Si è conclusa, sabato 14 dicembre, la diciottesima edizione della Festa del Cinema di Porretta Terme, nata dal glorioso passato della Mostra Internazionale del Cinema Libero di Porretta Terme e sempre più importante appuntamento annuale festivaliero nella promozione del cinema indipendente e d’autore. Quella di quest’anno, oltre a tenere vivo e rinnovare il legame con Elio Petri (cui è dedicato un importante premio per il nuovo cinema d’impegno) e Gian Maria Volonté (il cui venticinquennale dalla scomparsa è stato commemorato con una splendida mostra realizzata in collaborazione con la Cineteca Nazionale di Roma e il Centro Sperimentale di Cinematografia), è stata un’edizione che ha voluto dedicare al regista italo-americano una ricca retrospettiva con la proiezione di alcuni tra i suoi principali capolavori, tra cui il recente Tommaso, che, oltre alla presenza di Willem Defoe, vede tra i protagonisti anche la moglie Cristina Chiriac e Anna Ferrara, la figlia nata dalla loro unione.

Ad Abel Ferrara l’Associazione Porretta Cinema, organizzatrice del festival, ha voluto anche conferire un Premio alla Carriera, con la seguente motivazione:

Abel Ferrara: è uno dei più sorprendenti talenti del cinema contemporaneo. Ha mosso i suoi primi passi nel cinema americano mostrando le sue capacità di sovvertire gli stilemi dei generi tradizionali con intelligenza e profondità: film come Il cattivo Tenente, The Addiction e Our Xmas hanno saputo reinventare il modo di narrare e hanno reso indimenticabili le performances degli attori che vi hanno partecipato. In seguito, Ferrara ha scelto di vivere in Italia, alla ricerca delle proprie radici e nel nostro paese ha diretto film e documentari altrettanto innovativi e provocatori, passando dalla realtà di Napoli alle vicende di Pasolini. C’è però un minimo comune denominatore che lega l’esperienza americana con quella italiana: ed è il suo talento nel riuscire sempre a sorprendere, sfuggendo alla banalità e alle trappole del “politicamente corretto”.

Al regista, nato nel Bronx da una famiglia di immigrati della provincia campana e che ha scelto Roma come sua città di residenza già da cinque anni, è stata quasi interamente dedicata la giornata conclusiva della Festa del Cinema di Porretta Terme. Partendo da una lunga masterclass in cui Ferrara ha raccontato molto di se stesso e del proprio cinema al pubblico accorso al Cinema Kursaal per l’importante tributo che il festival porrettano ha fatto ad uno dei registi contemporanei più discussi. Ne è nata una chiacchierata informale, con il regista impegnato anche nella direzione delle luci in sala o nel moderare gli interventi dal pubblico. Abel Ferrara, partendo dai suoi precoci esordi (la prima volta che prese la telecamera in mano era un giovane sedicenne), ha raccontato come abbia sicuramente influito sul suo modo di fare cinema non solo il legame con i grandi del passato (cita il neorealismo italiano, ma anche i grandi registi della nouvelle vague francese), ma anche il fermento cinematografico degli anni ’80 e ’90 in America, con la voglia di raccontare le proprie storie con modi e strumenti diversi. Non critica chi, oggi, vuole fare cinema usando tecnologie mobili quali i cellulari o dispositivi simili, convinto che tutti ormai abbiamo gli strumenti per fare cinema. Non sono più solo i professionisti di Hollywood. Ormai tutti possono provare a farlo. Non è l’attrezzatura, non è la strumentazione che usi a fare un film. L’obiettivo, ciò che è importante, è raccontare una storia. Nel cinema potrebbero cambiare le sale, le luci, il modo di filmare, anche il tipo di pubblico. Ma alla fine quello che conta è la storia. Conta la connessione che si crea tra storia, regista e spettatore.

Abel Ferrara durante la masterclass a lui dedicata dalla Festa del Cinema di Porretta Terme (Ph. A. Sbarrai)

Spronato da una domanda del pubblico, Ferrara ha avuto modo anche di entrare nella querelle innescata dai commenti del regista Martin Scorsese sui prodotti cinematografici della Marvel:

Questi film sono pensati per i bambini. Non per gli adulti. Di certo, io da bambino non guardavo Bünuel. Ma ora faccio comunque il mio cinema. Per me, Scorsese è un eroe, non mi permetterei mai di contraddirlo. Dalla mia posso dire che ci sono diversi tipi di bambino: quelli che leggono e guardano tutto, in modo semplice, e quelli che cercano comunque qualcosa di più complesso. (I film Marvel) non sono il mio cinema. Ma questo perché io faccio film per adulti.

Nel corso dell’incontro avuto con il pubblico, più volte Abel Ferrara ha richiamato le proprie origini italiane. Il ricordo del nonno, originario di Sarno e che ha profondamente influenzato la formazione come uomo, viene usato dal regista per sottolineare il forte legame che ha sempre sentito con il suo passato: il profumo della salsa dei maccheroni che faceva sua nonna e che ritrovava solo ed esclusivamente durante le sue visite ai parenti in Campania; l’aver vissuto tutta la prima parte della sua vita in un quartiere dove la lingua predominante fosse l’italiano e non l’inglese; il suo sentirsi profondamente ospite, ovunque andasse, che fosse in America o in Italia o nel resto del mondo.

