Strana data quella di oggi, 6 dicembre 2019. Perchè, proprio oggi, ricorre uno di quegli anniversari che non siamo ancora pronti a ricordare. Perché non abbiamo ancora accettato siano arrivati così presto. Perché il 6 dicembre è la data della prematura scomparsa di un colosso della nostra cinematografia: Gian Maria Volontè. E, sempre oggi, è giunto il momento di commemorare il venticinquennale dalla sua morte. 25 anni. 25 anni in cui abbiamo dovuto imparare a convivere con la consapevolezza che, no, di attori del suo calibro e bravura non ne abbiamo visti più. Gian Maria non era solo i personaggi che lo avevano reso iconico come quelli degli spaghetti western di Sergio Leone o l’ingiustamente arrestato e condannato a morte Bartolomeo Vanzetti di quella pietra miliare del nostro cinema che è il Sacco e Vanzetti di Giuliano Montaldo o gli indimenticabili ruoli interpretati negli anni del sodalizio con Elio Petri, con cui è stato rappresentante e testimone di un cinema di denuncia che tuttora rimpiangiamo, o tutti gli altri ruoli che lo hanno reso un indiscusso protagonista del nostro cinema.

Gian Maria Volonte e Lee Van Cleef in una scena di Per qualche dollaro in più (S. Leone, 1965) (Ph. United Artists/Getty Images)

Gian Maria Volontè, quel suo sguardo penetrante, quella sua dizione impeccabile (merito anche dei tanti anni che ha dedicato al teatro), quel suo modo di essere attore diventando egli stesso i personaggi che interpretava, ha talmente tanto contribuito a forgiare il nostro immaginario cinematografico che sembra quasi impossibile pensare che non sia più tra noi già da così tanti anni. Perché Gian Maria noi continuiamo a cercarlo, ogni volta che sul grande schermo vediamo un film o un personaggio che ci fanno pensare “questo lui avrebbe saputo renderlo indimenticabile”. Eppure, colpevolmente, spesso in questi venticinque anni Gian Maria Volontè lo abbiamo dimenticato. Le nostre televisioni hanno smesso di programmare i suoi film, alcuni ormai spariti dai palinsesti televisivi. Troppe poche le occasioni ufficiali per ricordarlo. Fatta eccezione La Valigia dell’Attore, bellissima manifestazione e premio cinematografico che, da diciasette anni, la figlia Giovanna Gravina in Volonté continua a dedicare a lui e al lavoro di attore, nell’isola sarda di La Maddalena, luogo a cui l’attore torinese era profondamente legato e in cui si trova la sua tomba.

Gian Maria Volonté in La Classe operaia va in paradiso (E. Petri, 1971)

Ma oggi, in questo venticinquennale così importante, anche Poretta Terme decide di rendere omaggio al grande attore. Proprio nella nota località dell’appennino bolognese, infatti, nel 1971, Gian Maria Volontè ed Elio Petri presentarono, in anteprima mondiale alla Mostra del Cinema Libero di Porretta Terme, La classe operaia va in paradiso. Con l’intento di rinsaldare questo legame e di voler ricordare al meglio la figura di questo grande attore, la Festa del Cinema di Porretta Terme ha deciso, in collaborazione con la Cineteca Nazionale di Roma, di volergli dedicare una mostra fotografica. Sarà inaugurata proprio oggi, alle 18.30, presso la galleria del Cinema Kursaal.

Del legame con la Festa del Cinema di Porretta Terme, di Gian Maria Volontè e delle tante iniziative a lui dedicate in questa XVIII edizione (al via ufficiale dal 7 al 14 dicembre) abbiamo parlato con Luca Elmi, Presidente dell’Associazione Porretta Cinema, che organizza e promuove il festival porrettano.

Kontainer16: La figura di Gian Maria Volontè viene richiamata in diverse occasioni in questa edizione. La sua immagine immagine è anche il simbolo della locandina di quest’anno. Ci puoi parlare del legame dell’attore con Porretta? Cosa vi ha spinto a sceglierlo?

Luca Elmi: Gian Maria Volontè è per noi una figura importante perchè la Mostra Internazionale del Cinema Libero, nel ’71, proprio quando Elio Petri presentò La classe operaia va in paradiso, venne a Porretta e presentò, insieme al regista il film. Il film ebbe delle critiche molto violente in sala. Jean-Marie Straub disse che tutte le copie sarebbe dovute essere bruciate, ad esempio. Sempre in quella circostanza, Volontè e Petri andarono in un’azienda meccanica qui vicino, la DEM (la stessa azienda a cui è stata commissionata la statuetta per il primo Premio Petri, NdR), per incontrare gli operai e, in qualche modo, fuggire dal cinema che si era mostrato contro di loro. Quindi, abbiamo scelto di utilizzare la sua immagine anche perchè legata a questa vicenda. E anche perchè quest’anno vogliamo commemorare il venticinquennale dalla sua scomparsa. Motivo per il quale gli dedichiamo anche la giornata di anteprima della nostra XVIII edizione, proprio oggi.

