Il lancio di questi giorni della navicella spaziale Crew Dragon da Cape Canaveral ha catturato gli sguardi e i titoli d’apertura di tutti i media. Alle 19.23 ora italiana del 31 maggio 2020, i due astronauti della NASA, Behnken e Hurley hanno ottenuto l’ok per entrare nella stazione spaziale Iss.
Orgoglio e entusiasmo hanno travolto la base spaziale americana: abbiamo fatto la storia, inizia una nuova era ha dichiarato l’amministratore capo della NASA.
Ma ancora una volta, un genio dell’arte aveva già raccontato tutto.
Si tratta di Fritz Lang, il genio visionario per eccellenza della storia del cinema, che nel 1929 diresse il suo ultimo film muto, Una donna sulla luna, un melodramma fantascientifico ispirato all’omonimo romanzo scritto da sua moglie, Thea von Harbou, con la quale scrisse anche la sceneggiatura.
Come sempre nel caso di Lang, fu un film dalla straordinaria portata innovativa, sul piano narrativo, estetico e simbolico.
Per la prima volta fu presentato al grande pubblico il tema scientifico dei viaggi spaziali su razzi, per il quale Lang si avvalse della consulenza di veri e propri antesignani della storia missilistica: Hermann Oberth e Willy Ley.

L’avveneristico razzo ipotizzato da Fritz Lang nel suo Una donna sulla luna (1929)

Protagonisti del film sono quattro uomini, una donna e un bambino che viaggiano su una nave spaziale verso la luna. Uno di loro, molti anni prima, aveva sostenuto che vi fossero delle miniere d’oro e un altro aveva dato ordine di far costruire un veicolo in grado di raggiungere quei tesori. Un ingegnere e sua moglie appoggiano il progetto per motivi ideali ma come capo della spedizione si impone il rappresentante di una società che controlla il commercio dell’oro.
La lotta tra ideale e interesse ha inizio. Ed è molto significativa la scelta di collocare in primo piano la figura femminile, proprio com’era avvenuto in Metropolis.
Ma intreccio narrativo a parte, ciò che più colpisce in questa opera è la straordinaria e naturale capacità profetica. E’ in questo film, ad esempio, che Fritz Lang inventa il conto alla rovescia, che introduce per ragioni drammatiche, per accrescere la tensione al momento della partenza.
L’elemento estetico -formale poi assume più che mai un valore emotivo e psicologico. Per questo Lang affida la direzione della fotografia a Gunther Rittau, che aveva già lavorato con lui in Metropolis per gli effetti speciali della scena in cui viene creato l’uomo – macchina.

Una donna sulla luna (F. Lang, 1929)

Per quanto riguarda le riprese in studio, Lang richiese un grande lavoro per ricreare i paesaggi lunari: sabbia decolorata disposta in montagne sullo sfondo, e poi la realizzazione di caverne e grotte e di un suolo vulcanico che ribolliva e emanava vapori.
Evidentemente Lang era più che mai attratto dalla dimensione ancora inconoscibile dell’universo, così come dalla parte più oscura dell’essere umano; e sapeva mescolare questi due enormi misteri con una straordinaria capacità visionaria e allo stesso tempo una scrupolosa precisione documentaristica.
Pensate che dopo la fine della seconda guerra mondiale, la Gestapo fece sparire tutti i progetti che i due scienziati chiamati da Lang avevano realizzato per la costruzione del razzo, perché erano troppo simili ai progetti segreti per la costruzione dei veri ordigni bellici V1 e V2 (i noti esplosivi utilizzati dalla Lutwaffe).

di Gabriella Maldini