Un uomo solo è al comando, la sua maglia è bianco-celeste, il suo nome è Fausto Coppi.

Mi raccontarono i miei genitori molti anni dopo (io non ero ancora nato) che a queste parole della radio mia madre, poco più che ventenne, uscì di corsa di casa, salì in bicicletta e corse ad avvertire mio padre, al lavoro, che Coppi era in fuga solitaria.

Era la terzultima tappa del Giro d’Italia del 1949, la Cuneo-Pinerolo, 254 chilometri con cinque vette da superare su strade ancora provate dalla guerra, poco asfalto, molto sterrato, freddo anche se era giugno, nebbia, nuvole basse e un po’ di pioggia. Coppi scalò in solitudine la Maddalena, il Vars, l’Izoard, il Monginevro e il Sestriere giungendo a Pinerolo, dopo 192 chilometri di fuga solitaria, con quasi dodici minuti di vantaggio su Gino Bartali. Non fu solo una tappa ma un’impresa epica della storia dello sport.

La bicicletta non è solo uno strumento legato allo sport ma soprattutto un mezzo di trasporto, di lavoro, di svago, di libertà, di indipendenza, di emancipazione, purtroppo anche un mezzo utilizzato in guerra.

La bicicletta è un vero simbolo di democrazia. In bicicletta ci vanno ricchi, poveri, guardie, ladri, preti, politici, contadini, mondine, saltimbanchi, teatranti, militari, partigiani, sportivi.

Tutti temi e personaggi questi che sono stati trattati nel cinema dove la bicicletta è anch’essa stata protagonista.

La sortie de l’uisine

Il 28 dicembre 1895 al Salon Indien du Grand Café di Parigi, i fratelli Lumière proiettarono per la prima volta al pubblico il loro primo filmato girato qualche mese prima, La sortie des usines. Il film mostra le immagini dell’uscita degli operai dalla fabbrica Lumière alla periferia di Lione. Qui anche la bicicletta fa la sua prima comparsa nel mondo del cinema.

Duck Soup

Non poteva mancare una delle coppie più riuscite della storia del cinema, Stan Laurel e Oliver Hardy. Qui in una delle loro innumerevoli fughe pre-disastri, questa volta su una bicicletta, in uno dei loro primi film ancora muto, Duck Soup (Fred L. Guiol, 1927). Solo Stanlio indossa la classica bombetta mentre Ollio ha un cappello a cilindro un po’ accartocciato e una marsina sbrindellata.

Ladri di biciclette

Uno dei capolavori del neorealismo in cui la bicicletta compare nel ruolo di protagonista è Ladri di biciclette (Vittorio De Sica, 1948). Basato sull’omonimo romanzo (1946) di Luigi Bartolini, adattato per lo schermo da Cesare Zavattini. De Sica racconta una storia cruda dell’Italia che cerca di risollevarsi dalla miseria e dalle macerie del secondo dopoguerra. La bicicletta è il mezzo di trasporto più popolare dell’epoca, ma anche l’elemento di sopravvivenza di Antonio, il protagonista, indispensabile per il suo lavoro di attacchino. La sua ricerca disperata per ritrovarla quando gli viene rubata ci mostra immagini di Roma dei suoi palazzi, dei suoi monumenti, dei suoi quartieri, delle sue strade ampie, ordinate, pulite, quasi prive di traffico, ma soprattutto della sua gente, non chiusa nell’indifferenza di fronte alla disperazione di Antonio e di suo figlio Bruno. Il  film ebbe un successo mondiale con i cui proventi De Sica riuscì a pagare i debiti contratti per la realizzazione di Sciuscià.

