Per parlare di Cats di Tom Hooper non si può non partire dalle reazioni della critica americana, che forse hanno scatenato in me quel desiderio irrefrenabile di vedere questo film con molta più efficacia di qualsiasi materiale promozionale distribuito da Universal. Kyle Buchanan del New York Times ha descritto l’esperienza di questo film come “l’inciampare in un maledetto e sconosciuto genere di porno”, Matt Neglia di NextBestPicture è arrivato a definirlo un “trip musicale di acidi lungo 2 ore”, David Rooney di Hollywood Reporter si è limitato a trovarlo estenuante. Questi commenti non stupiscono soprattutto considerando come aveva risposto il web al primo trailer del film. Le voci correvano già dall’inizio dell’anno, in Cats gli attori sarebbero stati trasformati in gatti attraverso quella che il regista aveva definito una digital fur technology, ma niente poteva preparare il mondo al primo incontro con questo film, alle sue idee confuse sulla dimensione dei gatti, al posizionamento delle facce umane sui corpi degli animali (purtroppo non ci sono solo felini in questo film) o all’eccessiva sessualità che trasudano tutti i personaggi. Cats è stato definito fin da subito un incubo e tutti si chiedevano come un regista che in passato si era dimostrato capace di adattare musical altrettanto difficili, portandoli al successo globale (il riferimento è a Les Misérables), come Tom Hooper potesse essere inciampato in questo modo. Il problema non risiede nella sceneggiatura o nella regia, ma piuttosto nel musical stesso.

Cats è uno dei musical più famosi e longevi al mondo (la produzione londinese ha proseguito per 21 anni con 8949 perfomance, mentre quella di Broadway per 18 anni con 7485 perfomance). Non avendo una conoscenza preventiva dell’opera composta da Andrew Llyod Webber nel 1981, pur essendo familiare con altri suoi lavori come Jesus Christ Superstar e Il fantasma dell’Opera, posso affermare con sicurezza di non aver compreso appieno il motivo di tale successo. Sicuramente il palcoscenico teatrale permette una sospensione delle convinzioni più efficace anche grazie ai meravigliosi costumi, però a livello narrativo l’opera resta molto debole. Cats vede le sue origini in una raccolta di poesie intitolata Il libro dei gatti tuttofare pubblicato da T. S. Eliot nel 1939 e ciò si può notare dalla sua struttura estremamente frammentaria: le canzoni (ciascuna derivante da una poesia con l’eccezione della notevole Beautiful Ghosts realizzata da Taylor Swift e da Andrew Llyod Webber per l’occasione) nel 90% dei casi fungono da mera presentazione di un gatto di Jellicle (che ho scoperto da Wikipedia post-visione essere un quartiere. Nel film non viene mai spiegato cosa sia, il che è strano considerato che solo nella prima canzone la parola Jellicle viene pronunciata all’incirca settanta volte) di cui poi non sapremo quasi più niente. Tuttavia queste introduzioni dovrebbero avere un senso di fondo: una gatta molto saggia, rispettata e celebrata da tutti, dal nome di Old Deuteronomy (interpretata comprensibilmente da Judi Dench nel film, ma ci si potrebbe chiedere il motivo di tale scelta da parte sua) dovrà fare la scelta di Jellicle: il prescelto potrà raggiungere lo Strato Ionizzato e rinascere in un nuovo corpo (anche questo dettaglio non viene mai spiegato, però tutto lascia pensare che scelgano un gatto da ammazzare per farlo reincarnare. Non sapevo che i gatti fossero buddisti).

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Judi Dench nei panni di Old Deuteronomy.

Tutti i felini per convincere Judi Dench a sceglierli le cantano una canzone: abbiamo ad esempio Jennyanydots (Rebel Wilson) – protagonista forse della scena più inquietante di tutto il film (basti sapere che addestra blatte e topolini per esibirsi con lei e che anche questi, come i poveri gatti hanno facce umane), Rum Tum Tugger (inspiegabilmente ma efficacemente interpretato dal cantante Jason Derulo) – a quanto pare un vero sex symbol per la sua specie considerando gli occhi bramosi con cui lo guardano tutte, Bustopher Jones (James Corden) – un gatto che mangia veramente troppo e Asparagus (sì, lo so) detto (per fortuna) Gus (interpretato da Ian McKellen. Povero Ian, ho detto tutto) che dopo una grandissima carriera nel teatro cerca un’occasione di rinascita. Il mio preferito personalmente è il gatto della ferrovia, Skimbleshanks (Steven McRae): comparso totalmente dal nulla, nell’unico momento di pathos del film, è un felino con dei pantaloni rossi e delle bretelle. Il suo lavoro, svolto a quanto pare egregiamente, è quello di cacciare i topi dai treni. Non avendo mai incontrato un topo su un treno, posso dire che Skimbleshanks è davvero capace ed efficace.

