Quarantena: Periodo di isolamento (originariamente di 40 giorni) al quale vengono sottoposti persone, animali e cose ritenuti portatori di agenti infettivi. La sua durata differisce fra le varie malattie, in rapporto al relativo periodo d’incubazione.

(Enciclopedia Treccani)

Causa pandemia da COVID-19 noi stiamo ormai raggiungendo la cinquantena avvicinandoci sempre più alla sessantena.

E’ per il nostro bene, per la nostra salute che non usciamo di casa, che starnutiamo nel gomito, che ci laviamo continuamente le mani, che non ci infiliamo le dita in bocca, negli occhi e nel naso. Lo capiamo e lo facciamo ma, diciamolo, che palle, qualcosa dobbiamo inventarci per sfangare la giornata.

Fortunatamente noi abitiamo in una casa grande e non ci pestiamo i piedi, altrimenti la vita familiare è un’interferenza nella vita privata, per citare Karl Kraus.

La casa è piena di libri, di CD, DVD, ognuno ha un proprio PC, un tablet, un cellulare, possiamo sentirci e vederci con amici e parenti lontani e vicini. Facciamo ginnastica, prendiamo il sole sul balcone, giochiamo a carte, a Tavola Reale, leggiamo, ascoltiamo musica, guardiamo serie televisive e film.

Già i film. A questo proposito, quanti film si svolgono all’interno di un palazzo, di un’abitazione o di una stanza? Quanti restano a casa con o senza una quarantena?

Eccone alcuni che ricordo di aver visto e che vi racconto, ben attento a non rivelare troppo però.

ANGOSCIA (George Cukor 1944)  

Chiusa in casa della zia morta assassinata anni prima in un tentativo di rapina la giovane moglie (Ingrid Bergman) di un uomo più grande di lei (Charles Boyer) è portata sull’orlo della pazzia dal marito. Lui mette in scena una serie di azioni per terrorizzarla e destabilizzarla, rumori notturni, luce delle lampade che si abbassa senza motivo e altre diavolerie, perché alla fine lei stessa si convinca di essere pazza e acconsenta a farsi internare in un manicomio. Tutto questo castello costruito dal marito ha un fine ben preciso, lascio a voi il piacere della scoperta. Il film è il remake di Gaslight (Thorold Dickinson 1940).

LA SCALA A CHIOCCIOLA (Robert Siodmak 1946)

Ai primi del Novecento, in una piccola cittadina del New England una giovane ragazza (Dorothy McGuire) affetta da mutismo di origine psicologica, lavora presso una famiglia come dama di compagnia di un’anziana signora. Per la sua sicurezza la ragazza viene invitata a lasciare la casa perché nella cittadina, si aggira un assassino che uccide donne disabili e la polizia sospetta che l’assassino si nasconda nelle vicinanze della casa. La ragazza, pur sapendo di rischiare la vita per la sua menomazione, decide di restare. L’assassino colpisce nuovamente, questa volta proprio all’interno della casa, uccidendo la domestica. La ragazza cerca rifugio nascondendosi nelle stanze della casa. A lume di candela scende la scala a chiocciola che porta alla cantina, ma l’assassino è in agguato in fondo alla scala…

NODO ALLA GOLA (Alfred Hitchcock 1948)

Poco prima di una festa nel loro appartamento a New York una coppia di ragazzi giovani, raffinati uccidono un amico, commettendo quello che ritengono sia un delitto perfetto. Nascondono il corpo in una cassapanca sulla quale imbandiscono il party, per evitare che possa venire aperta e danno inizio alla festa. Degli invitati fanno parte anche i genitori del ragazzo  ucciso, la fidanzata, il migliore amico e un loro ex professore. Il film, fatto tutto di piani sequenza, mescola tensione, ambiguità e umorismo nero, si svolge interamente in un unico ambiente, dalla cui grande vetrata sullo sfondo si vede una riproduzione estremamente accurata di un vasto profilo di New York.

