Se ne è andata, a causa del Coronavirus, Lucia Bosè, musa ispiratrice dei primi due film di Michelangelo Antonioni. La scomparsa è avvenuta a 89 anni a Segovia, in Spagna, dove viveva dopo aver sposato il torero Luis Miguel Dominguin, da cui sono nati tre nati figli: Lucia, Paola e Miguel. Ed è stato proprio Miguel a darne notizia, tramite Twitter, con queste brevi parole: Cari amici vi comunico che mia madre Lucia Bosè è appena venuta a mancare, aggiungendo anche ora è nel migliore dei posti.

Era nata a Milano il 28 gennaio 1931, e a soli 16 anni fu scoperta da Luchino Visconti dietro il banco di una pasticceria dove era commessa. Dopo aver vinto a Stresa il titolo di Miss Italia, interpretò un ruolo drammatico in Non c’è pace tra gli ulivi (1950) di Giuseppe De Santis, accanto a Raf Vallone. Un film che però non riuscì a farla notare con successo  da pubblico e critica. La notorietà ed il successo li raggiunse  con Cronaca di un amore di Michelangelo Antonioni, uscito nello stesso anno. Interpretava il ruolo di Paola, una ricca signora borghese. La vediamo, infatti, nelle prime scene del film uscire dal Teatro La Scala di Milano insieme al marito, un ricco industriale,  e ad un gruppo di amici, quando vede da lontano Massimo Girotti (Guido) che era  stato il suo amante, quando lei viveva a Ferrara, e insieme dividevano il peso della morte accidentale ma desiderata e non impedita della fidanzata di lui. I due sono riavvicinati dalla antica passione e ritornano amanti. Lei poi, insofferente del marito, lo istiga ad ucciderlo e lui si apposta lungo una strada con l’intenzione di sparargli, ma l’industriale, che era sconvolto dalla relazione di un investigatore che era stato a Ferrara per indagare sul passato della moglie di cui era molto geloso, muore a causa dello sbandamento della sua automobile in una curva. Sarà la fine della loro passione, perché Guido lascerà Milano. Un giallo, in cui Antonioni offre un crudele ritratto dell’egoismo e dell’aridità morale della borghesia. Ed inizia quell’analisi dei sentimenti che caratterizzerà tutto il suo cinema.

Lucia Bosé in una scena da Cronaca di un amore (M. Antonioni, 1950)

Lucia Bosè interpreterà anche il terzo film (il secondo è I vinti) del regista ferrarese che diventerà in seguito un grande Maestro del cinema mondiale. Si tratta di La Signora senza camelie (1953) in cui riveste il ruolo di Clara, una commessa giovane e molto bella che viene scoperta e lanciata nel mondo del cinema da un produttore che la sposa e che non sopportando più di vederla esibirsi in film mediocri, le interrompe la carriera. Ma lei s’annoia e lui, alla fine, acconsente a produrre per lei un film di qualità, “Giovanna d’Arco” che ottiene però un clamoroso insuccesso al Festival di Venezia. Il produttore finisce in rovina e lei lo tradisce con un diplomatico. Il marito tenta il suicidio e Clara, presa dai rimorsi, lo aiuta finanziariamente. Un suo amico la consiglia di impegnarsi a fondo nel suo lavoro di attrice, e saputo che il suo ex marito sta preparando un film artisticamente ambizioso, va da lui sperando in un  ruolo. Ma il produttore la delude, consigliandola di lavorare ad un film di bassa qualità. Finirà per accettare una parte in un film commerciale e telefonare al diplomatico per riprendere la loro relazione. Un’opera sul mondo del cinema, anzi di un certo cinema deteriore. Un film coraggioso in cui Michelangelo Antonioni critica il mondo dl cinema dall’interno e che,  malgrado sia meno consistente di Cronaca di un amore, era stato considerato il film più interessante di quell’annata cinematografica italiana. Di rilievo, in questo periodo, anche la sua interpretazione nel film di Luciano Emmer, Le ragazze di Piazza di Spagna dove appare come attore anche lo scrittore Giorgio Bassani che riveste il ruolo di un giovane professore che segue le vicende di tre lavoranti di una grande sartoria nelle vicinanze della celebre piazza di Roma: fra esse, Marisa (la Bosè) fidanzata con un operaio che minaccia di lasciarla quando lei inizia a fare l’indossatrice. Con Giuseppe De Santis interpreterà anche il film Roma ore 11 (1952) dove è una delle ragazze  coinvolte nel crollo di una scala affollata da numerose aspiranti dattilografe partecipanti ad un concorso. Il regista la voleva anche per il ruolo, che poi è stato di Silvana Mangano. In Riso amaro (1949) ma dovette rinunciarci per l’opposizione di genitori.

