Seconda selezione di corti

La seconda selezione di corti del Trieste Film Festival ha visto protagonisti i bambini, tema tanto caro agli autori di cortometraggi quanto difficile da trattare, e anche i vecchi e nuovi confini. Un programma molto compatto e ben calibrato, per più di due ore di proiezione che hanno tenuto ferma l’attenzione del pubblico.

Due bambine sono protagoniste di due storie, entrambe girate da donne.  Il film slovacco Alice (Nić sa Nestalo, Monika Mahùtovà, 2019) ci presenta una bimba “cattiva” che picchia i maschi e scappa di casa. Poi torna, perché è terribile ma non è stupida, senza mostrare, al momento, nessun segno di ravvedimento. Naturalmente ha i capelli rossi ed è molto simpatica. Se Alice ha tutti i parametri estetici della piccola strega, sembra un angelo la piccola protagonista di Attraversare il confine (Przejście granicze, Agniezka Chmura, 2019), film ambientato nella Polonia degli anni ’80, quando passare da un paese all’altro del blocco dell’Est significava sopportare umiliazioni continue da parte di poliziotti corrotti. La bimba, un volto da cartolina con in testa una coroncina di fiori di campo all’uso polacco, dimostrerà come l’oppressione aguzzi l’ingegno già da piccoli

La visione femminile del mondo dell’infanzia ha sempre una punta in più di acume ed arguzia, mentre spesso, quando si rivolge alla condizione attuale di molte donne assume toni dolenti. In Mama (Ije, Anastasia Borisova, 2019) vediamo la giornata di una ragazza di campagna che tenta di cambiare vita nella Mosca contemporanea. Ha un bimbo di circa un anno che lascia alla vicina di casa per andare in una casa di ricchi dove si occupa di tutto, anche del figlio poco più grande del suo. Non c’è nulla di patetico nell’occhio della Borisova, tutto è contenuto nella storia che non ha bisogno di ulteriori sovraccarichi emotivi.

Un’altra bimba nel suo passeggino è la nipotina di uno zio sciagurato e incapace che si considera perseguitato dal malocchio, Farà di tutto per liberarsene, compreso un atto di generosità che gli si ritorcerà contro. Siamo in un corto italiano, Destino (Bonifacio Angius, 2019), venato di una comicità asciutta e grottesca che ha divertito molto il pubblico presente in sala.

Altri confini, questa volta contemporanei, sono testimoni della tragedia legata all’immigrazione clandestina. Confine (Hranice, Damian Vondrašek, 2020), film ceco in anteprima assoluta, si svolge nella notte in un passaggio tra due paesi dell’Europa Unita. Un poliziotto scopre un carico di uomini nel cassone di un camion greco. Molti vengono catturati immediatamente, solo un ragazzino riuscirà a fuggire, separandosi dal padre che tenterà in ogni modo di resistere alla polizia di frontiera per salvare almeno la libertà del figlio. Se da una parte viene naturale condividere l’atteggiamento del padre, pronto a tutto per il bene del suo ragazzo, dall’altra è interessante vedere come il regista insista sul dubbio che investe il capo della postazione, l’unico che si interroga sulla disumanità delle leggi che è costretto ad applicare.

Cadono i confini a Berlino nel 1989, e anche nella vita di due bambini che vivono nel lato est. Il paese che c’è dall’altra parte (Drübenland, Arne Kohlweyer, 2019) rispolvera i paraphernalia della DDR in un corto che ci parla del giorno in cui cadde il muro e degli effetti immediati che la grande notizia provoca in due ragazzini e nella sorellina più grande. Bisognerà interpellare il nonno, immerso nello sconcerto, per capire qualcosa, ma tutto appare ancora fumoso.

In un giorno in cui le donne, sia come autrici che come protagoniste, hanno tenuto banco nella programmazione del Festival, non poteva mancare un film come Virago (Virago, Kerli Kirch Schneider, 2019). Siamo in Estonia a Virago, paese di campagna in cui tutte le donne sono vedove perché i mariti muoiono entro i quarant’anni. Se ne salva solo uno grazie alle cure amorose della moglie. La regista Kerli Kirch Schneider non può esimersi dal mostrare i maschi come sprovveduti senza redenzione, ma senza astio, con quello sguardo insieme divertito e superiore che solo le donne sanno esprimere.

Nel complesso la selezione di corti offerta dal Trieste Film Festival si è rivelata di buonissimo livello, con buon equilibrio nella suddivisione in due blocchi di proiezione, all’interno dei quali è stato facile individuare temi dominanti trattati da molteplici punti di vista. La sala del Cinema Ambasciatori, è ampia e accogliente, ed è stato un piacere vederla sempre piena di un pubblico attento e sinceramente interessato alla forma del cortometraggio.

di Daniela Goldoni