Al centro della storia però ci sono tre gatti: uno di cui non sappiamo mai il nome (Wikipedia mi dice Munkustrap), nonostante sia con noi fin dall’inizio, che svolge la funzione di introdurre tutti (interpretato da Robbie Fairchild, che nel film appariva con una strana metamorfosi tra Robert Downey Jr e Orlando Bloom, ma da umano non ci assomiglia nemmeno per sbaglio); Victoria (interpretata dalla ballerina Francesca Hayward, al suo primo ruolo sul grande schermo), una gatta abbandonata in cerca di una famiglia, e il magico Mister Mistoffelees (Laurie Davidson), un timido gatto che pratica la magia (come? Non si sa). Fuori dal ballo di Jellicle dove avverrà la tanto agognata scelta girano due figure: da una parte abbiamo l’inutile cattivo Macavity (interpretato inspiegabilmente da Idris Elba) disposto a far sparire tutti i suoi avversari (per farli riapparire su una barca? In mezzo al Tamigi? Dove c’è un gatto pirata? Vorrei dire che mi sto inventando questi dettagli) pur di essere la scelta di Old Deuteronomy (forse uno degli aspetti più assurdi di tutto il film è il modo in cui si teletrasporta da un posto all’altro miagolando flebilmente – questo dettaglio da solito merita il biglietto del cinema), dall’altra c’è Grizabella (interpretata da Jennifer Hudson che si impegna davvero molto di più del dovuto, probabilmente nella speranza che quella perfomance le avrebbe fruttato un altro Oscar come miglior attrice non protagonista come le era capitato per Dreamgirls – spoiler per Jennifer: questo non è il caso), la gatta del glamour caduta in miseria dopo essere fuggita con Macavity che adesso torna per cantare la sua struggente Memory (unica canzone conosciuta ai più del musical) per chiedere il perdono di Old Deuteronomy. Non sappiamo cosa le sia successo, non sappiamo perché Macavity sia posseduto da questo bisogno impellente di vincere, in questo film non ci vengono spiegate talmente tante cose, che potremmo definirlo a dir poco lynchiano. In Cats succedono tante, troppe cose, conosciamo troppi gatti di cui non ci importa, vediamo coreografie abbastanza carine, gli effetti speciali sono quelli che sono, le blatte di Jennyanydots vivranno nei miei incubi per sempre ma nonostante tutto e non mi duole ammetterlo, Cats non è il disastro che tutti dicono.

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La cantante Taylor Swift nei panni di Bombalurina, assistente di Macavity.

Sicuramente fallisce in quello che doveva essere il suo obiettivo, annunciato anche data d’uscita americana in piena award season: quello di essere appetibile all’Academy e di raccogliere un numero di nomination pari a quello di Les Misérables. Sicuramente è stato un flop clamoroso: questo succede quando si pensa di avere qualche speranza di concorrere direttamente con un capitolo di Star Wars. Sicuramente è un film ridicolo, sopra le righe e tremendamente confusionario con effetti speciali raffazzonati e alcuni attori poco convinti che non hanno nemmeno aspettato la data d’uscita per prendersi brutalmente gioco del film. Una volta accettata la natura fallimentare di Cats, lo spettatore può godersi veramente il film nella sua vera essenza di trip psichedelico con gatti che ballano. La frase non è un film, è un’esperienza spesso viene usata a sproposito sul Web, ma con Cats non potrebbe che essere più calzante. Sedersi in sala per vedere questo film è qualcosa che è impossibile spiegare a parole: può essere solo vissuto con gli occhi spalancati e lasciandosi andare alle risate (dubito che qualcuno del pubblico possa essere in disaccordo con voi). Ci potremmo domandare chi sono quelle persone che hanno scelto come Old Deuteronomy di farci arrivare nello Strato Ionizzato decidendo di produrre questa trasposizione cinematografica di Cats o quali ragioni le abbiano spinte a fare tale scelta, ma vorrei solamente ringraziarle perché era tanto tempo che non mi divertivo così tanto al cinema. Forse il tempo lo farà diventare un fenomeno di culto, forse cadrà nel dimenticatoio, però per il momento Cats resta un delirio che merita di essere visto – ma non mostratelo mai ai vostri gatti, magari potrebbero farsi strane idee.

di Giada Sartori