I generi cinematografici servono per far arrivare il pubblico preparato alla visione con tutto il suo bagaglio di preconcetti su cosa sia un film romantico, uno d’azione e così via dicendo. Servono a generare delle aspettative comuni, un terreno di partenza livellato da cui poter partire per costruire la vera esperienza. Potrei descrivervi The Vast of Night, prima prova registica di Andrew Patterson, come un viaggio fantascientifico ma probabilmente non gli farei un favore, soprattutto se consideriamo l’evoluzione che questo genere ha avuto negli ultimi anni. Se ci concentriamo sulla visione più odierna, da un prodotto di fantascienza, ci potremmo aspettare invasioni aliene, lotte, complottismi di varia natura o avventure più grandi dell’uomo che ci portano negli angoli più reconditi dello spazio. È un campo che soprattutto negli ultimi anni è andato affievolendosi soprattutto se non prendiamo in considerazione grandi filoni del genere, come Star Wars, Star Trek e Doctor Who. The Vast of Night invece, fin dalla sua prima immagine, si impone con un ritorno e un omaggio agli albori del genere, riportandoci contemporaneamente a La guerra dei mondi narrata da Orson Welles e a The Twilight Zone. Si apre con una carrellata in avanti per avvicinarsi a un televisore che trasmette in bianco e nero un episodio di un programma chiamato Paradox Theater che riporta lo stesso titolo del film. La voce del narratore che ci introduce questa avventura potrebbe benissimo essere quella di Rod Sterling, ma The Vast of Night non è un frammento dell’universo che ha creato con la sua serie antologica: è qualcosa di simile ma anche completamente diverso.

La televisione dal bianco e nero passa a colori spenti da un leggero effetto seppia, in cui i neri diventano quasi marroni quasi per dare un tocco vintage anche al moderno. Ci ritroviamo nel novembre del 1958 nella cittadina di Cayuga in New Mexico (non esiste davvero, ma il nome è un omaggio alla Cayuga Productions di Rod Sterling), che si prepara alla prima partita di basket della stagione. A farsi strada tra la gente è il carismatico deejay radiofonico Everett Sloan (Jake Horowitz) che deve aiutare a far partire la radiocronaca della partita. Quando sta per uscire dalla palestra, la giovane centralinista Fay Crocker (Sierra McCormick) lo insegue chiedendogli aiuto su come usare il suo registratore. Vediamo i due protagonisti camminare nel parcheggio tra le diverse macchine che arrivano alla partita mentre cercano di riempire quel nastro di storie, aneddoti, riassunti di articoli di giornale. Grazie a questa sequenza possiamo non solo renderci conto dell’incredibile chimica tra i due protagonisti ma anche di come The Vast of Night sia un film principalmente da sentire. Si potrebbero chiudere gli occhi per lasciarsi trasportare solo dalla forza dei dialoghi scritti dallo stesso Patterson e da Craig W. Sanger.

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Jake Horowitz (Everett Sloan) e  Sierra McCormick (Fay Crocker) in un frame del film

La parlantina insostenibile di Fay e l’irriverenza di Everett ci accompagnano fino alle loro rispettive destinazioni: la prima alla centralina telefonica e il secondo allo studio della sua radio, denominata WOTW (acronimo di War of the Worlds, altro riferimento sottile all’immaginario di Wells). Tutto sembrerebbe normale, si annuncia una serata tranquilla fuori dalla palestra della Cayuga High School, a tal punto che lo stesso deejay scherza che potrebbero ascoltarlo a malapena cinque persone in tutta la vallata. Peccato che poco dopo l’inizio della trasmissione un rumore interrompa il tutto. Si pensa a un’interferenza da una radio messicana, ma quello è solo il primo di una catena di eventi che disturberanno la tranquillità di Cayuga. Ogni chiamata viene interrotta, una donna cerca aiuto attraverso la linea telefonica dicendo che ci sono oggetti nel cielo, poi un uomo dichiara di conoscere quel suono.

The Vast of Night è un film che nonostante la durata estremamente ridotta (arriva a malapena all’ora e mezza) riesce a prendersi il suo tempo e a trovare con chiarezza un ritmo inusuale, in contrasto con i soliti dettami dell’industria hollywoodiana. Il ritmo si alza all’inizio per poi distendersi pian piano, seppur con momentanei picchi di tensione. Con un pretesto narrativo estremamente formulaico nel genere, l’opera di Andrew Patterson trova la sua carica nella sottile tensione che pervade ogni immagine e ogni parola. Non desidera portare allo spavento, nemmeno brama di far spalancare gli occhi del pubblico di fronte alla meraviglia dell’ignoto. The Vast of Night pesca dal passato per ricordarci il fascino della scoperta e della curiosità. I due protagonisti immaginano come sarà il futuro, come il pubblico immagina l’ignoto, portando alla creazione di un gioco di squadra dove tutti hanno gli stessi strumenti e gli stessi indizi.

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Sierra McCormick (Fay Crocker) in un frame di The Vast of Night

The Vast of Night è un film piccolo, che si nota avere un budget molto ridotto e nessun attore di richiamo nonostante ora sia targato come un Amazon Original. Ai tempi venne rifiutato da Sundance, SXSW, Tribeca, Cannes e diversi altri festival in tutto il mondo per poi venire finalmente accettato da Slamdance Film Festival dove ebbe la sua première all’inizio del 2019 e dove l’incredibile successo di critica lo portò a venir riconsiderato dal Toronto International Film Festival. È un prodotto che mostra non solo una direzione precisa da parte di Andrew Patterson ma anche una possibilità di fare un genere impegnativo come la fantascienza lavorando per suggestioni più che per immagini. Oltre ad essere un nuovo interessante tassello del complesso puzzle del genere fantascientifico, The Vast of Night aiuta a ricordarci il potenziale del vero cinema indie, quello che con poche risorse riesce a realizzare delle gemme che meritano di essere scoperte.

The Vast of Night è disponibile su Amazon Prime Video.

di Giada Sartori