Quella tra ‘45 e ‘55 fu un’altra decade molto significativa, sia per la storia del cinema che per quella della moda, tanto da costituire un vero e proprio spartiacque. Dopo l’austerity imposta dalla guerra, infatti, la moda conosce una favolosa rinascita, all’insegna del lusso. A Parigi, che è ancora l’indiscussa capitale dell’Alta Moda, nel 1947 Dior lancia il New Look, uno stile ultrafemminile e ultra chic, e naturalmente super esclusivo.

Ma nel 1951 anche in Italia accade qualcosa.
A Firenze, il barone Giovan Battista Giorgini organizza a casa propria, la splendida Villa Torrigiani, la prima sfilata di Alta Moda italiana.
E’ la nascita ufficiale dell’Alta Moda italiana, che dall’anno successivo sfilerà prima nella sala bianca di Palazzo Pitti e poi si sposterà a Roma.

La Sala Bianca di Villa Torrigiani

Ma cosa più interessante è che il volano della nostra alta Moda sarà il Cinema, grazie all’avvento della celeberrima Hollywood sul Tevere. Vale a dire l’arrivo a Cinecittà delle grandi produzioni hollywoodiane che,attirate dai bassi costi e dall’aura del mondo classico, iniziarono a girare qui sia famosi film peplum come Quo vadis (1951) sia commedie romantiche da Oscar come Vacanze romane (1953)
Fu così che le dive americane s’innamorarono della nostra moda e la portarono oltreoceano, a Hollywood, e da lì in tutto il mondo.
Il primo nome da cui bisogna partire per ripercorrere la storia di questo favoloso connubio tra cinema e moda è quello delle Sorelle Fontana.

Le Sorelle Fontana, nel loro atelier, preparano l’abito nuziale di Linda Christian

Tre sartine di provincia di umilissime origini che da Traversetolo, in provincia di Parma, si erano trasferite a Roma e, con un grandissimo fiuto imprenditoriale, furono le prime a capire quale ruolo strategico da testimonial avrebbero potuto giocare le dive americane.
Nel loro caso, la scintilla che fece scattare la magica liaison tra cinema e moda furono, nel 1949, le nozze tra il divo hollywoodiano Tyron Power e l’attricetta Linda Christian, per la quale confezionarono un abito da sposa da favola.
Nel 1952 sempre le sorelle Fontana realizzarono gli abiti del film di Luciano Emmer Le ragazze di piazza di Spagna, dando prova di un grande talento manageriale oltre che sartoriale.

Infatti vestirono da capo a piedi le tre protagoniste del film per il tour promozionale negli USA, conquistando una favolosa occasione di visibilità per la moda italiana che fece immediatamente innamorare il pubblico (e il mercato) americano.
La diva che per le Sorelle Fontana divenne la testimonial numero uno fu Ava Gardner, per la quale crearono la famosa linea cardinale, un abito simbolo, allo stesso tempo, della storia della moda e di quella del cinema, tanto che venne ripreso per Anita Ekberg nella Dolce vita di Fellini.

Ava Gardner con l’abito ‘cardinale’, realizzato dalle Sorelle Fontana

Vediamo una carrellata di dive vestite dalla nostra più grande sartoria degli anni cinquanta:

Abbiamo detto quanto il modo di vestire delle dive influenzasse quello delle persone comuni e avesse quindi una diretta e assai concreta ripercussione sul mercato.
Gli anni cinquanta, in particolare, confermarono più che mai questa dinamica, decretandola una sorta di legge ineluttabile.
Per capirlo basta un’immagine.

Quella di Audrey Hepburn di Vacanze romane (1953) che divenne una delle più indimenticabili icone di stile a cominciare da questa semplicissima camicetta bianca, indossata con questo piccolo foulard che immediatamente divenne un must per tutte le ragazze del mondo occidentale.
Il successo fu tale che venne creata addirittura una linea Barbie con le fattezze e l’abito della Audrey di Vacanze romane!

Solo un anno dopo, nel 1954, stavolta nel film Sabrina, sempre Audrey Hepburn lancia la moda dello scollo a barchetta e soprattutto (per quello che riguarda il nostro made in Italy) le leggendarie ballerine, create apposta per lei da Ferragamo.

Ferragamo ideò le scarpe ballerina appositamente per Audrey Hepburn per il film Sabrina

Ancora Audrey, stavolta nel film che la rese davvero l’icona di stile assoluta: Colazione da Tiffany (Blake Edwards, 1961).
Il tubino nero creato per lei da Givenchy divenne l’abito più copiato della storia del cinema. E anche stavolta fu creata la Barbie ad hoc.

Un’altra diva che ebbe un ruolo decisivo nelle dinamiche del gusto e della moda fu Grace Kelly, raffinatissima icona New Look vestita dalla più grande sarta del cinema hollywoodiano, Edith Head.

Spostiamoci in Francia ed entriamo nei favolosi anni sessanta.
Con Brigitte Bardot nasce la figura della lolita, la ragazza acerba ma disinibita e superseducente, infatti il capo d’abbigliamento che lancia sono gli shorts.

Con Brigitte Bardot gli shorts diventano di moda

E’ vero che nel 1949 c’erano già stati quelli di Silvana Mangano in Riso amaro, ma ancora i tempi non erano maturi; gli anni ’60 di B.B. invece sono il momento perfetto per accogliere questo stile, simbolo di ribellione e rottura rispetto ai canoni tradizionali di bon ton.
Sempre la Bardot lanciò anche questo tessuto particolare: il quadrettino Vichy, lo scozzesino rosa o azzurro, magari bordato di sangallo bianco, che tutte le ragazze volevano per farsi fare dalle zie o dalle nonne i calzoncini corti e gli abitini estivi.

Era uno stile che mescolava ingenuità e provocazione.

di Gabriella Maldini