Dall’otto maggio si trova disponibile su Netflix The Eddy, la nuova mini-serie creata da Jack Thorne e in parte diretta da Damien Chazelle (regista di Whiplash 2014 e La La Land 2016). É composta da otto episodi che raccontano la vita di Elliot Udo (André Holland), un musicista americano che decide di aprire un club di jazz – il The Eddy – a Parigi con il suo migliore amico Farid (Tahar Rahim). Le loro vite sono complicate (ad esempio Elliot ha una figlia con la quale non riesce a rapportarsi), come del resto quelle dei musicisti che lavorano con loro, per questo ogni episodio è concentrato su un personaggio in particolare. Le storie non sono troppo approfondite, ma penso che fosse questo l’obiettivo: rappresentare uno spaccato di vita quotidiana in maniera realistica e naturale – aiutato anche da una ripresa e un montaggio molto fluido, quasi documentaristico. Tutto ciò diventa, però, confusionario quando si aggiunge la vena thriller con l’assassinio misterioso di Farid e quello che comporta nella vita della sua famiglia e di Elliot. I personaggi si scontrano spesso tra loro, e molte scene si riassumono in un continuo e reciproco accusarsi di egoismo e contemporaneamente rimanere nella propria bolla egoista ed egocentrica.

Da sinistra: Randy Kerber, Damian Nueva Cortes, Joanna Kulig, Lada Obradovic, Ludovic Louis e Jowee Omicil in una scena di The Eddy, disponibile su Netflix

I due fattori principali del realismo a cui si assiste in questi episodi sono dati dalle riprese ambientate nei quartieri popolari e multietnici di Parigi (i dialoghi infatti alternano francese, inglese, arabo e polacco) e dal motivo che la maggior parte degli attori sono in realtà musicisti alle prese con la loro prima esperienza nel campo della recitazione. I membri del gruppo sono tutti musicisti e compositori, e in particolare il pianista Randy è interpretato da Randy Kerber – ha suonato con Leonard Cohen e B.B. King – che insieme a Glen Ballard ha composto la colonna sonora originale della serie. Ovviamente è questo l’elemento più forte di tutti gli episodi: la costante presenza della musica avvicina la produzione a quella di un musical, ma in questo caso gli elementi musicali sono parte reale della vita di queste persone e dimostrano l’amore e la passione – si potrebbe dire “la dipendenza” – dei musicisti nei confronti della musica. A queste scene si contrappongono momenti di dialogo attorno ai quali si può percepire il paesaggio sonoro circostante, che risulta quasi silenzioso e ovattato.

André Holland e Tahar Rahim in una scena di The Eddy

Se la colonna sonora risulta essere la chicca di tutta la produzione, la storia raccontata avrebbe potuto essere resa più dinamica attraverso dei maggiori approfondimenti – anche psicologici –, suggerisco quindi di andare direttamente su Spotify dove si trova già pronta la playlist e di godersi quest’ottima musica .

di Alice Dozzo