Dopo 10 anni dall’esordio con il film Cado dalle nubi, Luca Pasquale Medici alias Checco Zalone affronta la prova di maturità dietro la macchina da presa, firmando la regia del film Tolo Tolo. Il film ha destato molto interesse prima dell’uscita, allertando schieramenti politici con analisi sociologiche, critici di ogni genere con disamine antropologiche ed una buona rappresentanza del popolo Italiano che scommette su nuovi incassi record. Riconosco a Checco Zalone l’indiscutibile capacità di evidenziare i tanti luoghi comuni del nostro paese, per cui non sono partito prevenuto, ma il vortice degli stessi ha finito per creare un enorme buco nero tipico dei cine-panettoni.

Luca Medici (alias Checcho Zalone) firma, per la prima volta, la regia di uno dei suoi film, affidandosi a Paolo Virzì come co-sceneggiatore per il suo Tolo Tolo.

Guardando Tolo Tolo (che significa “solo solo“) ci si accorge di un Italia contaminata da tanti stereotipi: l’ostentazione della griffe, il finto buonismo, il terzomondismo, il carrierismo senza merito, i facili successi imprenditoriali, le dimensioni sessuali, i rigurgiti fascisti, le false contaminazioni etniche, l’invasione delle dirette TV, il denaro sopra tutto e tutti, il fisco che ti attanaglia, i parenti opportunisti, i politici dalle vertiginose carriere senza merito, persino i politici dal lnguaggio criptico, impersonati da Niky Vendola.  Di fronte a tutto questo Checco Zalone è costretto a sparire anzi forse ad estinguersi in modo da non lasciare la pesante eredità dei debiti accumulati in seguito all’ insuccesso imprenditoriale. Il Belpaese non lo accetta più e lo rigetta in un percorso irto di pericoli e altrettanti luoghi comuni. Il film è un enorme frullatore che trita tutti questi pensieri collettivi ormai parte del consueto modo di pensare, tipico degli avventori del bar dello sport. Si, è vero, l’italiano medio ha perso molta credibilità, complice una cultura dove prevale ipocrisia ed opportunismo, ma è parso tutto molto eccessivo, francamente poco divertente e spesso prevedibile. Oltre a questo, non mi convince la scelta di presentare il film con un trailer che nulla a che fare con film, le parentesi da musical di altri tempi,  il finale pseudo-educativo sull’accettazione di nascere in un paese rispetto ad un altro, presentato con un’animazione troppo Disneyana. Rimpiango la vecchia regia di Gennaro Nunziante. Voto 4.

di Kastel