K16: Avete lanciato un’interessante campagna su internet per un Doodle Google a lui dedicato. Come è nata l’idea?

L. E.: La scelta di questa campagna è legata proprio a questa ricorrenza dei venticinque anni dalla scomparsa. Partiamo dal presupposto che un attore come lui, o come anche il regista Elio Petri – vuoi per il loro impegno politico o per il loro cinema impegnato – in questi anni sono stati in qualche modo dimenticati o comunque sono stati ricordati solo marginalmente. L’idea è nata quasi per caso, guardando al fatto che Google con i suoi Doodle vuole ricordare alcuni personaggi o ricorrenze. Siamo amareggiati dal fatto che Google non abbia accettato la nostra proposta. Ma noi Volonté non lo dimentichiamo!

Questa la foto scelta per la locandina della XVIII edizione della Festa del Cinema di Porretta Terme

K16: Anche quest’anno FCP conferma la sua collaborazione con la Cineteca Nazionale di Roma. Per questa XVIII edizione avete deciso di dedicare la mostra fotografica, che inaugura oggi, proprio a Volontè. Cosa troveremo esposto al Cinema Kursaal?

L. E.: Ormai sono quasi tre anni che lavoriamo insieme alla Cineteca Nazionale di Roma e al Centro Sperimentale di Cinematografia, con ottimi risultati. Quest’anno abbiamo, proprio per la ricorrenza legata a Gian Maria Volonté, in anteprima proprio grazie alla collaborazione con il CSC (non era mai stata fatta una personale dedicata a Volontè), una mostra fotografica con oltre 30 foto che sono state realizzate in pannelli e che ripercorrono la filmografia dell’attore. Si tratta di scatti da film, realizzati sul set durante tutta la sua carriera. Nelle prime immagini, vediamo unn Volontè giovanissimo, in alcuni dei film che lo hanno fatto diventare uno degli attori più caratteristici del cinema italiano.

K16: Il festival si apre con la una proiezione speciale di A ciascuno il suo, il film che inaugura il sodalizio tra Elio Petri e Gian Maria Volonté. Cosa pensi sia rimasto del loro messaggio? Quanto le giovani generazioni sono in grado di comprenderlo secondo te?

L. E.: Abbiamo scelto, proprio per il lancio del Premio Petri, di proiettare alcuni dei suoi film e ci piaceva l’idea di programmare tra questi alcuni di quelli realizzati con Gian Maria Volonté. Tra questi, ovviamente, A ciascuno il suo e Todo modo. A mio giudizio, il loro è stato un sodalizio fortissimo, forse lo era anche fuori dal set, proprio perchè a legarli erano anche delle eperienze umane, degli ideali comuni. Credo, però, che questa cosa si sia riproposta e continui a succedere nel cinema. Tra attori, tra attori e registi o anche solo tra membri di un cast tecnico. Pensiamo a Ennio Morricone, che ha lavorato tantissimo con Elio Petri, ma anche con altri grandi registi, che hanno scelto il compositore e sono diventati indissolubili. Io credo che questo succeda abbastanza spesso ancora adesso. E penso che questo possa essere colto dalle nuove generazioni. Soprattutto in quelli che fanno cinema.

K16: Questa edizione è segnata anche dall’ufficializzazione della prima edizione del Premio Petri. Qual è l’obiettivo che vi proponete con questo prestigioso riconoscimento?

L. E.: Ci sono voluti quasi due anni per riuscire a realizzare questo Premio. Non sappiamo ancora come andrà a finire, perché è un ricoscimento importante, che abbiamo l’onore di poter dare, e che abbiamo cercato di costruire insieme a tanti. Il Premio Petri nasce proprio dal legame del regista con la Mostra Internazionale del Cinema Libero di Porretta Terme, che aveva avuto il suo apice negli Anni ’60 e ’70. Quindi, da una parte, questo è un riconoscimento per ricordare una figura importantissima del cinema italiano, che, in qualche modo, era un porrettano d’adozione; dall’altra, c’è l’obiettivo che noi ci proponiamo con questo premio, cioè quello di trovare non un nuovo Petri – perchè credo che Petri sia stato un regista unico, come forse solo i grandi lo sono stati – ma un cinema che racconti la società e l’Italia di oggi, che sappia sperimentare nuovi linguaggi cinematografici e che crei, in modo sperimentale, nuovi modi di fare cinema. Questo è l’intento principale del Premio Petri: guardare al futuro, alla nuova cinematografia italiana – che credo abbia ottime speranze per tanti autori che si stanno affermando – e ricordare una figura come quella di Elio Petri che ha dato molto al cinema italiano e che è necessario far conoscere di più alle nuove generazioni.

Non ci resta che ricordarvi che stasera, dalle 18.30, ci sarà l’anteprima della Festa del Cinema di Porretta Terme e che la sua XVIII si svolgerà dal 7 al 14 dicembre con un ricchissimo programma di proiezioni ed eventi.

di Joana Fresu de Azevedo