La Festa del Cinema di Porretta ha conferito a Abel Ferrara il Premio alla Carriera
(Ph. JFdA)

Delle sue origini, del suo legame con l’Italia abbiamo parlato anche nel corso dell’incontro esclusivo che abbiamo avuto con Abel Ferrara. Un’intervista buffa. Partita con il regista che, giunto nella sala preposta, non ha resistito alla tentazione di sedersi al piano ed iniziare a suonare e iniziata dopo che lui stesso ha scelto la distribuzione al tavolo in base alle condizioni di salute dei presenti (nota la sua fobia per le malattie, che si rispecchia anche in molte tematiche affrontate nei suoi film). Quando gli abbiamo chiesto, ora che vive in Italia, quale fosse il suo legame e il suo giudizio sul Paese attuale e, in particolare, la città di Roma in cui ha scelto di vivere, Ferrara ha risposto:

Non posso parlare dell’Italia in generale. E nemmeno di Roma in generale. Io vivo in un quartiere che si chiama Colle Oppio. La mia Roma va dalla stazione dei treni al portone di casa mia. Quindi, da San Giovanni fino a Santa Maria Maggiore. Basta. Non conosco Roma. Non parlo italiano. Di conseguenza, ad esempio, è impossibile per me capire la politica italiana. Allo stesso modo, per voi è impossibile comprendere quella americana. Io posso capirla, perché Donald Trump è nato nella mia città, New York; è della mia generazione, viene da dove vengo io. Voi non potete tradurre veramente ciò che dice, come parla con il corpo. Ad esempio, voi pensate che lui sia il male, ma non potete capirlo. Io, invece, so e capisco che è due volte peggio di quello che voi potete solo intuire. Parlando dell’Italia, della vostra politica, io non posso capire cosa dica Salvini o la sindaca di Roma. Se devo parlare di Roma, è una città diversa dalle altre. Ma anche il mio quartiere è diverso dagli altri della città. Colle Oppio è un quartiere vissuto da persone ricche, vicino al Teatro Brancaccio, con solo persone benestanti, tutto ordinato, tutto molto calmo. A pochi passi di distanza, ci sono Piazza Vittorio, il Pigneto, San Lorenzo, quartieri molto diversi. Diversi dal mio e tra di loro. Stiamo parlando di diverse Roma. E’ come se io chiedessi come sia vivere a New York. Stiamo parlando di città che sono fatte di quartieri, che a loro volta sono piccole città. Mi chiedono sempre cosa pensi dell’Italia o di Roma. Ma, semplicemente, è una domanda a cui non so rispondere. New York è una città che cambia ogni giorno. Roma è già diversa da come era quando sono arrivato cinque anni fa. Sarei curioso di sapere quanto ancora cambierà nei prossimi cento anni.

Il regista Abel Ferrara durante l’incontro esclusivo che abbiamo avuto con lui
(Ph. Laboratorio delle Parole)

Kontainer16: Lei ha esordito nel cinema con una serie di cortometraggi, girati in Super8, sulla guerra del Vietnam. Perché scelse questo formato?

Abel Ferrara: Essenzialmente, era una questione economica. Fare un cortometraggio era meno costoso. Non penso ci siano grandi differenze tra un cortometraggio e un lungometraggio. Alcuni film hanno bisogno di essere raccontati in due ore, altri possono essere video, documentari. Non è la durata che conta. Ad essere importante è il tuo sguardo, le tue sensazioni, la tua opinione nel momento in cui giri. Cercare di capire cosa sia la realtà che ti circonda. Lo puoi fare in un minuto come in nove ore. Usi le immagini e il suono. Questo conta nel fare un film.

K16: Ci ha ricordato quanto sia stato importante il legame con la sua famiglia e le sue origini. Quale quello con il cinema italiano?

A. F.: Io so di avere un talento: quello di sapere fare film. E il talento di un regista sta nel sapere a chi affidarsi, a chi far fare le riprese. Prendiamo come esempio la Monna Lisa: è un’opera d’arte, un capolavoro, perché Leonardo è stato in grado di capire, nei sedici anni che ha dedicato alla sua opera, cosa fosse la bellezza. Questa la sua capacità, il suo talento. Il regista, allo stesso modo, deve essere capace di trovare quelle persone, talentuose, che siano in grado di starci accanto e gli permettano di trovare una bella fotografia. I film italiani di oggi non riescono ad essere belli come quelli del passato. Pensiamo alla fotografia del neorealismo, a quella che troviamo nei film di Pasolini, Zeffirelli, Rossellini, Antonioni. Facevano film bellissimi perché le persone che stavano dietro erano bellissime. Avevano al loro fianco dei maestri, come Storaro, che sapevano perfettamente come dovesse essere fatta una ripresa. Invece, ora, non si fa più cinema. E’ più qualcosa di simile alla tv.

Intanto, Abel Ferrara continua a vivere in Italia. Qui continua a girare film, come Siberia, prossimamente in uscita e che lo vede nuovamente dirigere Willem Defoe. Qui continua ad avere in programma un lungometraggio fiction sulla storia di Padre Pio, dopo il documentario Searching for Padre Pio. Qui continua a vivere sua figlia, una seconda generazione di Ferrara italo-americani. Qui, forse, Abel Ferrara continuerà a non conoscere l’Italia o a non riuscire a capire Roma. Continuando a cercare di risentire il profumo della pasta e fagioli che faceva sua nonna. Noi cercheremo di continuare a cercare di capire il cinema di questo regista che ha animato in modo non convenzionale la XVIII edizione della festa del Cinema di Porretta Terme.

di Joana Fresu de Azevedo