Ci sono voluti giorni prima che mia madre riuscisse a convincermi ad andare al cinema con lei per vedere l’ultimo film del regista turco, Ferzan Özpetek. Ammetto di aver titubato quando mi sono trovata all’ingresso della sala, temevo di poter assistere ad un altro Napoli velata o Allacciate le cinture, molto diversi dall’estetica, dai temi e dalla sensibilità dei capolavori di cui mi sono innamorata da ragazzina. Temevo il peggio e non avevo grandi aspettative, forse proprio per non rischiare di sentirmi nuovamente delusa. Può essere che qualcuno di voi non l’abbia visto per lo stesso motivo? Vi ritrovate in queste righe? Non vi preoccupate, ora posso che confermarvi con la più assoluta certezza che Ferzan Özpetek è tornato a splendere.

I protagonisti del film in una scena in terrazza.

La dea fortuna è la storia di Alessandro e Arturo – interpretata dagli incantevoli Edoardo Leo e Stefano Accorsi – rispettivamente un idraulico e un traduttore/scrittore. Da molto tempo vivono una crisi di coppia sia fisica che mentale, quando all’improvviso si ritrovano ad accudire i figli di una cara amica, Annamaria. I due bambini e i loro problemi si vanno sommando a quelli dei due uomini che, esasperati, non riescono a trovare una soluzione adeguata all’apparente “infinito” malessere che li circonda. Malessere che caratterizza anche altri personaggi all’interno del film e che viene condiviso in quelli che io chiamerei “i classici momenti alla Özpetek” che tanto mi erano mancati: le grandi e imbandite tavolate, sulle terrazze romane o nei saloni delle ville, che ricordano Le fate ignoranti e Mine Vaganti. In questi momenti, in questi luoghi, ogni persona presente sente il dovere e la necessità di confidarsi nel bene e nel male.

Tutto accompagnato da una stupenda colonna sonora che alterna, tra i vari brani, una canzone inedita di Mina e Ivano Fossati Luna Diamante, delicata e con un arrangiamento “classicheggiante” – e una di Diodato Che vita meravigliosa, ritmata e con un sound decisamente più contemporaneo.

Edoardo Leo e Stefano Accorsi durante una scena del film.

I temi presentati sonodei punti fissi del regista – la crisi di coppia, i diritti degli omosessuali, la morte, le classi sociali, l’amore e la famiglia – che, comunque, riesce a trattare in una maniera sempre delicata e genuina, in cui tutti ci possiamo immedesimare. E aggiunge anche un elemento in particolare che funge da filo conduttore dell’intera storia: gli occhi. Non vi svelo ora il perché di questa scelta e spero che, nel momento in cui vi troverete di fronte a queste scene, l’emozione, la sensibilità, la magia e la tenerezza che mi hanno pervaso possano arrivare anche a voi.

di Alice Dozzo