Mentre se ne va un Antonio Ligabue, fortunatamente ne arriva un altro. E’ scomparso, purtroppo, in questi giorni Flavio Bucci, nella memoria dei cinefili e degli spettatori soprattutto televisivi, il pittore naif di Guastalla cui l’attore aveva dato volto e vita nello sceneggiato televisivo “Ligabue” realizzato da Salvatore Nocita in tre puntate su RaiUno, a partire dal 22 novembre 1977, e che ha avuto anche una versione cinematografica. Un’opera che si avvale di un soggetto e collaborazione alla sceneggiatura di Cesare Zavattini e che nell’interpretazione indimenticabile di Flavio Bucci ha avuto un grande successo.

Quel grande successo che ha tutte le premesse di avere l’Antonio Ligabue del film di Giorgio DirittiVolevo nascondermi” con interprete Elio Germano. Ricordando l’interpretazione di Elio Germano nel Giacomo Leopardi del film “Il giovane favoloso” (2014) di Mario Martone siamo sicuri che anche questo Antonio Ligabue sarà reso in una maniera straordinaria. Aspettiamo che sia presentato alla Berlinale e di poterlo vedere poi nella sale cinematografiche italiane per vederne i risultati. Rivive quindi sullo schermo il Toni, stravagante personaggio della bassa padana che svolge la sua vita di vagabondo nei boschi che fiancheggiano il Po e che scopre la sua vocazione artistica dipingendo la natura sulle piante degli argini del grande fiume e sui muri.

Un Antonio Ligabue apparso di persona in tre documentari di Raffaele Andreassi: “Lo specchio, la tigre e la pianura” (1960) che lo mostra nelle condizioni di vita di pittore primitivo che aveva trovato rifugio in una casa abbandonata alla periferia di Guastalla (Reggio Emilia) riprendendolo nei suoi itinerari nelle golene intorno al Po dipingendo poi piccole tavole per i contadini in cui ritraeva animali selvatici, boschi.

Poi “Antonio Ligabue, pittore” (1963) in cui viene mostrata la sua vita di miseria, ed il suo rapporto disperato con la gente, la sua solitudine e il vago e assillante desiderio d’amore: un documento eccezionale che ce lo mostra nella sua vita selvaggia fra i boschi di Gualtieri, dove imitando i versi delle bestie sperava di ritrovare somiglianza con aquile e leopardi, soprattutto perché cercava negli animali un conforto alla sua vita esposta inesorabilmente alla crudeltà degli uomini.

Antonio Ligabue era già apparso in un altro documentario di Raffaele Andreassi in cui sono protagonisti anche altri due pittori diversi, ma certamente importanti, colti sulle rive del Po: Bruno Rovesti (Gualtieri) e Andrea Mozzali (Guastalla). Ci riferiamo a “Nebbia” (1960) dove le immagini della zona cosi suggestiva fanno da sfondo ai discorsi “nebbiosi” dei tre artisti che manifestano alla macchina da presa i loro desideri, i loro sogni, le speranze ed anche le loro opere.

Da ricordare che anche Salvatore Nocita dopo la fiction televisiva del 1977 ha realizzato il documentario “Antonio Ligabue: fiction e realtà” (2009) in cui conduce lo spettatore sui luoghi abitati dal pittore mettendo in contatto il suo passato e i ricordi che ha lasciato nelle persone che hanno fatto parte della sua vita, alternando al racconto scene della fiction e materiali di repertorio in cui appare il vero Ligabue.

Pittori naif quelli ritratti, tra cui Ligabue, che sono poi nel 2001 al centro del film “I lupi dentro” di Raffaele Andreassi che ripropone in forma diaristica i temi sulla loro arte raccogliendo anche testimonianze di personaggi di ogni genere, amici della natura e appassionati delle bellezze locali cogliendo anche la trasformazione del paesaggio selvaggio, e suggestivo, a cui i pittori naif, Ligabue in primis, avevano dato vita. Un viaggio nell’anima, nella storia, nel sogno, alla riscoperta di radici lontane. Un viaggio sulla vita sul Po che ridà vita ai famosi pittori naif.

di Paolo Micalizzi