Valeria è la nuova serie prodotta da Netflix España, presente sulla piattaforma dall’otto maggio, che si ispira ai romanzi di Elísabet Benavent. Con il primo capitolo della saga la scrittrice ha scalato la vetta delle classifiche letterarie spagnole, si potrà dire lo stesso della serie?
Ci troviamo a Madrid, durante una classica caldissima estate, e la giovane Valeria (interpretata da Diana Gómez) è in preda a una crisi di lavoro e sentimentale. Il matrimonio con Adri (Ibrahim Al Shami) comincia a scricchiolare e la scadenza per la prima bozza del libro si avvicina sempre di più. Quando conosce Victor (Maxi Iglesias), un affascinante architetto appena rientrato da Berlino, la crisi si acuisce maggiormente ma solo in campo sentimentale, perché grazie all’influenza del giovane Valeria riuscirà a tirar fuori le idee migliori per il suo libro. Ricordando un po’ Sex and the City, attorno a Valeria troviamo anche tre amiche, tutte diverse ma ben affiatate: Nerea (Teresa Riott), una giovane avvocatessa che non riesce a fare coming out con i suoi genitori, Lola (Silma López), un’interprete ed è la femme fatale del gruppo e Carmen (Paula Malia), una pubblicitaria un po’ ingenua e in cerca del vero amore.

Paula Malia, Silma López, Diana Gómez e Teresa Riott.

Valeria risulta una ragazza incapace di gestire la sua vita, di prendere delle decisioni e di sfruttare tutte le sue migliori capacità: spesso preferisce piangersi addosso e lasciarsi trascinare dagli eventi e dalle persone che la circondano. Le sue amiche, invece, hanno dei caratteri interessanti ma nel complesso un po’ abbandonati al flusso della storia e fungono fondamentalmente da contorno alla storia di Valeria (che, a parer mio, è la più noiosa delle quattro). In questi primi otto episodi – pare sia già in lavorazione una seconda stagione – risulta ben chiaro che il tema centrale sono le relazioni amorose, non solamente a livello psicologico, ma anche e soprattutto fisiche. In circa quaranta minuti di episodio, una buona parte di questi è dedicata a scene di sesso che ricadono nel trash e nell’eccessivo (riportando la nostra mente a Cinquanta sfumature di grigio), soprattutto nel momento in cui non vengono affiancate da un’analisi psicologica approfondita dei personaggi principali. Sembrano messe lì giusto per occupare il tempo messo a disposizione per ogni episodio. Solamente nell’ultimo episodio sembra esserci una sorta di ripresa con qualche flashback e qualche riflessione in più, a questo punto bisognerà aspettare la prossima stagione e vedere se ciò verrà confermato o meno.

Diana Gómez in una scena di Valeria, disponibile su Netflix.

I due aspetti positivi di tutto ciò – solo per i quali vale la pena sopportare gli episodi – sono sicuramente la colonna sonora formata totalmente da canzoni preesistenti e scelte tra un vasto panorama internazionale contemporaneo (Icona Pop, David Bisbal, Billie Eilish, SEREBRO, Lucky Luke e molti altri); e la resa dell’ambiente circostante: seduti comodi sul divano vi troverete immersi nelle strade di Madrid, sotto il suo cielo azzurro e una luce meravigliosa, tra la gente spensierata che per sopportare i 37° estivi si siede nelle terrazze di Plaza del Dos de Mayo e ordina “un cubo de cerveza” o che si ritrova al fresco in locali come Sala Equis.

di Alice Dozzo