Sergio Leone

Una curiosità, nella scena in cui padre e figlio si riparano sotto un cornicione a causa di un temporale giunge un gruppo di seminaristi uno dei quali è il giovane Sergio Leone. Qui alla destra del protagonista

Totò al Giro d’Italia


Dello stesso anno ma con ben diverse tematiche è Totò al giro d’Italia (Mario Mattoli, 1948) fisico tutt’altro che atletico nei panni del professor Casamandrei, si inserisce nella lotta tra Gino Bartali, Fausto Coppi, Fiorenzo Magni, Louison Bobet e altri campioni del ciclismo di allora per vincere il Giro d’Italia. E’ l’unico modo che ha per conquistare la bella Doriana e per farlo è disposto a tutto fino a vendere l’anima al diavolo. Una testimonianza dell’importanza che in quegli anni questo sport aveva nel nostro paese, e un’immagine di un ciclismo ormai perduto. 

Giorno di festa

Oltr’Alpe il postino Francois (Jacques Tatì) rimane impressionato da un documentario sull’efficienza e la velocità del servizio postale svolto dai portalettere degli Stati Uniti. Cerca così, in tutti i modi, di sveltire le sue consegne utilizzando la bicicletta. I risultati tragicomici che ne conseguono lo portano a concludere che l’efficienza statunitense non è riproducibile nella campagna francese. Giorno di festa  (Jour de fête, Jacques Tatì, 1949).

Bellezze in bicicletta

Pochi anni dopo esce Bellezze in bicicletta (Carlo Campogalliani, 1951), interpretato da Silvana Pampanini e Delia Scala, due belle ragazze romane che vogliono diventare ballerine della compagnia del grande Totò. Così partono in corriera alla volta di Milano, un viaggio che le vedrà coinvolte in una serie di peripezie che le costringeranno a proseguire il viaggio in bicicletta. Il film ebbe un ottimo successo al botteghino.

Pane,amore e fantasia

Nell’immaginario paesino di Sagliena, dove è stato trasferito, il Maresciallo dell’Arma Antonio Carotenuto (Vittorio De Sica) galante seduttore incallito, è attratto dalla giovane Maria, detta “la bersagliera” (Gina Lollobrigida). Non è indifferente neanche ad Annarella (Marisa Merlini) la schiva e distaccata levatrice del paese, che comincia a corteggiare portandola in bicicletta alle visite, finendo per trovare in lei la donna più matura e adatta per lui. Paneamore e fantasia (Luigi Comencini, 1953). Il film, oltre a vincere l’Orso d’argento al Festival di Berlino, lanciò Gina Lollobrigida come star a livello mondiale, pur appartenendo anch’esso al filone bollato dalla critica come neorealismo rosa raccontando semplici storie popolari di un’Italia che aveva solo voglia di ricominciare dopo i disastri della guerra.

La strada

E’ arrivato Zampanò, con una bicicletta sgangherata che poi sostituirà con una moto carrozza ancora più scassata. Questo è il grido pubblicitario di Zampanò (Antony Quinn), un rozzo e brutale saltimbanco straccione che sopravvive esibendosi in improbabili prove di forza in giro per i paesi più miseri dell’Italia contadina ed ingenua degli anni cinquanta. Lo accompagna Gelsomina (Giulietta Masina), una povera ragazza fragile e menomata. La strada (Federico Fellini, 1954).

Don Camillo e l’Onorevole Peppone

Anche in sella alla bicicletta parroco e sindaco non mancano di sfidarsi, in questo caso per chi arriva prima al paese dalla stazione, sono Don Camillo e l’Onorevole Peppone (Carmine Gallone, 1955).

Tutti insieme appassionatamente

In bicicletta per le strade della campagna salisburghese vanno Tutti insieme appassionatamente (The Sound of Music, Robert Wise, 1965) la governante Maria (Julie Andrews) e i sette figli del comandante della Marina Imperiale Austriaca, Georg Ritter von Trapp. Riusciranno a fuggire tutti in Svizzera a seguito dell’Anschluss, l’annessione dell’Austria alla Germania nazista, ma non in bicicletta.

Butch Cassidy

Come dimenticare Butch (Paul Newman) che porta in giro in bicicletta Etta (Katherine Ross) sulle note di Raindrops keep fallin’ on my head, di Burt Bacharach, che con questa canzone ebbe l’Oscar e una popolarità straordinaria. Butch Cassidy (Butch Cassidy and the Sundance Kid, George Roy Hill, 1969).

