Aveva raggiunto la notorietà popolare con Habemus Papam (2011) di Nanni Moretti l’attore francese Michel Piccoli spentosi alla bella età (invidiabile) di 94 anni. Era molto amato dalla critica e dal pubblico italiano, soprattutto per alcune sue interpretazioni in film diretti da Marco Ferreri e Marco Bellocchio. Con Ferreri  inizia a lavorare, dopo aver interpretato l’ispettore Ginko nel Diabolik (1967) di Mario Bava, con Dillinger è morto (1969) in cui è un borghese, un ingegnere, alienato che  si annoia in casa e passa il tempo a giocare con  una pistola trovata per caso, mima poi  il suicidio e infine uccide la moglie dormiente. Fattosi ingaggiare come mozzo su una imbarcazione privata, parte per le Hawai. Una fuga irreale che rievoca nel titolo il favoloso mondo gangsteristico degli anni Trenta.  E’ di nuovo con Ferreri in L’udienza (1972) in cui riveste il ruolo di un sacerdote postconciliare ed arrivista in un film dove il protagonista è lo stralunato Enzo (Enzo Jannacci) che volendo parlare con il Papa per comunicargli una  cosa importante  dovrà lottare contro la burocrazia clericale. Ma è soprattutto nel ruolo di un regista nel film La grande abbuffata (1973), sempre di Ferreri,  che si abbuffa di cibo e sesso insieme ad altri tre amici in una  vecchia villa parigina fino a morirne,  che  la sua notorietà diventa più vasta. Nella sua carriera irrompe poi il regista piacentino Marco Bellocchio che lo dirige prima in Salto nel vuoto (1980)  e poi in Gli occhi, la bocca (1982). Con il primo vince al Festival di Cannes la Palma d’Oro: è un  uomo alla soglia della vecchiaia che ha con la sorella (Anouk Aimée) una sorta di dipendenza affettiva e vivono come una coppia sopraffatta da anni di convivenza. Sarà lei a ribellarsi a questa folle situazione, riprendendosi la propria vita. In Gli occhi, la bocca è lo zio del giovane borghese e ribelle Giovanni (Lou Castel).  Liliana Cavani lo vuole poi per Oltre la porta (1982) dove interpreta un personaggio misterioso.  In Italia lavora anche con Peter Del Monte dove in Compagna di viaggio (1996) è un personaggio smarrito che vive in una strana dimensione, per arrivare poi al trionfo di Habemus Papam dove riveste il ruolo di un cardinale francese che inaspettatamente viene eletto al soglio pontificio e che  non ha il coraggio di presentarsi sul balcone di San Pietro. A nulla varrà l’assistenza di uno psicoanalista (lo stesso Nanni Moretti) perché il Papa approfittando di un momento di distrazione, scompare per le vie di Roma. Un ruolo quello di Michel Piccoli in cui dà tutte le sue doti attoriali che lo rendono impareggiabile.

Michel Piccoli avevamo incominciato ad apprezzarlo quando apparve nel film di Jean-Luc Godard Il disprezzo di cui è protagonista insieme a Brigitte Bardot. Interpretava uno scrittore e sceneggiatore colto nella sua crisi coniugale con la bellissima moglie che non rifiuta, per disprezzo verso di lui, le avances di  un produttore americano. Un’opera, tratta da un romanzo di Alberto Moravia, che Godard sviluppa con uno stile assolutamente personale al quale Michel Piccoli aderisce con convinzione. Ma anche  per alcuni film con Luis Bunuel con il quale ha avuto un lungo sodalizio che lo ha portato alla realizzazione di opere come Bella di giorno(1967), La via lattea (1969), Il fascino discreto della borghesia (1972) e Il fantasma della libertà (1974). Importante è stato anche il rapporto con Manoel de Oliveira, spiccando soprattutto in film come Party (1996) dove è un anziano attore, grande seduttore,  e Ritorno  a casa in cui riveste ancora il ruolo di un anziano  attore che a teatro, appresa la morte della moglie, figlia e genero per  un incidente d’auto durante la recita dell’Ulisse di Joyce all’improvviso rinuncia a recitare: un film che è un’amara riflessione sulla vecchiaia.

Ma tante altre sarebbero le opere da lui interpretate da citare, tenendo presente che ha all’attivo qualcosa come 180 film. Da non trascurare, per esempio, i Polar francese dei film di Pierre Chenal, Jean-Pierre Melville, Renè Clement, Constantin Costa-Gavras. Oppure il film di Claude Sautet L’amante dove  è l’architetto Pierre, moribondo in seguito ad un incidente d’auto, di cui in flashback vengono ripercorsi gli avvenimenti più importanti della sua vita: soprattutto, la crisi con una traduttrice (Romy Schneider) e la nostalgia con l’ex moglie (Lea Massari). E’ stato interprete  in tanti altri film di registi europei nei cui personaggi interpretati ha trasferito la sua fisicità aristocratica dando loro le sfumature efficaci per quei ruoli. Ma è stato anche dietro la macchina da presa dirigendo tre film che non mi pare siano apparsi in Italia.

Un grande  uomo di spettacolo (aveva interpretato ruoli importanti anche a teatro), Michel Piccoli,  che nel cinema aveva trovato l’espressione più alta.

di Paolo Micalizzi