Il 9 dicembre, il popolare Attore Kirk Douglas ha compiuto 103 anni, che non ha voluto festeggiare alla grande, ad esempio con un party in casa come aveva fatto l’anno prima con lo spegnimento di centodue candeline, ma ha preferito una festa in famiglia con una cena insieme a tutti i figli ed ai nipotini. Un bel esempio di personaggio di grande rilievo del cinema che non si è sentito mai una Star, anche se festeggiare con 103 candeline voleva essere un segno di grande affetto e stima per ricordarne un traguardo eccezionale. Per il pubblico, i critici, i cinefili, Kirk Douglas è soprattutto il gladiatore di Spartacus (1960) di Stanley Kubrick, ma ricca è la galleria di personaggi da lui interpretati che rimarranno nella memoria dello spettatore e nella Storia del Cinema. A partire, soprattutto, dal pugile del film Il grande campione (1949) per cui venne indicato come il volto nuovo del cinema americano di quegli anni ed ebbe la prima nomination. Aveva 33 anni, essendo nato nel 1936 ed essersi inserito nel cinema, dopo aver fatto anche il cameriere al suo arrivo con la famiglia in America, da immigrato russo. Dal fisico aitante nel film di Mark Robson è un uomo dal passato burrascoso che lascia gli affetti per dedicarsi al ring ottenendo successi e ricchezza ma conducendo una vita fallimentare: un film dal crudo realismo. Cosi come di grande crudezza è il film successivo, L’asso nella manica (1951) di Billy Wilder dove interpreta un giornalista cinico e senza scrupoli che per tentare uno scoop, si mette d’accordo con la moglie del malcapitato e con lo sceriffo, per prolungare la prigionia di un uomo bloccato da una frana in una cava di sabbia. Un melodramma che spettacolarizza la morte.

Kirk Douglas è Van Gogh in Brama di vivere (V. Minelli, 1956)

Altro film di grande rilievo per Kirk Douglas è Brama di vivere (1956) di Vincente Minnelli dove , con un’impressionante aderenza al personaggio, è il tormentato pittore olandese Vincent Van Gogh raccontato nella sua amicizia con Paul Gauguin (un Anthony Quinn da secondo Oscar) e fino al suicidio, in un campo di grano, durante una delle sue violente crisi depressive. Come non ricordare poi il colonnello Dax del film Orizzonti di gloria (1957) di Stanley Kubrick che si oppone alle follie ed ai crimini degli Stati Maggiori durante la prima guerra mondiale. Un’opera antimilitarista, tra le più celebri della Storia del cinema in cui Kirk Douglas offre una vigorosa interpretazione.  Oppure l’astuto eroe dell’antica Grecia in Ulisse (1954) di Mario Camerini o quello di Doc Holliday nel capolavoro western di John Sturges Sfida all’O.K. Corral o le imprese eccezionali del re ne I vichinghi (1958) di Richard Fleischer. Scavando nella memoria affiorano poi altre interpretazioni: il giovane ambizioso produttore del film Il bruto e la bella (1952) di Vincente Minnelli, il colonnello di Sette giorni a maggio (1964) di John Frankenheimer che fa saltare un complotto contro il Presidente degli Stati Uniti (Frederich March) o, andando indietro nel tempo, Pietà per i giusti (1951) di William Wyler  in cui è un detective che scopre che anche la moglie si era rivolta ad un medico radiato dall’albo per pratiche abortive; il marinaio di 20.000 leghe sotto i mari (1954), con il grande James Mason, di Richard Fleischer. E ritornando agli anni ’60 il western moderno Solo sotto le stell (1962) di David Miller dove è straordinario nel ruolo di un cow boy  solitario e libertario che fugge a cavallo nel deserto, inseguito da jeep e da elicotteri e finisce travolto da un’auto attraversando una superstrada.

Senza dimenticare poi  il western I giustizieri del West (1975) in cui (per la seconda volta) anche si dirige mettendosi dietro la macchina da presa.

Una presenza nel cinema, quella di Kirk Douglas, da Gigante dello schermo.

di Paolo Micalizzi