Il giardino dei Finzi Contini

La ricca borghesia ebraica ferrarese si muove in bicicletta per raggiungere Il Giardino dei Finzi Contini (Vittorio De Sica, 1970), una famiglia ricchissima appartenente all’alta borghesia ebraica ferrarese. Possiedono una grande villa, con un enorme giardino, circondato da alte mura e chiuso da cancelli.  Le leggi razziali provocano l’espulsione degli ebrei dal circolo del tennis della città e dalla biblioteca dell’Università, la famiglia decide quindi di permettere agli amici dei due figli Micòl (Dominique Sanda) e Alberto (Helmut Berger) di frequentare il magnifico parco della propria villa dove c’è un campo da tennis e la biblioteca privata dove possono continuare a studiare.

Amarcord

L’avvocato di Amarcord (Federico Fellini, 1973), sempre accompagnato dalla sua bicicletta, ci racconta le storie del Borgo:

La nascita di questo paese si perde nella notte dei tempi…

…avvocato? …prrrr!

anche questo fa parte del carattere beffardo di tale popolazione la quale nelle vene ha sangue romano e celtico e un carattere esuberante, generoso, leale e tenace.

…avvocato? …prrrr!

Bersaglieri

La bicicletta non si ferma neanche con la guerra, anzi, quasi tutti gli eserciti le utilizzarono per scopi bellici.

Il nostro corpo dei bersaglieri fin dal 1898 si dotò di biciclette, addirittura pieghevoli e trasportabili in spalla.

Durante la seconda guerra mondiale la bicicletta diventa addirittura il mezzo meno rischioso per spostarsi senza attirare l’attenzione.

La grande fuga

L’ufficiale di volo Louis Sedgwick (James Coburn) la usa per fuggire dal campo di prigionia tedesco in La grande fuga  (John Sturges, 1963).

L’Agnese va a morire

Agnese la usa per spostarsi da un paese all’altro portando cibo, informazioni, armi e notizie ai compagni del marito partigiano deportato. Diventa così una staffetta partigiana, entrando a far parte della Resistenza col nome di “mamma Agnese”. L’Agnese va a morire (Giuliano Montaldo, 1976) tratto dall’omonimo romanzo di Renata Viganò.

All american boys

E oltre oceano? Pronti, ecco All american boys (Breaking away, Peter Yates, 1979). E’ la classica “americanata” che racconta la solita storia di un gruppo di ragazzotti un po’ sfigati che avranno il solito riscatto sociale. Questi hanno una particolare passione per la bicicletta e le corse e batteranno in una gara ciclistica la squadra dei fighetti studenti dell’università. La bicicletta Masi Gran Criterium con il gruppo Campagolo record, inforcata dal protagonista è entrata nell’immaginario collettivo di appassionati e collezionisti USA.

Fantozzi contro tutti

Ben altre difficoltà deve superare il ragionier Pierugo Fantozzi per sopravvivere alla Coppa Cobram, una corsa ciclistica così chiamata in onore del suo organizzatore, il visconte Cobram, un fanatico di ciclismo, che obbliga tutti i dipendenti della sua Megaditta a parteciparvi. La gara è micidiale. Molti concorrenti sono vittime di incidenti, Filini (Gigi Reder) finisce fuori strada, piombando nella Trattoria Al Curvone in mezzo a un pranzo di nozze. Altri muoiono nell’impresa. Fantozzi sopravvive a cadute, acquazzoni e difficoltà inimmaginabili compresa la perdita della sella mentre inforca al volo la bicicletta alla bersagliera.  Grazie a un beverone dopante, riesce a superare l’unico avversario rimasto in gara assieme a lui tagliando il traguardo per primo, ma non riesce a frenare e si schianta contro un carro funebre. Fantozzi contro tutti  (Neri Parenti e Paolo Villaggio, 1980).

