Fin dagli albori del cinema la canzone si è rivelata uno strumento molto efficace nelle strategie di sonorizzazione musicale dei film. La canzone, infatti, tende a presentare determinati caratteri che le permettono di avere un ruolo di rilievo nella storia della musica per cinema.

Nell’era del sonoro, il modello di riferimento per i film della Hollywood classica è quello della partitura orchestrale, che trova in compositori come Max Steiner, Alfred Newman e Erich Wolfgang Korngold alcuni tra i migliori e più premiati rappresentanti. In questo periodo la colonna sonora per eccellenza prende la forma di una composizione sinfonica strettamente legata allo stile romantico, ricca di melodie facilmente memorizzabili e apprezzabili dal pubblico. Con gli anni Cinquanta e la nascita di nuovi generi come il fantasy o la fantascienza si necessitano nuovi espedienti musicali; c’è un sempre maggior interesse nella musica post-tonale, atematica e nell’armonia non funzionale. Il classico score sinfonico tonale entra quindi in crisi. Oltre a queste esigenze espressive vi sono anche ragioni commerciali: la colonna sonora comincia a essere considerata come una nuova fonte di guadagno da parte delle case cinematografiche e i produttori allacciano nuove relazioni con l’industria discografica, dimostrando un nuovo e maggiore interesse nei confronti della popular music. Questa scelta permette di raggiungere il pubblico più vicino a questo genere: gli adolescenti. La popular music è figlia della cultura di massa, inseparabile dalle esigenze di mercato e dalla necessità di raggiungere un’ampia audience, grazie alla sua facilità nel cambiamento del linguaggio, malleabile e compatibile con ogni contesto sociale e mediale in cui si trova. La popular music permette di far avvicinare la grande fascia dei giovani al mondo del cinema attraverso le canzoni del momento e realizza una forte presa sull’intero pubblico, grazie al riconoscimento delle parole e alla creazione di un maggiore senso di partecipazione.

Disco della colonna sonora del film The Graduate (1967)

Con il crescente successo della popular music, grazie ai nuovi testi, musica ed espressione vocale, durante gli anni Sessanta si inaugura la nuova tendenza di creare colonne sonore compilative con musiche preesistenti e principalmente di repertorio popular, che permettono di sfruttare le canzoni in voga per un successo commerciale maggiore. Questo fenomeno non è però accettato da tutti alla luce di quella naturale correlazione, ben consolidata nell’immaginario comune, tra creatività e originalità; la pratica delle colonne sonore compilative non viene considerata un elemento creativo, in quanto non si dota il film di una musica originale e la formula “nuovo film nuova musica” non viene rispettata. Nella realtà dei fatti l’innovazione tecnologica e un nuovo pubblico giovanile supportano l’emergere dell’impiego di musica preesistente, tanto da risultare uno dei metodi più utilizzati e d’effetto, minacciando anche l’esistenza e la presenza delle composizioni orchestrali. Si raggiungono risultati di grande interesse: The Graduate di Mike Nichols (1967), che utilizza seppur parzialmente canzoni estratte dall’album Sound of Silence di Simon and Garfunkel; in Easy Rider di Dennis Hopper (1969), si assiste alla creazione di una colonna sonora totalmente compilativa, con canzoni di successo (Jimi Hendrix, The Byrds, The Band, ecc.) e destinate, come Born to Be Wild degli Steppenwolf, ad essere legate a doppio filo con la pellicola che le ha rese celebri Allo stesso tempo l’utilizzo di colonne sonore compilative da parte di molti registi amanti di musica può diventare un elemento tematico nella loro produzione e un simbolo del loro stile autoriale.

Disco della colonna sonora del film Easy Rider (1969)

Da un punto di vista economico, le canzoni delle colonne sonore si trasformano in un vero e proprio prodotto commerciale al pari della popular music e la mass culture. Negli anni Ottanta, infatti, si assiste alla nascita del videoclip musicale come metodo di promozione cinematografica: il canale televisivo MTV inizia a trasmettere videoclip di canzoni presenti nella colonna sonora dei film. Dato che il pubblico di MTV era sostanzialmente lo stesso al quale si rivolgevano i produttori cinematografici del periodo, il sistema del “music-trailer” diventa sempre più efficace. I videoclip vengono realizzati selezionando scene del film, in modo da poter offrire un’idea più immediata sul genere, sullo stile di ripresa e sulla narrazione al pubblico e sicuramente più efficace rispetto a quella che può fornire un semplice album discografico. La connessione tra musica e video che prima veniva realizzata dal semplice titolo della canzone è ora sostituita dai “music-trailer” trasmessi su MTV nelle settimane precedenti l’uscita del film, riscuotendo un grande successo da parte del pubblico.

di Alice Dozzo