono dei veri e propri brocchi, che casualmente corrono tutti e tre nella tris di Cesena. Gabriella, nonostante sia contraria alle scommesse, consegna a Mandrake 30 mila lire per giocarle su di loro, ma lui, malconsigliato, le punta sul super-favorito. La tris naturalmente esce e Mandrake, si mangia una vincita di 20 milioni di lire.

Sono Pazzo di Iris Blond (Carlo Verdone, 1996)

Romeo (Carlo Verdone) sbarca il lunario come musicista sulle navi da crociera. In una sosta a Napoli, si reca da una cartomante, ‘a Santa (Nuccia Fumo), che gli predice un futuro di amore e denaro che gli porterà una donna straniera che si chiama come un fiore.

The Gift – Il dono (Sam Raimi, 2000)

In una cittadina degli Stati Uniti, Annie (Cate Blanchett), giovane vedova con tre figli da mantenere, usa la sua chiaroveggenza per sopravvivere leggendo le carte Zener in cambio di libere donazioni.

Sherlock Holmes – Gioco di ombre (Guy Ritchie 2011)

Holmes (Robert Downey Jr.) si imbatte in una misteriosa zingara cartomante che si fa chiamare Madame Simza (Noomi Rapace). Holmes si diverte a scoprire chi sia e cosa cerchi leggendole lui i Tarocchi. Tutto avviene mentre l’ignaro Watson (Jude Law) sta vincendo ingenti cifre a carte.

The Knight of Cups (Terrence Malick, 2015)

Ogni evento della vita di Rick (Christian Bale) che ci viene raccontato corrisponde ad una carta dei Tarocchi: La Luna, La Torre, La Papessa, L’Eremita, L’Appeso, La Morte. The Knight of Cups ovvero Il cavaliere di coppe è una carta dei Tarocchi che quando esce rivolta verso l’alto significa cambiamento e ottime prospettive, quando invece esce rivolta verso il basso significa promesse non realizzate, a Malick in questo film la carta è uscita in quest’ultimo modo.

Tutti gli Uomini di Victoria (Justine Triet, 2016)

Victoria (Virginie Efira) quarantenne, separata, madre di due bambine, è una penalista piuttosto affermata e determinata nel lavoro, quanto scombinata e piena di nevrosi nella vita privata. Così passa dal rigido e scientifico approccio di uno psicoanalista, che lei non ritiene all’altezza al pari di tutti gli uomini della sua vita, alle stramberie di una grottesca cartomante alla quale chiede di predirle il futuro, senza avere risultati con entrambi.

Domani è un altro giorno (Simone Spada, 2019)

Giuliano (Marco Giallini) per conoscere il futuro si fa leggere i Tarocchi da un cartomante ambulante che gli predice un lungo viaggio. Purtroppo lo farà certamente, essendo condannato da una malattia in fase terminale.

GIOCO SCONOSCIUTO

Il marchese Del Grillo (Mario Monicelli, 1981)

Non si conosce il gioco di carte al quale sta partecipando in una bettola malfamata il marchese Onofrio Del Grillo, travestito da popolano, quando si accorge che qualcuno bara passando una carta con il piede da sotto il tavolo e lo blocca. Scoppia la rissa, viene messa mano ai coltelli, arriva la polizia e arresta tutti tranne lui e il suo servitore. Il perché lo spiega così: io so’ io e voi non siete un cazzo! Come recita il sonetto Li soprani der Monno vecchio di Giuseppe Gioachino Belli:

C’era una vorta un Re cche ddar palazzo
mannò ffora a li popoli st’editto:
«Io sò io, e vvoi nun zete un cazzo,
sori vassalli bbuggiaroni, e zzitto.

Io fo ddritto lo storto e storto er dritto:
pòzzo vénneve a ttutti a un tant’er mazzo:
Io, si vve fo impiccà nun ve strapazzo,
ché la vita e la robba Io ve l’affitto.

Chi abbita a sto monno senza er titolo
o dde Papa, o dde Re, o dd’Imperatore,
quello nun pò avé mmai vosce in capitolo».

Co st’editto annò er Boja pe ccuriero,
interroganno tutti in zur tenore;
e arisposeno tutti: «È vvero, è vvero».

La chiudo con una frase sempre tratta dal Marchese del Grillo:

Quanno se scherza, bisogna èsse’ seri!

E con con altre due da tenere sempre presenti:

Si può scoprire di più su una persona in un’ora di gioco che in un anno di conversazione. (Platone)

E se il mondo finisse? Continuerei a giocare. (San Luigi Gonzaga)

Buon gioco a tutti

Di Silvano Santandrea