Tra i caratteristi della Storia del cinema italiano spicca la figura della napoletana Tina Pica. Me l’ha riportata alla memoria la recente visione in televisione di Destinazione Piovarolo (1955) di Domenico Paolella, dove lei nel ruolo di Beppa, la casellante, duetta con Totò che dà volto e vita al  capostazione Antonio La Quaglia arrivato ultimo in un concorso e, quindi, destinato in un piccolo paese dove passa un solo treno al giorno, un accellerato. La si ricorda poi impareggiabile Caramella, in Pane, amore e fantasia diretto da Luigi Comencini ed interpretato da Vittorio De Sica e Gina Lollobrigida. Un film che fu un grande successo, con premi in Italia ed all’estero (Orso d’argento al Festival di Berlino) e campione d’incassi tra i film italiani della stagione 1953-1954,  e diede il via  ad una serie di seguiti: tra cui, Pane, amore e gelosia (1954), sempre di Comencini, con il quale conquistò il Nastro d’argento come migliore attrice non protagonista, e Pane, amore e… (1955) di Dino Risi. Ed in tutti e tre i film c’era lei, la serva del maresciallo Carotenuto (Vittorio De Sica) , donnaiolo e vanesio, in un paesetto della Ciociaria prima con la Lollobrigida e poi nel film di Risi con Sophia Loren dove pronunciò una battuta che rimase famosa rivolta al popolarissimo De Sica: Fratello vatti a coricare!. Commedie che la consacrarono come una delle caratteriste più amate del cinema italiano del dopoguerra, la cui popolarità continuò poi in altri film. Ne interpretò in tutto 58 in ruoli diversi di serva, portiera, zia o nonna dove  con il suo fisico gracile e la peculiare vocalità che rendeva singolare il suo essere burbera fissò una maschera efficace a sciogliere i nodi drammaturgici delle storie raccontate. La si ricorda anche in  Un eroe dei nostri tempi (1955) di Mario Monicelli dove è la domestica asfissiante a fianco di  Alberto Sordi e Giovanna Ralli.  Ma soprattutto in La nonna Sabella (1957) dove recita ancora per Dino Risi  nel ruolo di una vecchietta autoritaria  che sta per morire con grande sollievo di tutti che pensano di poter poi fare tutto ciò che vogliono. Si scoprirà che la malattia non era vera e si trattava di un suo stratagemma per fare tornare al paese, Pollena, un nipote ancora studente (Renato Salvatori) e farlo fidanzare ad una ragazza. Cosa che avverrà nel film successivo La nipote Sabella (1958), che però è diretto da Giorgio Bianchi, dove il matrimonio con la bella postina (Sylva Koscina) avverrà. Tina Pica sarà ancora protagonista in Arriva la zia d’America (1956) di Roberto Bianchi Montero che la dirigerà anche in  La zia d’America va a sciare (1958) dove lei indossa i panni di un’anziana donna, che, in seguito ad un dissesto economico per la sua mania per le scommesse in borsa, lascia  l’America e viene in Italia con le due graziose nipoti (Nadia Bianchi e Isabella Biagini) con dei ricchi giovanotti. Ci riuscirà  sulle nevi del Terminillo, dopo  vicende costellate di  esilaranti equivoci. E lo sarà ancora in La Pica sul Pacifico (1959) diretto anch’esso da Roberto Bianchi Montero, dove lei trasferitasi  nell’isola del Pacifico, che le ha lasciato in eredità il defunto marito, si sposa con un abitante locale (Memmo Carotenuto) che in realtà è un evaso: sarà disposto a costituirsi pur di non restare con la neo-moglie, un energica vecchietta.

Sono film concepiti su misura per la comicità estrosa di questa caratterista, che non c’è dubbio che possa essere definita attrice a tutto tondo, che figlia di un attore dialettale era entrata nel mondo dello spettacolo in commedie in vernacolo per recitare in seguito anche con il celebre attore e commediografo del teatro napoletano Eduardo Scarpetta. Raggiungendo poi notorietà, sempre in teatro,  accanto ai fratelli De Filippo e  rivelandosi al cinema, dopo che già nel 1916 era apparsa nel film di Elvira Notari Carmela, la sartina di Montesanto,  con  Il cappello  tre punte (1934) di Mario Camerini dove è un’irruenta  popolana. La sua fortuna nel cinema avvenne, come già detto, negli anni Cinquanta grazie al ruolo della serva brontolona Caramella.

L’ultima sua interpretazione è nell’episodio Mara del film Ieri, oggi e domani (1963) di Vittorio De Sica dove è la dirimpettaia di Mara (Sophia Loren), una squillo d’alto bordo di cui s’innamora il nipote seminarista che s’invaghisce di lei senza conoscerne la professione. Sarà la nonna, molto timorata di Dio, che implorerà piangendo la donna di farlo rinsavire ed evitare che abbandoni la vocazione: Mara ci riuscirà accontentandolo con uno spogliarello.

Tina Pica aveva 79 anni. E’ morta nella sua Napoli cinque anni dopo, il 16 luglio del 1968, lasciando negli spettatori un simpatico ed affettuoso ricordo.  

di Paolo Micalizzi