Si dice che l’opale nero sia investito di una serie di poteri impareggiabili, forse perché al suo interno ospita l’intero spettro dei colori. Secondo una leggenda aborigena, l’opale nacque dove Dio posò i suoi piedi. È una gemma che dovrebbe portare armonia e un grande successo, la possibilità di vedere il futuro e di curare le malattie. Si dice che indossandolo si può riuscire a cambiare rotta nella vita, a prendere la decisione giusta, ma anche a scoprire le nostre abilità nascoste. Peccato che per Howard Ratner, protagonista di Uncut Gems, un opale nero non sia che l’inizio della fine.

L’inizio del nuovo film dei fratelli Safdie, distribuito in Italia da Netflix come il precedente Good Time (2017), ci porta lontano dalla città di New York, che ospita e inghiottisce senza pietà ogni storia di Josh e Benny Safdie. Lo spettatore si ritrova, a dir poco disorientato, nel 2010 in Etiopia, dove nel mezzo di una tumulto due minatori riescono a recuperare un rarissimo opale nero, lasciandolo però allo stato grezzo. I fratelli Safdie trovano il modo, a dir poco ingegnoso, per riportare l’azione dall’altra parte del mondo e due anni nel futuro e approdare finalmente nella gioielleria del protagonista nel Diamond District attraverso un viaggio caleidoscopico nell’opale che sfocia nella colonscopia di Howard. Le immagini sul monitor dell’ospedale assomigliano all’interno della gemma stessa, che viene osservato con attenzione e bramosia dagli innumerevoli clienti che passano per la gioielleria di Howard nel corso del film. Tutti desiderano possederla per il loro bene, Howard invece è posseduto dalla gemma, che sembra controllare ogni sua scelta e movimento. È come Teseo nel labirinto, senza però un filo di Arianna ad aiutarlo ad uscire dal labirinto di debiti. Tra i colori di quella gemma lui vede una speranza, potrebbe rivenderla all’asta e guadagnare quanto gli basta per placare gli squali che gli girano attorno e le due donne tra cui prova a giostrarsi, la ormai ex moglie Dinah (Idina Menzel) e la collega e amante Julia (la meravigliosa Julia Fox al suo debutto cinematografico). Nel caotico universo della gioielleria di Howard arriva un giocatore di basket, Kevin Garnett (che interpreta se stesso), il quale dopo essere rimasto impassibile davanti ai Furby tempestati di diamanti, si lascia incantare dall’opale di cui il protagonista si vanta con estrema disinvoltura e inizia a pensare che questo potrebbe aiutarlo a vincere i playoff dell’NBA che lo aspettano. Il gioielliere decide di prestargli la gemma e questa è come la prima tessera di un domino che cade e che finisce per trascinare giù tutta la vita di Howard.

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Julia Fox nei panni di Julia, collega e amante di Howard Ratner.

È difficile etichettare Uncut gems secondo le normali convenzioni di genere: si posiziona a metà tra il thriller e la commedia, senza rispettare gli stilemi di nessuno dei due. Si potrebbe dire che i fratelli Safdie hanno creato un loro stesso genere definibile solo come Ansia. Uncut gems non lascia lo spettatore inerme e passivo davanti alle disavventure del protagonista; è come se fosse un’esperienza di realtà virtuale dove viviamo e proviamo sulla nostra pelle tutto quello che sta succedendo ad Howard. È un’esperienza che non lascia la possibilità di respirare, ma per quanto claustrofobica ed estenuante, nelle mani dei Safdie diventa una corsa sulle montagne russe che non vorremmo finisse mai.

Come è vero che i diamanti si formano sotto pressioni tra 25 mila e 70 mila chili per centimetro quadrato, il vero diamante di questo film si forma sotto le tensioni del mondo soffocante cucito dai due registi: si tratta di Adam Sandler, interprete del personaggio di Howard Ratner. È una scelta ispirata e inaspettata di casting, già fissata in fase di stesura da Benny e Josh, che per il desiderio di avere proprio il comico nella parte, hanno messo la sceneggiatura da parte per dieci anni per aspettarlo. Quando Adam Sandler fa un’interpretazione capace di distanziarsi da quell’immagine di buffone spesso associata al suo star power, il buzz tende a concentrarsi sull’effetto sorpresa derivato dallo scoprire che sotto quell’infantilismo si nasconde un grande attore: è stato il caso di Punch Drunk Love di Paul Thomas Anderson, di The Meyerowitz Stories di Noah Baumbach, di Reign Over Me di Mike Binder, ma anche dello stesso Uncut Gems. Tuttavia, soprattutto in quest’ultimo, ci si rende conto che funziona proprio perché si tratta di Adam Sandler: non funziona nonostante sia lui, ma perché è lui. Nel caso di Howard Ratner l’attore newyorkese mette in gioco tutta l’esagerazione che ha segnato la sua persona comica per esasperarla e portarla nel mondo vero, dimostrando cosa potrebbe realisticamente succedere a uno dei suoi personaggi una volta che la bolla della finzione, dove è rintanato, scoppia.

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Il Furby ricoperto di diamanti che Howard Ratner esibisce con orgoglio all’inizio del film.

Uncut Gems è un caos realizzato con una precisione chirurgica e una dedizione assoluta che consacra definitivamente i fratelli Safdie come alcuni dei registi e autori più interessanti e stimolanti della loro generazione. Si tratta di due ore e quindici di pura tensione e ansia, una corsa senza fiato e senza mai fermarsi come quelle del Connie di Good Time. Howard cammina senza fermarsi a pensare nemmeno per un istante, ma dalla sua ingenuità emana fierezza, perché crede di sapere come vincere in quel mondo simile ad un gioco d’azzardo e assistere a questa partita angosciante e stancante dove in palio c’è la sua stessa vita è un piacere masochistico per gli occhi dello spettatore.

di Giada Sartori