Fotografia di scena da Le ragazze di Piazza di Spagna (L. Emmer, 1952).
Fotografia di Osvaldo CiviraniArchivio Fotografico della Cineteca Nazionale – Centro Sperimentale di CinematografiaFondo Civirani

Sono questi i film, più che alcune commedie  puramente commerciali, che le sbarrano la strada per interpretare personaggi di rilievo in altre opere. Ad iniziare da Muerte de un ciclista (Gli egoisti) di Juan A.Bardem del 1955, un’indagine sulla borghesia madrilena in epoca franchista in cui Lucia Bosè è una bella aristocratica, sposata con un professore universitario, che  nel ritorno in macchina insieme al suo amante investono un  ciclista: una tragedia che sconvolgerà le loro vite. Nel mondo dell’alta borghesia milanese è ambientato anche il film successivo della Bosè, Gli sbandati (1955), film d’esordio nel lungometraggio di Francesco Citto Maselli. E’ Lucia, un’operaia accolta come sfollata insieme ad alcuni sbandati, durante il periodo di guerra, nella villa di una contessa (Isa Miranda) non lontana da Milano, dove lei si è rifugiata insieme al figlio, un nipote ed un amico di famiglia per sfuggire ai bombardamenti. Fra Lucia ed Andrea, il figlio della contessa, nascerà un amore, che non avrà lieto fine perché lei sarà uccisa  dai tedeschi mentre con un camion  cerca di rifugiarsi in montagna insieme ai soldati. Un film anche con Luis Bunuel, Gli amanti di domani (Cela s’appelle l’aurore) del 1956, dove è la  moglie di un uomo che dopo la sua morte poiché ammalato da tempo, uccide per vendetta l’ex datore di lavoro, un ricco proprietario terriero, che aveva licenziato il marito. Ruoli  drammatici anche in Fellini-Satyricon (1969) dove  riveste il ruolo di una patrizia costretta al suicidio, Sotto il segno dello scorpione (1969) di Paolo e Vittorio Taviani dove è l’unica donna tra i superstiti  di un’isola che in un imprecisato anno della preistoria  viene distrutta dalle eruzioni vulcaniche e loro tentano di convincere una tribù, sottoposta come loro a quel pericolo, a trasferirsi nel continente: saranno gettati in una fossa ma riusciranno a salvarsi portando con sé le donne della tribù. Interpreterà anche Anna, la protagonista del film L’ospite (1971) di Liliana Cavani in cui è un‘ex ricoverata in manicomio affettuosamente seguita da uno scrittore che si è interessata al suo caso. Ma anche Arcana (1972) di Giulio Questi dove riveste il ruolo di Maria, una donna meridionale vedova di un modesto manovale morto per un incidente sul lavoro che sfrutta le sue doti di medium per sopravvivere  nella grande metropoli di Milano in cui vive con il figlio. Lavorerà anche con Mauro Bolognini in Per le antiche scale (1975)  dove è tra le interpreti di un film  ambientato  nel mondo delle pazzia, durante il periodo fascista. Ma anche nello sceneggiato televisivo La Certosa di Parma (1981) dove offre una splendida interpretazione della Marchesa di Dongo. E con Francesco Rosi in Cronaca di una morte annunciata (1987) dove , anche se ha un ruolo di secondo piano, dà un’interpretazione di classe.

Da citare anche le sue interpretazioni in un film diretto dall’attrice Jeanne Moreau, Nathalie Granger (1972) di Marguerite Duras, accanto ad un giovane Gérard Depardieu. La  sensuale  protagonista di Les amants (1958) di Luis Malle la dirigerà poi in Scene di un’amicizia tra donne (Lumiére) del 1976 dove è una delle tre attrici, ospiti di una collega  non più giovanissima, che si confidano le esperienze passate e presenti, professionali e sentimentali. Questi, alcuni dei film interpretati in una filmografia di quasi cinquanta opere.

Una presenza nel cinema di grande spessore quella di Lucia Bosè che rimarrà indelebile nella memoria cinefila, ma non solo, ed ha un suo rilievo di grande attrice nella Storia del Cinema.

di Paolo Micalizzi