E.T. l’extreterrestre

Un altro volo ben diverso da quelli di Filini e Fantozzi è quello  fantastico della bicicletta di Elliott (Henry Thomas) che porta E.T. nella foresta dove finalmente riesce a telefonare casa, E.T. l’extra-terrestre (E.T. the Extra-Terrestrial, Steven Spielberg, 1982)

Nuovo Cinema Paradiso

Totò (Salvatore Cascio), facente funzione di chierichetto, fa il furbo. Fingendo una micidiale storta alla caviglia si fa caricare da Alfredo (Philippe Noiret) sulla bicicletta, risparmiandosi così di fare tutta la strada a piedi col curato. Nuovo Cinema Paradiso  (Giuseppe Tornatore, 1988).

Marrakesh Express

Quattro trentenni, ex sessantottini, partono per il Marocco con una borsa di soldi necessari per far rilasciare un amico tenuto prigioniero. Così credono, ma scopriranno che è un inganno e si ritroveranno a vagare in bicicletta per il deserto senza denaro e passaporti. Nonostante tutto non la prendono male, erano anni che non mi divertivo così… Marrakesh Express (Gabriele Salvatores, 1989).

Il postino

La bicicletta è il mezzo indispensabile a Mario Ruoppolo (Massimo Troisi) per consegnare la posta al poeta cileno Pablo Neruda (Philippe Noiret) che nell’estate del 1952 vive con la moglie sull’isola del Golfo di Napoli che ha dato loro asilo politico, Il postino (Michael Radford, 1994).

La vita è bella

Nonostante l’invasione nazista la famiglia Orefice è ancora felice, prima della tragica deportazione in un campo di sterminio.  Tutti in sella sulla stessa bicicletta Guido, Dora e Giosuè ci vanno in giro per le vie di Arezzo, La vita è bella (Roberto Benigni,1997).

Monella

Tinto Brass non perde occasione per mettere in pratica un suo pensiero voyeuristico: “meglio filmare un culo che certe facce”. In questa occasione quello filmato è quello di Lola (Anna Ammirati) Monella (Tinto Brass, 1998). Nella Romagna degli anni cinquanta Lola sta per sposare Masetto, fornaio geloso che ha deciso di “rispettarla”. Lola però non vuole arrivare – diciamo così – impreparata al matrimonio e gira in bicicletta provocando tutti gli uomini del paese alla ricerca di un maestro d’amore. Non faticherà a trovarlo.

Malèna

Renato Amoroso, ora adulto, ricorda la passione folle che da ragazzino, negli anni della  seconda guerra mondiale, aveva per Maddalena (Monica Bellucci), detta Malèna (Giuseppe Tornatore, 2000), la donna più bella e desiderata del paese siciliano di Castelcutò. Con la bicicletta la seguiva ovunque, quando non la vedeva la sognava, immaginava di difenderla, di salvarla, di portarla via con se, come nei film americani, per sottrarla alle brutture della guerra, all’invidia e all’odio delle donne del posto. Malèna è l’unica donna che Renato non riesce ancora a dimenticare.

Appuntamento a Belleville

Anche nel cinema di animazione la bicicletta ha fatto la sua comparsa, Appuntamento a Belleville  (Les Triplettes de Belleville, Sylvain Chomet, 2003). E’ la storia surreale di Champion, un bambino triste e silenzioso che con la nonna d’origine portoghese vive nella banlieu parigina. La nonna gli regala una bicicletta e lui diventa un ciclista formidabile che viene rapito e portato oltreoceano, nell’immaginaria megalopoli di Belleville, dov’è schiavizzato dalla malavita francese. I personaggi, gli ambienti, gli oggetti sono tutti disegnati alterati nelle proporzioni, come fossero passati sotto una lente deformante e la narrazione, priva di dialoghi, è accompagnata da musiche misto jazz e sperimentazioni sonore estreme.