LA FINESTRA SUL CORTILE (Alfred Hitchcock 1954)

A differenza di Nodo alla gola in questo film ciò che avviene viene visto attraverso le finestre che si affacciano su un cortile di uno stabile nel Greenwich Village di Manhattan. Una di queste è quella della stanza in cui il protagonista (James Stewart), un fotoreporter, è costretto a rimanere a causa di una frattura ad una gamba. Per passare il tempo osserva – o forse è meglio dire, spia – i suoi vicini di casa armato di una macchina fotografica con un potente teleobiettivo e di un binocolo, coadiuvato dalla bellissima fidanzata (Grace Kelly). In quel microcosmo umano la sua attenzione è attratta da una coppia di coniugi in crisi che lui vede attraverso la finestra del loro appartamento. Una serie di eventi, luci spente, tende chiuse, un grido di donna nella notte, un via vai notturno del marito e la sparizione della moglie lo convincono che in quella casa sia avvenuto un delitto.

LA PAROLA AI GIURATI (Sidney Lumet 1957)

All’interno di una stanza dodici giurati si ritirano per stabilire la sorte di un ragazzo nero, accusato di aver ucciso il padre. Un componente della giuria (Henry Fonda), è l’unico ad avere un dubbio sulla colpevolezza del ragazzo e sulla base di quel ragionevole dubbio cerca di persuadere gli altri undici membri ad assolvere il ragazzo. Il film di esordio alla regia di Sidney Lumet ad esclusione di poche inquadrature è interamente girato nella stanza in cui si riunisce la giuria. 

L’ANGELO STERMINATORE (Luis Buñuel 1962)

Una famiglia alto-borghese invita alcuni ospiti ad un ricevimento nella propria residenza. Gli ospiti cenano, conversano, ascoltano musica fino al mattino. Quando decidono di andarsene, non riescono ad attraversare la porta della casa, nonostante sia aperta e anche dall’esterno nessuno riesce ad entrare e tutti ignorano il perché. Col passare del tempo la convivenza forzata diventa pesante e intollerabile. La costrizione, anche se lussuosa e la frustrazione data dall’impotenza fanno esplodere l’ambiente mostrando il vero volto dei personaggi privati della loro maschera di ipocrisia. Il film, ambientato per la maggior parte in un unico ambiente è una satira surreale, irriverente, onirica, del fallimento di un’intera classe sociale, quella della borghesia aristocratica, clericale e reazionaria.

CHI HA PAURA DI VIRGINIA WOOLF? (Mike Nichols 1966)

Tratto da una pièce teatrale di Edward Albee la vicenda si svolge in una piccola stanza in cui due coniugi, non più giovani, si vomitano addosso con ferocia inaudita tutta la rabbia, il rancore e le frustrazioni covate nel tempo. Dopo questo spietato gioco al massacro la loro vita ripiomba nella monotonia abituale, della solitudine e della nostalgia di ciò che doveva essere e non è stato. Una delle sceneggiature più crude e velenose proposte dal teatro e dal cinema che solo grandi attori come Elizabeth Taylor e Richard Burton possono sostenere. Tutto girato in un unico ambiente scenografico.

GLI INSOSPETTABILI (Joseph L. Mankiewicz 1972)

Un altro memorabile saggio di recitazione, questa volta è quello tra Laurence Olivier e Michael Caine. Tratto da una  pièce teatrale di Anthony Shaffer, originale e ricca di colpi di scena, il film ci mostra il sottile gioco di dominazione psicologica  di due contendenti, il marito e l’amante della moglie che il primo vuole umiliare. I due si affrontano all’interno della scenografica villa del marito a colpi di elaborate strategie, di raffinate trappole e di cattiverie estreme per avere il sopravvento.

LA GRANDE ABBUFFATA (Marco Ferreri 1973)

Chiusi in una villa a Parigi quattro uomini, stanchi e frustrati della vita inappagante che conducono, decidono di suicidarsi mangiando fino a morire. Per soddisfare anche gli appetiti sessuali invitano tre prostitute e una giunonica maestra elementare, capitata lì casualmente. Le prime però, dopo qualche tempo chiuse in casa a mangiare, intuita la morbosità di quell’autodistruzione gastronomica dei quattro, se ne vanno. Resta invece la maestra che tacitamente ha compreso il loro scopo.

