Appena quattro giorni fa, Papa Francesco si è fatto portatore di una svolta storica nel mondo della Chiesa cattolica: ha abolito il segreto pontificio nei casi di violenza sessuale e di abuso sui minori commessi dai chierici. Una questione alquanto critica che nel film I due papi di Fernando Meirelles – sceneggiato da Anthony McCarten e basato sulla sua stessa opera teatrale del 2017, The Pope – viene presa in considerazione in una maniera breve ma pungente, grazie alle parole di Papa Francesco che rimangono impresse per tutto il resto del tempo.

Il film racconta, principalmente attraverso due conversazioni, il rapporto tra Papa Benedetto XVI (Anthony Hopkins) e il cardinale Bergoglio, futuro Papa Francesco (Jonathan Pryce). Quest’ultimo si reca a Roma per chiedere al Papa il permesso di ritirarsi. Il cardinale si trova di fronte a un secco no da parte del Pontefice, e da questo momento prende il via un percorso introspettivo nella vita del religioso e in un momento di confronto tra le sue idee decisamente riformiste e quelle, invece, più tradizionaliste del Papa. Il racconto si sviluppa soprattutto attraverso la vita di Papa Francesco, anche con differenti flashback. Bergoglio, infatti, affronta un momento di confessione, sugli eventi che aveva vissuto durante gli anni della dittatura di Videla in Argentina. Ratzinger, al contrario, non cede al richiamo della parola e i vari problemi che deve affrontare in quel periodo vengono appena sfiorati, se non scavalcati.

Anthony Hopkins e Jonathan Pryce in una scena de I due Papi, disponibile su Netflix.

Ogni dialogo tra i due protagonisti è calcolato al millimetro, Bergoglio si esprime in maniera raffinata e naturale, le parola emozionano per la loro veridicità.

I due papi, figure opposte dal punto di vista ideologico, si ritrovano uniti sotto le ali della passione per il calcio e la musica. Con l’utilizzo, durante l’intero film, di brani di ogni genere – dai canti liturgici al Claire de Lune di Debussy, dal jazz agli ABBA – il regista probabilmente cerca di conferire un’aura “laica” ai due protagonisti, che si dedicano agli stessi hobby degli uomini non religiosi.

Il film, nel complesso, risulta scorrevole e coinvolgente: dopo due ore di visione, una successiva non avrebbe pesato. Anthony Hopkins e Jonathan Pryce interpretano magistralmente i due religiosi e ci trasportano nel loro mondo di fede e controversie in modo così realistico da sembrare di essere proprio lì al loro fianco.

di Alice Dozzo