I lost my body, primo lungometraggio della carriera di Jérémy Clapin, è un film bizzarro e questo lo si capisce dalla premessa. Tratto dal libro Happy Hand di Guillaume Laurant (sceneggiatore, tra gli altri, di Il favoloso mondo di Amélie), racconta della vita di un ragazzo di nome Naoufel dal punto di vista della sua mano destra, che perso il corpo a cui era congiunta vaga per la città di Parigi combattendo con ratti, piccioni e rifiuti. Questo punto di vista è sottolineato anche dal curioso titolo, I lost my body, tradotto in italiano con Dov’è il mio corpo?: non è Naoufel a domandarsi dove sia finita la sua mano, ma la mano a chiedersi dove sia il suo corpo, a cercarlo maniacalmente per tutto il film.

La prima inquadratura del film vede una mosca appoggiarsi sul pavimento vicino a Naoufel e al sangue fuoriuscito dalla sua ferita, eppure lo sguardo del ragazzo non è pieno di terrore, altresì di malinconia. I lost my body parla, in una semplice parola, di perdita: Jérémy Clapin e Guillaume Laurant partono dalla perdita di un arto per raccontare la perdita di un’infanzia, di un amore, di una speranza. Naoufel, doppiato in lingua originale da Hakim Faris e in lingua inglese da Dev Patel, da piccolo aveva la testa piena di sogni, arrivando in un flashback a raccontare di voler diventare sia pianista che astronauta. Sogni che si son dovuti scontrare con una realtà molto più complessa e crudele di quella da lui immaginata, ora più adulto si ritrova a fare lavori più materiali che vedono le sue mani protagoniste. Scopriamo la perdita della sua mano destra dalla prima scena (il modo in cui accade viene spiegato verso la fine del film), ma lentamente in un labirinto di flashback capiamo quello che quell’arto significava per lui.

Naoufel e Gabrielle, protagonisti del film di animazione I lost my body (J. Clapin, 2019)

Naoufel vede un appiglio anche in Gabrielle, doppiata in lingua originale da Victoire Du Bois e in inglese da Alia Shawkat, una ragazza di cui si innamora attraverso un citofono senza nemmeno averla vista. Non sapendo niente di lei, finisce per inseguirla come la sua mano sta inseguendo il suo corpo. I lost my body è una favola malata, pervasa da disagio, inadeguatezza, ma anche speranza e amore, il tutto accentuato da una colonna sonora altalenante nei toni, ma sempre calzante, realizzata da Dan Levy. Il lungometraggio, vincitore del Grand Prix della Semaine de la critique al Festival di Cannes del 2019 e del Cristal du long métrage e del Premio del pubblico al Festival internazionale del film d’animazione di Annency del 2019, segue altri due cortometraggi in cui Clapin tratta il tema della distanza dal proprio corpo vista come un puzzle distrutto da ricomporre: Skhizein, in cui il protagonista a causa di un incidente deve abituarsi a vivere a esattamente novanta centimetri dal suo corpo, e Une histoire vertébrale, in cui i due protagonisti hanno due disabilità motorie diametralmente opposte che li rende perfetti l’uno per l’altra.

Con I lost my body, Clapin matura mostrando di sapere orchestrare sapientemente una storia di un respiro più ampio, diverso, un respiro affannoso che spinge per arrivare in superficie, come la mano lotta per tornare alla luce del sole e dal suo padrone. Il film è disponibile su Netflix da venerdì 29 Novembre.

di Giada Sartori