La Berlinale ha ricordato con una Retrospettiva il regista King Vidor, riportando cosi all’attenzione della critica, ma non solo, un autore ingiustamente dimenticato che annovera nella sua filmografia capolavori come “La folla”(1928) riflessione realistica sulla solitudine e sull’anonimato dell’americano medio; “Alleluja!”(1929) affresco vitalistico interpretato unicamente  da negri, e da negri non professionisti girato nelle piantagioni di cotone del Sud con un uso suggestivo degli spiritual e dei blues; “Nostro pane quotidiano”(1934) toccante elegia sulla nascita di una comunità agricola in un panteistico rapporto con la natura ostile: un film politico, serio, coraggioso e progressista.

Jennifer Jones – Duello al sole

Tra essi “Duello al sole”(1946), un western  con l’indimenticabile finale dello  scontro all’ultimo sangue tra gli amanti Gregory Peck e  Jennifer Jones. Jennifer Jones, Perla, la meticcia dai capelli rossi affidata ad una famiglia amica dopo che il padre uccide la moglie sorpresa con l’amante e viene condannato a morte. Qui s’innamora e diventa l’amante di Luis(Gregory Peck), uomo turbolento e violento che uccide persino il fratello (Joseph Cotten)  che tenta di fermarlo, e fugge nella prateria. Perla, sconvolta dal fratricidio e decisa di vendicarsi dell’uomo che l’ha portata alla rovina si mette alla sua ricerca e lo scova nella boscaglia iniziando con lui un lungo e drammatico duello nel quale entrambi restano mortalmente feriti. Ed in un finale indimenticabile: alla soglia della morte si trascinano l’uno accanto all’altro  per morire in un ultimo abbraccio sullo sfondo di una natura selvaggia ed infuocata  di grande suggestione visiva. Un film che ha segnato un’epoca anche per la grande interpretazione dei protagonisti e dello stuolo di caratteristi che ne hanno fatto parte tra cui emergono Lionel Barrymore e Lilian Gish. Un film voluto dal mitico produttore David O. Selznick, deciso a bissare il successo di “Via col vento”, mettendo come protagonista la moglie Jennifer Jones.   

Che King Vidor dirigerà anche in “Ruby, fiore selvaggio”(1952) dove lei darà un’intensa interpretazione. In effetti lo firma  King Vidor anche se poi abbandonò le riprese per contrasti con il produttore ed esso venne portato avanti da William Dieterle , Otto Brewer e Josef von Sternberg. Per questo film Jennifer Jones ebbe una nomination all’Oscar. 

Jennifer Jones – Bernadette

L’Oscar l’aveva già ricevuto nel  1943, a soli 24 anni, per “Bernadette” il film di  Henry King in cui è protagonista dopo che  aveva debuttato nel cinema nel 1939 nel western  di George ShermanIl confine della paura” accanto a John Wayne. Ma è nel personaggio di Bernadette  Soubirous, la contadinella  di Lourdes che ha la visione della Madonna, che la sua carriera prende la svolta del successo.

A “Duello al sole”  fecero seguito film  drammatici  e sentimentali come ”Madame Bovary” (1949) di Vincente Minnelli che sposerà,  “La volpe” (1950) di Michael Powell & Pressburger, “Gli occhi che non sorrisero” (1952) di William Wyler.

Ma anche le esperienze, sfortunate al box office, in Italia di “Stazione Termini” (1952) di Vittorio De Sica e “Addio alle armi” (1957) ancora con King Vidor.

Jennifer Jones – L’amore è una cosa meravigliosa

Ma la ricordiamo, soprattutto, nel film “L’amore è una cosa meravigliosa” (1955) di Henry King dove riveste il ruolo di una dottoressa euroasiatica che nel 1949, durante la guerra in Corea, s’innamora, ricambiata, di un giornalista americano (William Holden). Un film strappalacrime grazie anche alla omonima di grande successo di Fain – Webster, è vero, ma che offre sullo schermo, un personaggio da ricordare come quello interpretato, appunto, da Jennifer Jones.

di Paolo Micalizzi