Per anni la figura del nerd in serie tv e film si è ridotta a uno stereotipo sbiadito del secchione senza interessi che non siano prettamente legati alla sfera scolastica. Bassino, probabilmente con l’apparecchio, ingobbito, sfruttato dai più popolari per avere un buon voto, magari finiva per essere soggetto a una trasformazione in puro stile Cenerentola diventando bellissimo una volta toltosi gli occhiali, ma nessuno sembrava interessato a dargli un’evoluzione degna di questa parola lasciandolo essere se stesso. Una rivincita dei nerd è stata portata sullo schermo l’anno scorso da Olivia Wilde con il suo Booksmart (distribuito in Italia con il triste titolo La rivincita delle sfigate), dove le due protagoniste si trovano a voler diventare cool agli occhi di tutta la scuola, partecipando a feste, cercando l’amore, distrazioni che avevano evitato fino a quel momento pur di concentrarsi sui loro voti. Never Have I Ever, la nuova serie originale Netflix creata da Mindy Kaling e Lang Fisher, continua il lavoro iniziato da Olivia Wilde in questa direzione ma allo stesso lo reinventa.

Reimmaginare narrazioni che potrebbero essere familiari per lo spettatore è ormai il marchio di fabbrica di Mindy Kaling come autrice. L’attrice comica, famosa soprattutto per aver interpretato Kelly Kapoor in The Office, si è distinta nella scrittura realizzando progetti come The Mindy Project, Late Night e il remake di Quattro matrimoni e un funerale. Prende storie magari banali, ma attraverso un’attenta riscrittura e un casting che non dimentica la diversità riesce ad elevarle. Never Have I Ever sulla carta potrebbe essere una serie come ne abbiamo viste mille nella nostra vita: un’adolescente al liceo con degli amici e molti nemici. Probabilmente vi verranno in mente mille prodotti simili ed è giusto che sia così. Mindy Kaling stessa nelle interviste riconosce quelli che sono i predecessori della serie, evidenziando soprattutto la spesso dimenticata Freaks and Geeks, capace di catturare il vero imbarazzo dell’adolescenza.

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Devi (Maitreyi Ramakrishnan), Eleanor (Ramona Young) e Fabiola (Lee Rodriguez) in uno still della serie.

La protagonista di Never Have I Ever, difatti, non è affatto cool. Incontriamo per la prima volta Devi Vishwakumar (interpretata dall’esordiente Maitreyi Ramakrishnan) nella sua stanza mentre è intenta a pregare nella speranza di ottenere un invito a un party con alcol e droghe pesanti, di avere meno peli sulle braccia e di fidanzarsi, in quest’ordine. Nei dieci episodi della serie la osserviamo giostrarsi tra le sue migliori amiche, Fabiola (Lee Rodriguez) ed Eleanor (Ramona Young), il cercare di entrare nel college dei suoi sogni, la competitività con un altro secchione e il tentativo di avvicinarsi al ragazzo più bello di tutta la scuola, Paxton Hall-Yoshida (Darren Barnet). Devi incomincia l’anno scolastico con il desiderio di fare tabula rasa di tutto quello che è successo nei mesi precedenti. Dopo essersi vista morire il padre davanti a un concerto a scuola, è rimasta costretta su una sedia a rotelle per un lungo periodo per il trauma. Sa di essere diventata la barzelletta della scuola, ma tra scatti d’ira e demoralizzazione cerca di elaborare il lutto come meglio riesce, anche se a volte finisce per pensare che lo spirito di suo padre stia cercando di comunicare con lei attraverso i coyote che compaiono nel loro giardino. La serie ha un’arma segreta per raccontare l’Odissea di Devi: un narratore onnisciente con la voce di John McEnroe.

A questo punto ci si potrebbe chiedere perché una leggenda del tennis sia coinvolta in un teen drama e sarebbe una domanda più che comprensibile. Never Have I Ever dà presto una risposta a questo quesito (Spoiler), ma a contare di più è l’apparente affinità tra Devi Vishwakumar e John McEnroe: una rabbia incontrollabile, che porta entrambi a essere etichettati come teste calde senza che le persone si prendano tempo per conoscerli davvero. Una volta superate le riflessioni più psicologiche, il voiceover di John McEnroe che racconta tutto ciò che accade nella mente della giovane protagonista è uno dei colpi di genio della serie: dalla sua confusione verso alcune dinamiche adolescenziali ai complimenti per il bel ragazzo popolare e le spiegazioni della cultura indiana. Nel sesto episodio della serie, che invece segue il rivale di Devi, Ben Gross (Jaren Lewison), dandogli quella profondità che fino a quel momento mancava (seguendo quella tradizione degli episodi “stand-alone” che sta attraversando tutta la serialità contemporanea, da High Fidelity a Mythic Quest: Raven’s Banquet), la narrazione passa ad Andy Samberg, Jake Peralta di Brooklyn Nine-Nine.

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Kamala (Richa Moorjani) in uno still della serie.

La serie non vuole solo divertire, ma vuole anche sfruttare la piattaforma mainstream offertale da Netflix per riflettere su concetti universali, come famiglia, esplorazione della propria sessualità, amicizia ma soprattutto cultura. Never Have I Ever non dimentica le origini di Devi, il suo essere una ragazza indo-americana di prima generazione, senza però farle diventare l’unico tratto distintivo del personaggio. La vediamo impegnata nelle celebrazioni del Ganesh Puja o impegnata a preservare il libro che sua madre (interpretata dalla deliziosa Poorna Jagannathan) ha fatto benedire. Il tentativo di bilanciare due culture spesso contrastanti difatti viene impersonato soprattutto da Kamala (Richa Moorjani), cugina di Devi che si trova costretta a un matrimonio combinato nonostante abbia già un fidanzato in America. In Never Have I Ever nessun personaggio finisce per ripiegarsi sugli stereotipi che lo accompagnerebbero in un’altra serie: le amiche di Devi, ad esempio, non sono solo la computer geek o la drama kid di turno. Fabiola scende a patti in modo onesto con la sua sessualità, mentre Eleanor cerca di riappacificarsi con la madre che l’ha lasciata. Anche il ragazzo popolare al centro delle attenzioni della protagonista non è ridotto a una tartaruga scolpita e basta: Paxton si rivela negli episodi essere una persona sincera che ha eretto troppi muri nella sua vita per proteggere la sorella affetta da sindrome di Down dai bulli.

Never Have I Ever è una serie che ritrae l’adolescenza così come è davvero, senza essere eccessivamente sessualizzata come in altri prodotti contemporanei. È un periodo imbarazzante che Mindy Kaling e Lang Fisher riescono a catturare in tutta la sua complessità. Sono degli anni fatti di sbagli, di tentativi di sembrare più di quello che siamo, di cotte sbagliate. L’adolescenza è il periodo soprattutto in cui le esagerazioni son soprattutto nella nostra testa. Magari non saranno raccontate da John McEnroe, ma poco ci manca.

Never Have I Ever è disponibile su Netflix dal 27 aprile.

di Giada Sartori