Durante gli anni Cinquanta e Sessanta l’Italia vive il periodo della cosiddetta “società del benessere”, caratterizzata da un’intensa fase di sviluppo economico, dei mezzi di comunicazione di massa e della tecnologia. La canzone americana e i nuovi supporti per la riproduzione del suono comportano un allargamento del mercato e si assiste all’emergere di un nuovo soggetto e un nuovo target di consumatore: i giovani. In Italia si diffonde il rock and roll e il relativo ballo; le case discografiche italiane cercano di svecchiare il sistema produttivo musicale, grazie anche alla nascita di due nuovi fenomeni della musica italiana, molto diversi tra loro: i cantautori e gli urlatori. Sono due mondi diversi, ma entrambi particolarmente importanti per la loro carica innovativa e per la portata con la quale si esprimono: i primi – rappresentati da Giorgio Gaber, Enzo Jannacci, Luigi Tenco, Gino Paoli e altri – scrivono ed eseguono i loro testi, messi in primo piano all’interno della creazione della canzone. I secondi, invece, sono più vicini alla moda del rock’n’roll e cercano una rottura con l’estetica della canzone italiana tradizionale attraverso l’utilizzo dell’urlo come segno di svecchiamento.

Musicarello Appuntamento in Riviera (1962) di Mario Mattoli.

La spinta verso il rinnovamento musicale va di pari passo con la nascita di un nuovo genere cinematografico: il musicarello. L’obiettivo principale è di veicolare le nuove star della musica italiana (generalmente urlatori), che si pongono in profonda discontinuità e come simbolo di rinnovamento nei confronti dei cantanti del periodo precedente. È un filone che ha il suo apogeo negli anni Sessanta e deriva da formule tipiche del cinema popolare degli anni Quaranta. La narrazione di solito ruota attorno alla rappresentazione del cantante attraverso una storia più o meno simile alla sua biografia reale. Grazie alla presenza di alcuni caratteristi si configura come una commedia e viene utilizzato uno schema narrativo ricorrente: scontro generazionale, ordine contro disordine, amore contrastato. Da un punto di vista economico i musicarelli risultano essere dei film a basso costo, trovandosi a occupare il posto della ormai fallimentare produzione di film musicali che, non essendo stata più in grado di offrire personaggi e testi soddisfacenti, viene piano piano soppiantata da questa nuova formula. Le canzoni sono pensate per essere memorizzate facilmente dal pubblico che le ascolterà nel film, anche grazie all’attività di riscrittura strumentale operata da compositori e arrangiatori nell’economia complessiva della colonna sonora musicale.

Tra gli anni Sessanta e Settanta, la canzone non è utilizzata solo all’interno dei musicarelli, ma anche in molti altri generi cinematografici – quali commedie o film d’autore. La canzone comincia ad essere vista e interiorizzata come un valore aggiunto al film e allo stile del regista. Spesso, una stessa canzone viene utilizzata in più film, anche se con significati differenti. Si pensi a Quando, quando, quando canzone di Tony Renis del 1962 – che si ascolta ne Il sorpasso (1962) di Dino Risi, ne La parmigiana (1963) di Antonio Pietrangeli e in Appuntamento in Riviera (1962) di Mario Mattoli. Questo ci porta a riflettere sulla riproducibilità della canzone come oggetto culturale, sfruttato in continuazione. È presente nella vita di tutti i giorni, è un simbolo del periodo storico e diventa l’esempio per eccellenza della possibilità di utilizzo di un contenuto mediale, soprattutto quando apprezzato dal pubblico.

di Alice Dozzo