A Rainy Day in New York, l’ultimo film di Woody Allen, è un ritorno per l’autore alla tanto esplorata città di New York, protagonista di suoi molteplici lavori. Tuttavia, questa volta ad affiancarla quasi nelle vesti di una co-protagonista c’è la pioggia già annunciata dal titolo che rende tutto più labirintico, enigmatico, indistricabile ma allo stesso tempo anche più rarefatto e magico.
Su questi due poli si concentrano la storia concepita da Allen, che vede Gatsby Welles (Timothée Chalamet) allontanarsi dal Yardley College per accompagnare la sua fidanzata Ashleigh Enright (Elle Fanning) nella sua città Natale, dove lei deve svolgere un’intervista a un noto regista di nome Roland Pollard (Liev Schreiber) per conto del giornale del college. Quella che potrebbe essere una semplice fuga romantica si trasforma in una somma di malintesi, parole non dette ed errori che portano i due protagonisti a scoprire qualcosa di nuovo su loro stessi e su quello che lo circonda.
In modo non dissimile da quello in cui Milly si perdeva per Roma in To Rome with Love (derivato a sua volta da Lo sceicco bianco di Federico Fellini), Ashleigh viene sopraffatta da una città troppo grande per lei, circondata da tre uomini del mondo dello spettacolo – il suddetto regista, che l’abbagliano con feste e attenzioni, quando agli occhi di tutti loro non è altro che una valvola di sfogo, un oggetto sessuale o una musa. Se lei osserva la grandezza della città con sguardo quasi infantile e meravigliato, Gatsby risulta sentirsi più a suo agio, a tal punto a riuscire ad apprezzare anche la magia delle piccole cose in quella grande metropoli, come quella canzone che ti può sorprendere appena giri l’angolo. Il suo personaggio sembra essere il portatore di una riflessione di Woody Allen su sé stesso e sul suo passato, godendo così di uno stato di semi-immunità nella narrazione.

Timothée Chalamet e Elle Fanning protagonisti di Un giorno di pioggia a New York (W. Allen, 2019)

La scelta dei nomi dei personaggi è un’arte spesso sottovalutata: chiamandoli Ashleigh e Gatsby, Woody Allen dà una piega precisa alle loro personalità. Sono entrambi dei nomi pretenziosi in diverse misure: Ashleigh è una variante più altezzosa di Ashley, infatti si trova in una scena del film a dover precisare il corretto spelling del suo nome. È una ragazza complessa, a cui interessa mostrare una precisa immagine di sé, proposito che a questa città non interessa, a tal punto da confonderla talmente tanto da portarla a cadere in tentazioni. Il Gatsby di Chalamet richiama il protagonista del romanzo di Fitzgerald nella sua ricchezza, nella sua inaspettata solitudine e anche nella sua sicurezza di facciata. Sembra ispirarsi però anche a un altro personaggio cardine della letteratura americana, Il giovane Holden, nel modo in cui esplora inerme questa grande città. In quest’ottica Shannon (interpretata da una sorprendente Selena Gomez) assomiglia quasi a Phoebe Caulfield, sorellina e unica confidente del tormentato protagonista di Salinger.
A Rainy Day in New York è un film a tratti confuso, esasperante, dove i personaggi fanno delle scelte insensate finendo così in dei vicoli ciechi, ma è anche un film che crede ancora che dietro il caos si nasconda una magia inaspettata, ancora da scoprire.

di Giada Sartori