Da sempre la televisione si è dimostrata particolarmente interessata a immaginare forse l’aspetto più nebuloso della vita umana: quello che succede quando essa finisce. L’aldilà è oggetto delle interpretazioni più diverse, alcune cementate su una visione religiosa ma che si prendono comunque alcune libertà come abbiamo potuto vedere in Supernatural, dove i due fratelli Winchester si spostano nel corso delle stagioni tra Inferno, Purgatorio e Paradiso, e altre molto più aleatorie. Da una parte abbiamo la tendenza a reimmaginare semplicemente la morte e così abbiamo Ned di Pushing Daisies, che riporta in vita con un tocco e uccide con due, o Nadia Vulvokov di Russian Doll, che non riesce a morire nel suo personale Giorno della Marmotta. Dall’altra parte, invece, abbiamo diverse riscritture del concetto stesso di Paradiso, che poi si svela pian piano non essere così positivo come si è soliti pensare. Questo è il caso ad esempio di Miracle Workers, che nella sua prima stagione immagina Dio lasciare il Paradiso per aprire un ristorante gettando gli angeli nel panico più totale, oppure di The Good Place, che attraverso la filosofia ha giocato con i nostri preconcetti sull’aldilà. Altri esperimenti in questo verso son stati fatti da Forever, esplorando la vita di una coppia prima e dopo la morte, o anche da Black Mirror con l’episodio di San Junipero. La nuova comedy di Greg Daniels (creatore di Parks & Recreation e di The Office, nonché co-produttore de I Simpson), Upload, quindi si ritrova in un filone estremamente florido e vivace dove tutto sembra già essere stato inventato e il timore di fare un buco nell’acqua è dietro l’angolo.

La serie, distribuita in tutto il mondo da Amazon Prime Video, ha però il vantaggio di tenere in considerazione le interpretazioni passate ma allargando l’attenzione anche ad altri argomenti come ad esempio la tecnologia e la minaccia del capitalismo. Difatti Upload è ambientata nel 2033, un futuro che ci sembra lontano ma che allo stesso tempo è dietro l’angolo. La popolazione adesso ha a disposizione una scelta: morire normale o essere caricata in rete in uno dei tanti Paradisi a disposizione, scelto in base alla disponibilità economica della famiglia del morto. Il giovane programmatore informatico, Nathan Brown (Robbie Amell), viene obbligato dalla fidanzata, la troppo ricca e svampita Ingrid (Allegra Edwards che in questo ruolo assomiglia in tutto e per tutto a Chiara Ferragni), a fare la seconda scelta e viene caricato sul server di Lakeview.

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Il funerale digitale di Nathan Brown (Robbie Amell), ritratto qui mentre bacia la sua fidanzata Ingrid (Allegra Edwards)

La paradisiaca casa sul lago codificata dall’azienda Horizen sembra il posto perfetto dove passare l’eternità, peccato che Nathan si accorga presto di alcuni problemi. La sua memoria sembra essersi danneggiata durante il caricamento forse troppo istintivo, fatto quando i parametri vitali del protagonista si stavano stabilizzando dandogli forse una possibilità di sopravvivere. La sua morte, avvenuta per un malfunzionamento improvviso di una macchina capace di guidarsi da sola, insospettisce non poco la sua famiglia che assume una detective. Peccato che ormai tutta l’eternità di Nathan sia nelle mani di Ingrid che gestisce persino il suo accesso a pasti, bonus e qualsiasi attività. Nell’aldilà però lui non è solo: è affiancato come tutti da un Angelo, che in realtà altro non è che un servizio clienti manifestatosi sotto forma di avatar. A lui viene assegnata Nora (Andy Allo), una donna estremamente sensibile sospesa tra la perdita della madre e un padre che tra poco se ne andrà ancora indeciso se morire davvero o finire su Lakeview.

Il paradiso immaginato da Greg Daniels è terribilmente umano, nel senso più negativo del termine. Rappresenta un tentativo di lucrare persino sull’unico momento della vita in cui si pensava di sfuggire dalle logiche del mercato. Ogni cosa in questo Paradiso è a pagamento: persino i libri sugli scaffali sono disponibili solo parzialmente per chi non ha la disponibilità economica necessaria. Una parte nascosta agli occhi di tutti di Lakeview è quella che spetta ai 2gigs, un gruppo di persone con un dataplan molto ristretto offerto quasi per pena dall’azienda. Per loro costa persino pensare, spesso stanno fermi sui propri letti pur di non finire immobilizzati perché hanno finito i dati. I vivi non restano zitti davanti a queste ingiustizie, si riuniscono protestando davanti alle sedi di Horizen ogni giorno, ma niente sembra cambiare.

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Nathan Brown (Robbie Amell) qualche istante prima di essere caricato sul server di Lakeview.

La critica sociale, che in questo caso vede come principale bersaglio il capitalismo, è sempre stata presente nella serie di Greg Daniels ma di solito è rimasta in secondo piano, emergendo solo casualmente quando le trame lo richiedevano. Con Upload la troviamo prepotentemente al centro di tutto e questo crea non pochi problemi da un punto di vista narrativo. Si presenta così il bisogno di giostrarsi tra umorismo demenziale, un mistero, una storia d’amore, ma anche una critica estremamente seria e sentita. Spesso il tono cambia da un momento all’altro quasi inaspettatamente, in una montagna russa costruita in modo impreciso ma con buone intenzioni. Anche le scelte di casting sono a volte inspiegabili: se Andy Allo è perfetta nei panni della dolce Nora, ci si può domandare se un attore così lanciato nel genere action come Robbie Amell sia la scelta giusta per Nathan Brown.

Nonostante i difetti, Upload riesce comunque se non ad affascinare a incuriosire il suo spettatore. Nel corso dei suoi dieci brevi episodi crea un affresco magari esagerato ma terribilmente realistico di quello che potrebbe significare morire in un prossimo futuro.  Persino l’eternità non è libera dalle preoccupazioni terrene e il desiderio di tenere vicini coloro che sono morti potrebbe rivelare le vere intenzioni dei vivi. Upload non vuole correggere la sua realtà, ma presentarla per aprire gli occhi al pubblico di oggi. Non vuole imporre le sue idee e nemmeno creare paranoie nuove: le paure del 2033 di Daniels sono già presenti nel 2020 di noi tutti. Se The Good Place credeva negli esseri umani, Upload li rimprovera. Se The Good Place vedeva il Paradiso come una liberazione, Upload lo immagina come una continuazione esasperante della vita umana che non fa altro che riprodurre i meccanismi terreni. Se in The Good Place il Paradiso si raggiungeva attraverso la propria condotta in vita, in Upload è solo questione di soldi: puoi raggiungere l’aldilà solo se te lo puoi permettere. Nonostante e anche per i suoi azzardi spesso non ripagati, Upload riesce a capire l’essere umano e a portarlo sullo schermo come raramente accade nella serialità contemporanea. Resta solo da sperare che un’eventuale seconda stagione riesca ad esplorare con ancora più profondità i suoi temi trovando una direzione più precisa a livello narrativo.

La prima stagione di Upload è disponibile su Amazon Prime Video dal 1° maggio.

di Giada Sartori