Zorro, un eroe leggendario diventato popolare con la Serie prodotta dalla Walt Disney negli anni 1957-1959 e trasmessa in TV  a partire da 1969 con il titolo Zorro, diffuso anche dalla TV italiana. L’eroe che è nato nel 1919 dalla penna dello scrittore americano Johnston McCulley è interpretato da Guy Williams e le storie narrate ambientate nella California spagnola del 1820. E’ un eroe, dalle nobili origini e dai modi aristocratici, che con la sua aria dandy vagamente effeminata e al riparo della maschera nera, toglie ai ricchi per dare ai poveri. Un giustiziere del popolo, il cui nome in spagnolo significa volpe che firma tutte le sue imprese disegnando con la punta della spada acuminata una vistosa Z sulla casacca (o più spesso sulla pelle) delle sue vittime. Un personaggio venato di ironia che ha conquistato nel mondo milioni di spettatori. Film d’azione e suspense che lasciano ampio spazio anche ai sentimenti nei rapporti del protagonista con il padre e con Anna Maria, innamorata di Zorro e corteggiata da Don Diego. La serie ha avuto diverse edizioni e con il titolo di Zorro ha avuto enorme successo soprattutto tra il pubblico dei ragazzi al punto che per anni il costume di carnevale più adottato dai bambini è stato proprio quello dell’abile spadaccino.

Il cinema non si è fatto scappare le avventure di quest’eroe già dal 1920, anno successivo all’uscita del libro, che l’ha trasposte sullo schermo con il film Il segno di Zorro. Lo interpretava Douglas Fairbanks che, a parere della critica, ne diede una muscolosa e insuperata interpretazione consentendo al cinema di  impadronirsi  di questo personaggio e diffonderne l’immagine ingigantendone la popolarità. Douglas Fairbanks è anche il protagonista di Don Q, Son of Zorro, un sequel dove l’attore si esibiva come ballerino di fandango e nell’uso della frusta australiana. In una scena del film addirittura usa la frusta per catturare un toro in fuga. Questi film  diedero  l’origine negli anni Trenta e Quaranta ad alcuni serial  di produzione Republic Pictures. Ma a ridare vita al personaggio dello spadaccino che disegna la famosa  Z è Tyrone Power (il padre della popolare  Romina) nel film Il segno di Zorro (1940) di Robert Mamoulian che ripete la storia ormai nota ma che ha successo per il fascino dell’interprete-protagonista, che diventerà un divo tra i più amati dal pubblico. Zorro avrà il volto di altri attori, ma quello che ottiene maggior successo è il personaggio interpretato da Antonio Banderas nel film La maschera di Zorro del 1998, diretto da Martin Campbell. Un film d’avventura che attira anche per la presenza dell’attrice Catherine Zeta -Jones e di Anthony Hopkins (che aveva avuto vasta popolarità come psichiatra omicida e cannibale Hannibal Lecter in Il silenzio degli innocenti del 1991 di Jonathan Demme) nel ruolo del cattivo.

Antonio Banderas in La maschera di Zorro (M. Campbell, 1998)

Ma un interprete famoso lo era stato anche Alain Delon che nel 1975  gli ridà vita in Zorro di Duccio Tessari dove dà il meglio di sé nel lungo e coreografico duello finale con Stanley Baker, il colonnello Huerta. Il film, infatti, aggiorna il personaggio del vendicatore mascherato trasferendo l’azione (su sceneggiatura di Giorgio Arlorio) in un’oppressa America del Sud,  dando alla storia un connotato politico. Il cinema italiano ha dato molto spazio al personaggio di Zorro. Già nel  1952, Mario Soldati aveva realizzato Il sogno di Zorro con il comico Walter Chiari nel ruolo del nipote dell’eroe che vorrebbe entrare in convento e che dopo una botta in testa si trasforma da pavido e impacciato in uno spadaccino prode e rubacuori. Una parodia, diretta da Soldati per ragioni alimentari in cui nel ruolo di Conchita troviamo una giovane Sophia Loren che allora  si faceva ancora  chiamare, come nei fumetti che interpretava, Sofia Lazzaro. In chiave parodistica, comica o avventurosa anche Zorro alla corte di Spagna (1962) di Luigi Capuano, con attori come Giorgio Ardisson, Alberto Lupo e Maria Grazia Spina, che dirigerà poi nel 1963 Zorro e i tre moschettieri con Gordon Scott. Ma anche  Zorro contro Maciste (1963) di Umberto Lenzi dove i due personaggi vengono rispettivamente interpretati da Pierre Brice e Alan Steel (pseudonimo di Sergio Ciani), e non poteva mancare nelle parodie di Franco Franchi e Ciccio Ingrassia I nipoti di Zorro (1968) di Marcello Ciorciolini. Dove sono due emigranti siciliani che cercano l’oro in California e si trovano coinvolti nella guerra privata tra Zorro e il solito governatore carogna. Ad un certo punto vengono condannati all’impiccagione, ma arriva Zorro e li salva. Ma c’è anche un Zorro, il ribelle (1966) di Piero Pierotti dove un gruppo di popolani guidati da Salvador organizzano una resistenza contro il crudele don Alvarez che vuole comandare come un dittatore assoluto. Tutte storie con variazioni più o meno valide  che imitano quella originale creata dalla penna dello scrittore McCulley. Testimoniando così la validità di un personaggio leggendario che ha animato, e continua a farlo , la fantasia di grandi e piccini.

di Paolo Micalizzi