I finali sono difficili, specialmente per me (J.J. Abrams per USA Today)

Star Wars: L’ascesa di Skywalker è il nono capitolo della saga di Star Wars e ultimo film della cosiddetta trilogia sequel e dell’epopea di Skywalker. Il film vede il ritorno dietro la macchina da presa di J.J. Abrams, dopo aver passato il testimone per Gli ultimi Jedi a Rian Johnson. Prima di poter parlare di questo tanto atteso e tanto temuto finale, occorre fare una premessa: questa recensione viene da una persona che ha apprezzato – seppur con alcune riserve – i precedenti capitoli di questa trilogia sequel. Pur riprendendo alcune delle idee della trilogia originale di Lucas (qui il riferimento è soprattutto al Risveglio della Forza), questi possiedono una linfa vitale propria e un grande potenziale – anche se non realizzato fino in fondo.
Vedendo questo ultimo capitolo ci si rende conto del vero grande problema di questa trilogia: è mancata una vera direzione compatta a livello narrativo. Basti notare lo scarto a livello di idee tra J.J. Abrams e Rian Johnson. In Gli ultimi Jedi Johnson è riuscito a reinventare Star Wars, facendo scelte rischiose che hanno portato il fandom anche a mettere in dubbio eroi che aveva mitizzato per anni come Luke Skywalker. Dove Johnson aveva rischiato, J.J. Abrams punta sul sicuro. Star Wars: L’ascesa di Skywalker è un film a tratti banale e prevedibile, molto Disneyano, che ha nell’accontentare i fan il suo punto di forza. Quando invece prova a stupire e a mettere alla prova il pubblico finisce solo per confondere. Con questo film Abrams prova a fare un passo indietro su alcune scelte prese da Johnson e a dare una degna conclusione a una saga lunga più di quarant’anni, concentrando operazioni tattiche di fanservice e decine di linee narrative in un film di due ore e mezza. Il risultato è un film confusionario, impreciso, sbrigativo, eppure in qualche modo riesce a funzionare.

Star Wars – L’ascesa di Skywalker è il nono capitolo della saga (J.J. Abrams, 2019)

L’ascesa di Skywalker porta questa trilogia a essere qualcosa che non era ancora stato: un viaggio di gruppo. La forza di Star Wars è sempre stata nei momenti in cui i personaggi si dedicavano tutti insieme a una nuova avventura, i capitoli precedenti invece tendevano a separarli in modo forzato in diverse linee narrative. I momenti in cui il film funziona di più sono quelli in cui J.J. Abrams lascia Rey, Finn e Poe esplorare i diversi pianeti che costellano questo loro ultimo viaggio sul grande schermo, merito anche della chimica tra i tre attori protagonisti (rispettivamente Daisy Ridley, John Boyega e Oscar Isaac). L’ascesa di Skywalker fa affidamento sulla nostalgia, su un continuo desiderio di un ritorno al passato da parte dello stesso fandom di Star Wars, riportando indietro così personaggi cardine del passato come Lando Calrissian e lo stesso cattivo dell’episodio, l’imperatore Palpatine. Si ripensa al passato non solo attraverso dei ritorni ma anche grazie ad alcuni successori spirituali, come Kylo Ren/Ben Solo, interpretato dal magistrale Adam Driver, porta avanti la missione e gli ideali di Anakin Skywalker, confermandosi forse il personaggio più riuscito e compiuto della nuova trilogia.
Il film, scritto dallo stesso Abrams e da Chris Terrio (premio Oscar per la sceneggiatura per Argo di Ben Affleck), non è un finale perfetto, ma è uno dei migliori tra quelli che potevamo auspicare considerata la confusione dell’ultima trilogia. Si tratta di un compito svolto bene, seguendo con attenzione la traccia e correggendo errori e rischi del passato. Ritorna sui punti di forza del franchise, dal team-work ai personaggi storici, eppure si nota quanto sia mancata una mappatura ben precisa alla base della trilogia. Risulta difficile discutere i problemi del film senza addentrarsi nell’ambito degli spoiler, quindi ci limiteremo a dire che alcuni colpi di scena appaiono raffazzonati, l’inserimento di Palpatine risulta forzato e le scene più emotive sono deboli e prive del pathos necessario. L’ascesa di Skywalker funziona soprattutto quando non si prende sul serio e lascia i personaggi avventurarsi nello spazio, ricordandoci così perché ci siamo innamorati di questo franchise.

di Giada Sartori