Emma Woodhouse, bella, intelligente e ricca, con una casa confortevole e un carattere allegro, sembrava riunire in sé il meglio che la vita può offrire, e aveva quasi raggiunto i ventun anni senza subire alcun dolore o grave dispiacere: fin dall’incipit di Emma Jane Austen riconosce, illustra e celebra l’insolenza, l’ingenuità, la superbia della sua protagonista che sembra non essere toccata da un mondo che è sempre stata capace di controllare con le sue manie da stratega. L’autrice la definì all’epoca come un’eroina che non potrà piacere a nessuno, fuorché a lei stessa. Le paure di Jane Austen si sono rivelate giustificate, visto che Emma Woodhouse non è mai diventata un modello comportamentale o un sogno irraggiungibile e sospirato come Elizabeth Bennet di Orgoglio e Pregiudizio, ma nonostante ciò si è riuscita a ritagliare uno spazio nell’immaginario comune, diventando protagonista di diversi adattamenti cinematografici e televisivi. Due esempi particolarmente importanti sono la versione omonima del 1996 di Douglas McGrath, che vede protagonista Gwyneth Paltrow e Ragazze a Beverly Hills del 1995, scritto e diretto da Amy Heckerling con Alicia Silverstone nei panni di Cher, una versione moderna dell’eroina di Austen. Si tratta di due film estremamente diversi, sia per ambientazione che atmosfera: da una parte abbiamo un classico period drama con lievi tinte comiche con una Emma forse troppo angelica e perdonabile, dall’altra c’è il villaggio, protagonista del romanzo, trasformato in un liceo di Beverly Hills.

La nuova versione cinematografica di Emma., questa volta diretta dalla fotografa e regista di videoclip Autumn de Wilde al suo debutto sul grande schermo e scritta da Eleanor Catton – vincitrice del Man Booker Prize del 2013 per il suo libro I Luminari, si pone perfettamente a metà tra le due versioni. La messa in scena torna all’epoca della Reggenza in tutti i suoi sfarzi, sottolineati dai costumi di Alexandra Byrne (vincitrice del premio Oscar per Elizabeth: The Golden Age) e dal production design a cura di Kave Quinn (già dietro a film come Trainspotting), ma grazie alla sceneggiatura riesce ad essere estremamente moderno e vivace. Il merito è quello di riconoscere che Jane Austen con Emma ha scritto una delle prime romcom della storia, una storia di fraintendimenti e di desideri nascosti ma con un brio che l’avvicina alla screwball comedy statunitense degli anni Trenta. Nei panni di Emma Woodhouse troviamo Anya Taylor-Joy, algida attrice statunitense che si è distinta soprattutto nel mondo dell’horror, con ruoli come Thomasin in The VVitch di Robert Eggers e Casey Cooke in Split e Glass di M. Night Shyamalan. Si tratta del suo primo excursus nella commedia, se non si conta l’umorismo dark di Amiche di sangue di Cory Finley, ma Anya Taylor-Joy riesce a capire il personaggio di Emma molto di più di quanto fece Gwyneth Paltrow, interpretandola con fierezza ma anche con una spregiudicatezza degna della Regina George di Mean Girls.

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Anya Taylor-Joy e Mia Goth, nei panni rispettivamente di Emma Woodhouse e Harriet Smith, in una scena del film.

La premessa del romanzo è semplice: Emma Woodhouse ha come unica occupazione quella di progettare i matrimoni degli altri. La sua ultima cavia è Harriet Smith (qui interpretata da Mia Goth), sua nuova compagna di passeggiate, una ragazza semplice che secondo la protagonista sembra rivolgere le proprie attenzioni al giovane sbagliato (qui Connor Swindells, in uno dei due cameo tanto apprezzati da parte di membri del cast di Sex Education). La porta a volgere nelle sue attenzioni verso Mr. Elton, il vicario del luogo (qui abbiamo uno dei principali colpi di genio nel casting di Jessica Ronane: Josh O’Connor, famoso ai più per la sua interpretazione del Principe Carlo in The Crown e che si dimostra con Emma. uno degli attori più versatili della sua generazione). Emma stessa invece non desidera sposarsi, sebbene continui a tradire fin dall’inizio un certo interesse verso un misterioso Frank Churchill (Callum Turner). Gli unici in grado di “domare” la viziata protagonista si rivelano essere suo padre (interpretato dal geniale Bill Nighy) e l’amico di famiglia e vicino, Mr Knightley (qui Johnny Flynn) che sembra essersi affezionato a lei. L’intreccio è semplice, ma la miriade di personaggi che abita e vivacizza l’universo di Highbury è a dir poco disorientante e rischia di estraniare lo spettatore. Se nel film di Douglas McGrath l’universo veniva spiegato con più precisione, dando spazio per capire gli intrighi, qui Autumn de Wilde sembra volerci far immergere in un vortice senza respiro popolato da creature mistiche ed esagerate: una su tutte Miss Bates, una logorroica amica di famiglia che nelle mani della comica inglese Miranda Hart diventa uno dei personaggi più divertenti di tutto l’ensemble.

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Bill Nighy nei panni di Mr. Woodhouse in una scena del film.

Il rischio di cadere nella farsa e di diventare un teatrino fatto di manierismi, ricchezza e poca sostanza è alle porte: la messa in scena costruita e composta, esaltata da colori vivaci e saturati, e la recitazione, che appare quasi coreografata e pianificata seguendo le musiche (splendide) di Isobel Waller-Bridge finendo per assomigliare a un musical, potrebbero esasperare il pubblico, che magari ricerca un’atmosfera più sentimentale, paragonabile ad altri adattamenti dei romanzi di Jane Austen, come Orgoglio e pregiudizio di Joe Wright o Ragione e sentimento di Ang Lee, aspetti che infatti l’Emma di Douglas McGrath aveva provato a sottolineare. Il film di Autumn de Wilde riesce a far trasparire l’amore che potrebbe rischiare di restare sottotraccia attraverso dei momenti di intimità che vedono i protagonisti in solitudine e nella vulnerabilità più totale (qui il riferimento è soprattutto ad Emma e a Mr. Knightley), che servono a sottolineare che non sono delle semplici statuine, concentrate solo sui dubbi della mente, ma che forse sono troppo sopraffatte dai sentimenti per poterli discutere davvero. In un’intervista per Elle Autumn de Wilde ha svelato che non ha voluto modernizzare la storia, ma piuttosto umanizzarla.

In una scena due personaggi discutono di come una volta messa in un quadro un’opera d’arte non possa più essere modificata e sia costretta a quella momentanea idea di perfezione. Autumn de Wilde e Eleanor Catton durante il film rimuovono tutti questi personaggi dalle loro cornici per poterli esplorare e aggiustarli senza che restino cristallizzati. Ad alcuni Emma. potrebbe ricordare il brio portato dagli sceneggiatori Tony McNamara e Deborah Davis ne La favorita di Yorgos Lanthimos, ma riesce a distinguersi da esso per la dolcezza e per l’umanità con cui capisce i suoi personaggi, diventando così non solo una festa per gli occhi, ma anche per il cuore. Emma. di Autumn de Wilde è disponibile in Italia in Premium VOD, su Chili e Rakuten Tv a noleggio al prezzo di 15,99€.

di Giada Sartori