La bicicletta verde

Wadjda (Waad Mohammed) è una bambina di 10 anni che vive nella periferia di Riad, la capitale dell’Arabia Saudita. E’ aperta, affettuosa, simpatica, intraprendente e fermamente decisa a non accettare i limiti imposti dalla cultura tradizionalista del suo paese, dove alle donne è vietato, tra le molte altre cose, anche andare in bicicletta. La bicicletta è ciò che più vuole Vadjda, non solo per poter sfidare in una gara l’amico Abdullah (Abdullrahman Al Gohan), un ragazzino del quartiere con cui non ha neanche il permesso di giocare, ma come mezzo di liberazione e di affermazione dei propri diritti e della propria identità e dignità femminile. La bicicletta verde (Wadjda, Haifaa Al-Mansour, 2012).

Molière in bicicletta

Biciclettando in abiti del seicento in giro per l’Île de Ré, Gauthier Valence (Fabrice Luchini), attore stanco di interpretare fiction televisive decide di mettere in scena Misantropo di Molière, Molière in bicicletta (Alceste à bicyclette, Philippe Le Guay, 2013). Prova così a convincere Serge Tanneur (Lambert Wilson), grande talento del teatro ritiratosi dalle scene al culmine della sua carriera, a tornare a recitare. Narcisi ed egoisti, i due decidono di alternarsi nel ruolo di Alceste, il protagonista, e in quello dell’amico Filinte. Sul divano di casa o in giro in bicicletta, Serge e Gauthier declamano i versi di Molière. Arrivano così al termine delle prove della recita e a un passo dal trovare l’intesa. Ma l’incontro con Francesca (Maya Sansa), una bella italiana, sconvolgerà il loro equilibrio, scompaginando testo e vita, mescolando la realtà con la commedia.

Chiamami col tuo nome

Lunghe e numerose sono le gite in bicicletta di Elio e Oliver. Elio (Timothée Chalamet) è un diciassettenne italoamericano che trascorre le vacanze estive con i genitori nella campagna della bassa padana lombarda dove possiedono una antica e grande villa. Oliver (Armie Hammer) è uno studente ventiquattrenne che sta lavorando al proprio dottorato con il padre di Elio, docente universitario. Elio viene immediatamente attratto da Oliver e incomincia a trascorrere molto tempo insieme a lui. Tra gite in bicicletta, nuotate, discussioni e serate danzanti, fra i due inizia un gioco fatto di un Brancaleoniano prendimi dammiti cuccurucu che sfocerà in un rapporto travolgente che cambierà profondamente la vita di Elio. Chiamami col tuo nome (Call Me by Your Name, Luca Guadagnino, 2017).

Il ritorno di Mary Poppins

La melensa e praticamente perfetta tata Mary Poppins ritorna nel più remake che sequel della Disney Il ritorno di Mary Poppins (Mary Poppins Returns, Rob Marshall, 2018) per aiutare la seconda generazione della famiglia Banks. Il musical è ambientato nella Londra della depressione degli anni ’30, cioè 20 anni dopo la prima storia. Ora sono Michael e Jane Banks, il fratellino e la sorellina del film originale, ad aver bisogno dell’aiuto di Mary Poppins (Emily Blunt) per i figli di Michael.  Mary guida una strana bicicletta sui cui fianchi siedono il lampionaio Jack e i tre figli di Michael Banks accompagnati da uno stuolo di lampionai, tutti in bicicletta, che hanno preso il posto degli spazzacamini danzanti nel film originale.

Concludendo, concludendo (per dirla alla Mike Bongiorno) questa assolutamente non esauriente carrellata di biciclette nel cinema, chiudo con questo pensiero di Ernest Hemingway:

È andando in bicicletta che impari meglio i contorni di un paese, perché devi sudare sulle colline e andare giù a ruota libera nelle discese. In questo modo te le ricordi come sono veramente, mentre in automobile ti restano impresse solo le colline più alte, e non hai un ricordo tanto accurato del paese che hai attraversato in macchina come ce l’hai passandoci in bicicletta.

di Silvano Santandrea