Ha compiuto, in questi giorni, ottant’anni un mito del cinema hollywoodiano. L’anniversario è di Al Pacino (nativo di New York, ma italiano per via della sua famiglia che era di origini siciliane), grande attore del cinema, amato non solo dal pubblico americano ma in tutto il mondo. Dopo aver raggiunto il successo a teatro, viene l’esordio nel cinema, seppur in tono minore, con una particina nel film Me, Nathalie (1969) di Fred Coe ed un ruolo da protagonista in Panico a Needle Park (1971) di Jerry Schatzberg in cui, per via della sua faccia macilenta  riveste il ruolo di un drogato, spacciatore di stupefacenti. Ma dimostra di avere una sua precisa personalità (oltre ad una recitazione assai fine che gli viene dall’Actors’ Studio) interpretando il ruolo di Michael Corleone in Il padrino (1971) di Francis Ford Coppola, tratto dal  romanzo di Mario Puzo. E’ il figlio di Vito, un grandissimo Marlon Brando, che emigrato bambini negli Usa diventerà un grande “padrino” a capo di un’importante famiglia mafiosa,  che lui vendicherà quando il padre rimarrà  gravemente ferito in un attentato e prenderà in mano la situazione diventando il capo indiscusso ed introducendo sistemi più moderni ed efficaci. Al Pacino sarà anche il protagonista nei due sequel. Lo ricordiamo poi  in Serpico (1973) di Sidney Lumet, un poliziesco dove è un giovane poliziotto, ingenuo e onesto, che per aver rivelato ai suoi superiori di aver scoperto le attività illegali di alcuni colleghi viene isolato e si salva a stento da una missione mortale. Rivelate pubblicamente le sue scoperte, si dimette e rinunciando anche  di legarsi sentimentalmente si ritira in Svizzera. Un personaggio ed una storia, che prende spunto da fatti reali, che nell’America post-Watergate fece molto scalpore. Lo ricordiamo ancora come il rapinatore angosciato ed omosessuale intrappolato nella banca che sta svaligiando del film Quel pomeriggio di un giorno da cani (1975), ancora di Sidney Lumet.  Ma anche nel ruolo del cubano Tony Montana, che da piccolo delinquente diventa boss della malavita e del traffico di droga, in Scarface (1983) di Brian De Palma. Per alcuni di questi film Al Pacino ha la nomination all’Oscar ma l’ambita statuetta la vince con Scent of a Woman-Profumo di donna (1992) di Martin Brest (remake dell’omonimo film italiano di Dino Risi del 1974, tratto dal romanzo Il buio e il miele di Giovanni Arpino ed interpretato da Vittorio Gassman) dove offre una grande interpretazione: è un grande ufficiale americano cieco che nasconde la sua umanità dietro una machera di acido cinismo e viene salvato dal suicidio da un giovane liceale  che si occupa di lui in un weekend. Ancora grandi interpretazioni in L’avvocato del diavolo (1997) di Taylor Ford, dove è un avvocato di provincia chiamato a New York da un grande studio che ottiene sempre successo perché aveva venduto l’anima al diavolo, e Donnie Brasco (1997) di Mike Newell dove si cala nel ruolo di un mafioso che viene denunciato da un infiltrato (Johnny Depp). Ma anche in Insider-Dietro la verità (1999) di Michael Mann sulla guerra alle multinazionali del tabacco e Ogni maledetta domenica(2000) di Oliver Stone sul mondo del football americano in cui è  un allenatore ritenuto ormai al tramonto che si piglia ancora tante soddisfazioni, essendo molto amato  dalla squadra. Di recente, 2019, ha interpretato, e si è fatto apprezzare, nel ruolo del sindacalista Jimmy Hoffa, in The Irishma di Martin Scorsese.

Al Pacino, un attore che ha dato vita  con grande intensità ed efficacia a tanti personaggi che sono indimenticabili nella memoria degli spettatori, appassionati e cinefili.

di Paolo Micalizzi