Mae (Mae Martin) dorme come fa una mummia in un sarcofago: ha le braccia incrociate sul petto, le mani sulle spalle, lo sguardo rivolto verso il soffitto pronta a guardarlo per ore prima di riuscire a prendere sonno. Anche se qualcuno le dorme accanto, lei resta in quella posizione come se stesse aspettando qualcosa, qualcosa che arrivi a riempirle la vita. La sua vita è così da quando ha smesso di fare uso di droghe: vive tutto come se non esistesse davvero, nella speranza di sentire qualcosa di nuovo. Questa possibilità arriva quando Mae, dopo un suo spettacolo di stand-up comedy, incontra George (Charlotte Ritchie), un’insegnante persa nel suo mondo che decide impulsivamente di lasciarsi andare in una relazione come non ha mai fatto prima di quel momento.

Feel Good, scritta da Mae Martin (che interpreta anche la Mae protagonista, una sorta di alter ego di se stessa) e Joe Hampson, vuole ripercorrere e rimaneggiare quel filone della comedy autobiografica, portato avanti soprattutto dai comici maschi: nel corso degli anni, per seguire quel modello nato con Jerry Seinfeld e Seinfeld, sono arrivati Louis CK con Louie, Larry David con Curb your Enthusiasm ma anche John Mulaney con lo sfortunato Mulaney. Abbiamo solo alcuni rari casi di punti di vista femminili, tra cui brilla in particolar modo Pamela Adlon con il suo Better Things e Tig Notaro con One Mississippi. Nonostante il filone ormai usurato in cui prova a posizionarsi, Feel Good riesce a brillare per l’estrema sincerità con cui Mae Martin riesce a raccontarsi e ad affrontare tematiche spesso ignorate o trattate superficialmente come l’identità di genere, la sessualità femminile e le dipendenze. Non vuole proporre agli spettatori una versione edulcorata di se stessa per essere celebrata come essere incapace di commettere errori. Come ci dice la stessa canzone che apre la serie, Everything Goes Right di Charles Watson, si può essere contemporaneamente una landa desolata costruita su delle sabbie mobili e il sogno in cui tutto va bene. Mae Martin non usa la serie per liberarsi degli sbagli commessi in passato, ma al contrario li vuole riconoscere, rendendosi disposta anche a riviverli attraverso il suo alterego.

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Mae (Mae Martin) e George (Charlotte Ritchie) in una scena della serie.

Il fil rouge della serie, ma anche delle stand-up comedy di Mae, è quello della dipendenza, che prova a spiegare con un paragone a dir poco interessante nel suo episodio di Comedians in the World, una serie disponibile su Netflix che permette di scoprire comici di tutto il mondo. Secondo lei è come se nel nostro normalissimo cervello avessimo un piccolo gamberetto crudele (con un accento franco-canadese) dormiente, ma qualunque cosa potrebbe svegliarlo. Potrebbe essere una relazione o una sostanza o un’ossessione, ma quando quel piccolo essere si sveglia porta solo catastrofi: mangia il resto del cervello e fa diventare quell’oggetto l’unico scopo della nostra vita. La relazione di Mae e George assume presto le sembianze di quel gamberetto, diventa ciò che le droghe rappresentavano un tempo per il personaggio della comica. In Feel Good la sensazione tanto decantata dal titolo si trasforma in un’altra dipendenza per la protagonista. La loro storia d’amore cominciata con un colpo di fulmine non è il quadretto idilliaco che emerge dal montaggio di apertura della serie. Entrambe si trovano a combattere contro le loro paranoie e insicurezze: George contro una sessualità mai esplorata e la paura di essere giudicata dai suoi amici e Mae contro una dipendenza da cui continua a cercare di uscire. È proprio nell’esplorare il loro rapporto, la loro intimità e il loro modo di supportarsi a vicenda che la serie brilla: quando lascia le due protagonista nella loro vulnerabilità, senza che ci sia una battuta a spezzare la tensione.

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Uno still della serie che mostra, in ordine da sinistra a destra, Mae (Mae Martin), George (Charlotte Ritchie), Malcolm (Adrian Lukis) e Linda (Lisa Kudrow)

Raffinata nella scrittura, la serie – prodotta da Objective Fiction per Channel 4 e distribuita nel resto del mondo su Netflix – è anche aiutata dalle performance di tutto il cast: entrambe le protagoniste, sia Mae Martin che Charlotte Ritchie che lascia i panni dell’infermiera Barbara di Call the Midwife per dare vita a George, sono a dir poco perfette nei panni della coppia protagonista, ma anche il cast secondario non è da meno. Tra questi spicca l’interprete della madre di Mae, Lisa Kudrow, la tanto amata Phoebe Buffay di Friends, che si è sempre dimostrata attenta alla nuova autorialità televisiva, supportando questi progetti con la sua notorietà .

Feel Good è una serie fatta di contrari: oscilla tra la dipendenza e la libertà, l’amore e l’odio, le paranoie e i sorrisi. La sincerità che l’attraversa è qualcosa di nuovo nel panorama della serialità di oggi e non possiamo che sperare che Mae Martin possa tornare presto sullo schermo, sia attraverso la forma della serie ma anche attraverso uno dei suoi speciali comici. Feel Good è disponibile su Netflix Italia dal 19 marzo.

di Giada Sartori