La selezione di cortometraggi del Trieste Film Festival è sempre di notevole interesse perché è rappresentativa di un’area geografica fortemente caratterizzata benché molto variegata: l’Europa orientale.
Quest’anno vengono proposti 14 cortometraggi divisi in due blocchi di proiezioni. Il primo ci ha permesso già di individuare alcuni temi prevalenti, con una preferenza per le storie al femminile. Tra queste due corti sono dedicati alla condizione di ragazze che lasciano il paese di provenienza per spostarsi all’estero. Il film serbo Mi smo videli leto (Nikola Stojanovič, 2019)è la storia di una ragazza poco più che adolescente che sta per partire per la California. Trascorre l’ultimo giorno con i suoi amici/amori di infanzia e adolescenza ostentando una sicurezza che solo nel finale diverrà tenerezza e nostalgia. Anche Sad Girl Weekend (Dimitris Tsakaleas, Lida Vartzioti, 2019) parla di ragazze in partenza. Tre amiche del cuore trascorrono gli ultimi giorni insieme prima di separarsi: due andranno nel Nord Europa a studiare mentre la terza resterà nella sua piccola città in Grecia. Sarà lei a inventare un saluto delizioso per le sue amiche: nel corso della notte, mentre dormono, le ricoprirà di stick colorati trasformandole in due opere d’arte pop, immortalate in una inquadratura incantevole.

Sad Girl Weekend (D. Tsakaleas, L. Vartzioti, 2019)

Due film ripercorrono invece un tema molto amato dagli autori di corti: il rapporto padre/figli. Tak jest dobrze (Marcin Sauter, 2019), film polacco girato in bianco e nero nelle lande delle isole Spitzbergen affronta il dolore del distacco di un padre dal suo bambino, dove il paesaggio, magnifico e desolato, è il riflesso di un dolore insormontabile. Anche il film bielorusso Lake of happines (Aliaksei Paluyan, 2019) affronta il tema del distacco, con numerosi bambini di varie età, tutti ottimi attori, sia da protagonisti che da comprimari.

Per tornare ai personaggi femminili, il film ucraino Anna (Dekel Berenson, 2019) affronta il tema della solitudine di una donna non più giovane con perspicacia capace di sventare i luoghi comuni attraverso la leggerezza e l’ironia.

Anna (D. Berenson, 2019)

Due film parlano di pronto soccorso per infartuati più o meno riusciti. Njemački inat, della regista croata Silva Čapin, affronta il tema dell’indifferenza a ciò che ci circonda: il corpo di una donna in spiaggia, morta sotto il suo ombrellone, viene ignorato per un intero giorno da un gruppo di vacanzieri pavidi e indifferenti. Riuscirà perfettamente invece il salvataggio di un uomo colto da infarto su un mucchio di sacchi della spazzatura, prontamente assistito dai passanti. È il soggetto del film lituano Auskinés minutes, girato in un unico piano sequenza di 10’, come ci ha spiegato il regista Saulius Baradinskas, presente in sala.

di Daniela Goldoni