Tutto è pronto al Berlinale Palast. Questa sera saranno finalmente svelati i vincitori della 70° edizione del Festival del Cinema di Berlino – al via lo scorso 20 febbraio fino al 1° marzo – con l’assegnazione degli ambiti riconoscimenti dell’Orso d’Oro e Orso d’Argento. Un’edizione, quella 2020, che più che mai ha parlato italiano. Il primo appuntamento  cinematografico europeo di rilievo internazionale, dopo il Sundance, vanta infatti una rappresentanza italiana d’eccezione, e non soltanto per ciò che riguarda i film in competizione.

A rappresentare l’Italia è stata innanzitutto la nuova direzione artistica, affidata per i prossimi cinque anni – dopo i diciassette della reggenza di Dieter Kosslick – a Carlo Chatrian (torinese di nascita e valdostano di formazione), già direttore artistico di successo del Locarno Film Festival. Italiano è poi Luca Marinelli – reduce dall’ultima kermesse veneziana come vincitore della Coppa Volpi come miglior attore per il film Martin Eden – tra i membri della giuria internazionale insieme a Jeremy Irons (presidente di giuria), all’attrice Bérénice Bejo (Argentina/Francia), alla produttrice Bettina Brokemper (Germania), alla regista Annemarie Jacir (Palestina), al drammaturgo e regista Kenneth Lonergan (USA) e al critico cinematografico, programmatore e regista Kleber Mendonça Filho (Brasile), che fra poche ore decreteranno i vincitori dell’Orso d’Oro e d’Argento tra i 18 film selezionati nel concorso principale.

La neo direzione della Berlinale. Da sinistra: Mariette Rissenbeek (direttrice amministrativa) e Carlo Chatrian (direttore artistico)

Eterogenea e vastissima la programmazione di questa 70° Berlinale che si conferma all’insegna di un cinema audace e non sempre di facile fruizione, talvolta impegnato, tal altra visionario, ma di certo indiscutibile portatore di uno sguardo cinematografico mai banale e sensibile al presente, rivolto alla diversità (di generi, formati e contenuto) e alla sperimentazione. Tra le principali novità introdotte dal cambio di direzione, oltre all’eliminazione di due sezioni prettamente contenutistiche dedicate al cibo e alle produzioni indigene, figura la creazione di Encounters, una sezione competitiva di 12-14 titoli parallela al Concorso, assimilabile per certi versi a Un certain regard di Cannes o Orizzonti di Venezia per il suo intento di dare spazio a giovani autori alla ricerca di nuove forme di racconto. E ancora, nell’ottica di celebrare un anniversario tondo e prova di longevità, è stato previsto lo speciale spazio di On Transmission dove a sette registi vincitori dell’Orso d’Oro è stato chiesto di indicare un regista a loro affine con il quale dialogare sul cinema in uno scambio dialettico nella forma di una discussione pubblica e partecipata; per l’Italia, Paolo Taviani ha scelto Sole di Carlo Sironi.

La giuria internazionale della Berlinale 2020 al completo

In questo rinnovato scenario, non potevano mancare di certo le produzioni italiane che garantiscono una presenza nazionale in quasi tutte le sezioni competitive. E così nel concorso principale l’Italia quest’anno si affida a Giorgio Diritti che con Volevo nascondermi (la cui uscita nelle sale italiane è stata per il momento rimandata) racconta la storia del pittore Antonio Ligabue – magistralmente interpretato da Elio Germano – vissuto in solitudine tra le derisioni della collettività e ai fratelli Fabio e Damiano D’Innocenzo che con il favorito Favolacce (nel cast Elio Germano che raddoppia la presenza) tornano a Berlino, questa volta in concorso, dopo il debutto di due anni fa con La terra dell’abbastanza presentato in anteprima nella sezione Panorama. Ma non è finita qui perché anche il ritorno a Berlino del veterano Abel Ferrara vanta una co-produzione a maggioranza italiana (Messico e Germania gli altri due stati co-produttori) nella realizzazione del suo ultimo dramma di dantesca memoria Siberia – in concorso nella Competition – dove il suo alter ego Willem Dafoe, ritiratosi in un luogo remoto alla ricerca della serenità interiore, intraprende poi un viaggio visionario nel proprio passato e negli spazi della sua mente, ricco di incontri significativi, un viaggio spirituale e carnale allo stesso tempo, sempre al confine tra sogno e realtà.

Poster del film Favolacce (Fabio e Damiano D’Innocenzo, 2020) in concorso alla 70esima Berlinale

Nella sezione Forum sono due i film italiani presenti: da una parte, La casa dell’amore, documentario di Luca Ferri (capitolo conclusivo della cd. trilogia domestica) che segue le vicende di Bianca, una transessuale che vive a Milano facendo la prostituta, nella sua quotidianità domestica tra le visite dei clienti e il grande amore per la partner Natasha, da qualche tempo vissuto a distanza e, dall’altra, Zeus Machine. L’invicibile – secondo lungometraggio di David Zamagni e Nadia Ranocchi, anche produttori – che tenta di mettere in scena il mito delle dodici fatiche di Ercole e lo fa rivisitandolo liberamente attraverso un susseguirsi di situazioni surreali e dalla forte carica immaginifica, per lo più ambientate in paesaggi urbani e contesti di lavoro contemporanei. E ancora, nella sezione Panorama ha avuto la sua anteprima Semina Il Vento di Daniele Caputo dove si racconta della ventunenne Nica che, dopo aver abbandonato gli studi universitari, fa ritorno a casa nella sua terra di ulivi, ma ad attenderla troverà uno scenario ecologico, prima ancora che umano e familiare, devastato e sconfortante di fronte al quale farà di tutto per reagire con coscienza proattiva.

Una scena tratta da Palazzo di Giustizia di Chiara Bellosi

Nella sezione Generation – che raccoglie lungometraggi e cortometraggi dedicati al mondo dei giovani e dei giovanissimi – c’è poi la storia di microresilienza giovanile e femminile di Palazzo di Giustizia, opera prima di Chiara Bellosi (nel cast la talentuosa Daphne Scoccia) che, sullo sfondo di un processo di quelli che infiammano le cronache dei giornali, racconta l’umanità sospesa di chi affolla i corridoi di un Tribunale in un giorno qualunque nell’attesa di un responso di giustizia o di ingiustizia, ma comunque capace di incidere sul corso della propria vita.

Infine, nella Berlin Critic’s Week troviamo il vibrante Faith di Valentina Pedicini, un documentario in bianco e nero, una danza di corpi, che vuole portare a conoscenza del mondo l’intensa vita di clausura di un gruppo di seguaci (cd. Guerrieri della Luce) isolati in un monastero sulle colline marchigiane, costantemente alle prese con allenamenti di arti marziali e preghiere, in attesa della grande battaglia contro il Male che saranno chiamati a fronteggiare.

Elio Germano nei panni del pittore A. Ligabue nel film Volevo Nascondermi (Giorgio Diritti, 2020)

In questa 70esima edizione ha trovato spazio una variegata rappresentanza della nostra cinematografia (si ricorda anche il Pinocchio di Matteo Garrone presente tra i film scelti per Berlinale Special Gala), quella meno nota forse, ma certo non di minor valore; prova evidente della vivacità creativa della industria cinematografica italiana, senza dubbio ancora sofferente ma forse fin troppo bistrattata.

Non ci resta quindi che attendere impazienti e speranzosi il cerimoniale di premiazione previsto questa sera a partire dalle 19 al Berlinale Palast. E che vinca il migliore!

di Jessica Milardo