UNA GIORNATA PARTICOLARE (Ettore Scola 1977)

E’ quella del 6 maggio 1938 a Roma. Fuori il fascismo mette in scena la sua farsa in occasione della visita di Hitler, riempiendosi la bocca di menzogne trionfalistiche che risuonano dagli altoparlanti e dalle radio accese. Dentro l’enorme caseggiato popolare, invece, restano gli esclusi a vivere la loro tragica realtà quotidiana, una donna madre di sei figli, relegata dal regime e da un marito fervente fascista al ruolo di succube casalinga prolifica e fedele e un cronista licenziato dalla Radio di Stato. Un evento fortuito li fa incontrare, è l’unica occasione per entrambi di fuggire per un attimo dalle insoddisfazioni e dalle ingiustizie subite, colmando in quella sola giornata il vuoto delle loro vite. Grande interpretazione di Sofia Loren e Marcello Mastroianni.

SHINING (Stanley Kubrick 1980)

Tratto da un romanzo di Stephen King. E’ un film claustrofobico che ci mostra la crescente follia del protagonista (Jack Nicholson) che con la famiglia si è trasferito all’interno dell’Overlook Hotel, tra le sperdute montagne del Colorado. Qui dovrà passare i mesi invernali come custode dell’albergo nel periodo di chiusura, sapendo che in quello stesso luogo, il suo predecessore  aveva perso la ragione, massacrando la propria famiglia.

40 MQ. DI GERMANIA (Tevfik Baser 1986)

E’ la superficie dell’angusto appartamento di Amburgo, l’unico mondo in cui è consentito vivere alla moglie di un operaio turco. Costretta a viverci segregata, chiusa a chiave in casa, dal marito che trova nel perpetrare le usanze del proprio paese l’unica sicurezza in un ambiente diverso e ostile.

THE OTHERS (Alejandro Amenábar 2001)

La vicenda si svolge immediatamente dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale in una grande e isolata residenza vittoriana sull’Isola di Jersey. Una vedova di guerra (Nicole Kidman) vi abita, con i suoi due figli. La casa è costantemente buia, perché i bambini soffrono di una malattia che li rende allergici alla luce del sole. Nessuno esce mai dalla casa in cui vi sono presenze misteriose, si sentono voci e rumori. L’arrivo di tre inquietanti domestici che già conoscono la residenza, la misteriosa comparsa e immediata sparizione del marito aumentano la tensione e l’angoscia di questa storia claustrofobica. Chi sono gli altri, gli intrusi della casa? Chi sono i fantasmi? Un colpo di scena finale lo svelerà.

 CARNAGE (Roman Polanski 2011)

Non è la prima volta che Roman Polanski isola i suoi protagonisti in ambienti chiusi. In questo caso in un appartamento di Brooklyn in cui due coppie di coniugi s’incontrano per appianare lo scontro adolescenziale avvenuto tra i rispettivi figli e riconciliare i rapporti tra i ragazzi. Le intenzioni iniziali sono le migliori, ma le buone maniere di facciata vengono progressivamente abbandonate lasciando spazio alle rispettive vere nature, innescando un’incalzante e irrefrenabile carneficina verbale.

IL NOME DEL FIGLIO (Francesca Archibugi 2015)

In occasione di una cena a casa dei futuri zii, viene comunicato con enfasi e convinzione il nome scelto per il nascituro nipote. La famiglia, composta da intellettuali, insegnanti e musicisti orientati a sinistra, non reagisce affatto bene a quel nome, pesantemente orientato a destra nonché evocatore di un passato drammatico per la nazione. Succede un disastro e la discussione degenera presto con argomentazioni che offendono e feriscono tutti. Ma sarà vero o è la solita burla del futuro padre? E se invece fosse una nascitura?

PERFETTI SCONOSCIUTI (Paolo Genovese 2016)

I perfetti sconosciuti in realtà sono amici da lungo tempo. Una sera si ritrovano tra loro per cenare tutti assieme in casa. Nel corso della serata viene lanciata l’idea di fare un gioco, ognuno dove posare sul tavolo il proprio cellulare e condividere con tutti gli altri il contenuto di tutte le comunicazioni che ciascuno riceverà nel corso della serata, SMS, WathsUp, telefonate, Skype, tutto quello che ci viene offerto da uno smartphone. Tanto dicono di non avere nulla da nascondersi. Ma sono sicuri di conoscersi veramente così bene da non avere segreti da nascondere agli altri e potersi permettere di fare questo gioco? Diversamente si rischia di trasformarlo in un gioco al massacro.

Per chi non li abbia visti può essere un’occasione per guardarli, per gli altri mi spiace, dovranno organizzarsi come me per sfangare le giornate.

di Silvano Santandrea